Una casa nel cuore, la recensione


Riflessioni sul tv movie andato in onda su Rai1 con Cristiana Capotondi


Una storia di caduta e di riscatto, di morte e di resurrezione civile: così è stato etichettato il tv movie Una casa nel cuore andato in onda  lunedì 6 aprile in prima serata su Rai 1. Una vicenda tratta dal libro Condominio Occidentale che contiene tutti gli ingredienti per colpire al cuore i telespettatori.

 Come in una soap opera, ma con la pretesa di documentare l’attualità, il racconto parte dall’agiata posizione economica della protagonista Anna (Cristiana Capotondi) per seguirne la “discesa agli inferi”: abbandono da parte del marito, perdita della casa e successivamente della figlia data in affidamento, difficoltà nella ricerca di un lavoro, approdo su un barcone sul fiume Tevere per vivere insieme ad altri derelitti in attesa di una sistemazione abitativa migliore.

Infine l’affondamento dello stesso barcone e, per Anna, il nulla come prospettiva. Ma ecco che si aprono spiragli e si intravedono piccole luci che porteranno al solito, scontato happy end finale. Una commedia agro- dolce? un documento sull’annoso problema della casa? Una sorta di moderno feuilleton con l’eroina romantica abbandonata in mezzo alla strada che riesce, con forza di volontà, a risalire la china?

{module Google richiamo interno} Potrebbe essere tutto questo il tv movie Una casa nel cuore. Peccato che nessuno degli obiettivi è centrato. Certo, rimane il messaggio indubbiamente positivo della rinascita, della ritrovata consapevolezza di se stessa da parte della protagonista che comprende di dover fare affidamento solo sulle proprie forze per costruirsi un futuro.

Resta l’amore materno di Anna che tenta di resistere agli affanni di una vita tribolata solo per la figlia undicenne, Aurora. Tutte le altre tematiche sono affrontate solo superficialmente. A cominciare dal rapporto della protagonista con il marito che fugge all’improvviso lasciandola senza soldi e  senza casa. Continuando con l’assurdo comportamento dei genitori di lui che rifiutano un aiuto sia ad Anna che alla loro nipote Aurora.

Anche il problema della carenza di abitazioni è affrontato solo marginalmente. Ci sono poi ingredienti scontati come il nuovo sentimento che coinvolge Anna, quando ancora la vita l’aveva soffocata con disagi e difficoltà enormi. Anche la solidarietà che si crea tra gli occupanti del barcone è solo accennata: avrebbe potuto essere sviluppata in maniera più convincente.

La sceneggiatura, insomma, ancora una volta, procede per luoghi comuni.

Infine: Cristiana Capotondi si è sforzata di imprimere ad Anna tutta la credibiltà possibile. Non è riuscita nell’intento. L’attrice è apparsa troppo serafica, il volto nobile è sicuramente più adatto ad interpretare la principessa Sissi che non una donna travolta da un crudele destino su un  barcone in  mezzo al fiume Tevere.



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