Visti dal Moige: La Classe e Catfish


l'opinione del movimento Italiano genitori sul migliore e peggiore programma della settimana


Questa settimana l’attenzione del Moige, il Movimento Italiano Genitori, si concentra su La Classe, programma di Tv2000 condotto da Marco Presta, e Catfish, docu-reality in onda su Mtv. Il primo è valutato positivamente, il secondo negativamente.

Iniziamo da La Classe. Marco Presta, voce di Radio2, è al timone di  una trasmissione dedicata ai problemi scolastici. Protagonisti  sono 10 giovani che, avendo abbandonato da anni la scuola, hanno deciso di tornare sui banchi per cercare di recuperare il tempo perduto e acquisire così l’istruzione e la formazione di cui, nel corso degli anni, si sono accorti di sentire la necessità.

La Classe
La particolarità del programma è il contatto diretto tra gli ex studenti e gli operatori del mondo scolastico, a cui si aggiungono alcuni personaggi molto noti dello spettacolo. Non solo: nel corso della pentate, è intervenuta anche il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.
Il programma ha una valenza educativa, in quanto affronta uno dei problemi più preoccupanti della scuola: l’abbandono degli studi da parte di una percentuale molto alta della popolazione studentesca. Il modo leggero ma consapevole e approfondito  con cui vengono realizzate le lezioni, è un esempio di come dovrebbero essere realmente i rapporti tra docenti e studenti.
A rendere interessante e allo stesso tempo piacevole la visione de La Classe, è il fatto che i temi scoalstici non hanno nulla del nozionismo e della pedanteria. Al contrario, quella proposta dal programma di Tv2000, è una scuola che si basa sullo scambio di opinioni tra insegnanti e allievi.

La presenza di Marco Presta inoltre, con le sue osservazioni ironiche ma sempre valide e appropriate, rende più gradevole l’atmosfera scolastica.

Passiamo ora a Catfish, giunto alla quarta stagione e riproposto in diverse fasce orarie da Mtv. Nascondere la propria identità online: questo è il fenomeno del “catfish”. I protagonisti del docu-reality sono ragazzi che, per molti anni, hanno avuto relazioni virtuali con persone sconosciute. Avendo il conduttore stesso vissuto una storia simile, incontra i protagonisti senza alcun tipo di pregiudizio.

In tutti i casi raccontati, dalla semplice conversazione in chat, nascono  storie d’amore che si protaggono anche per anni. Ma non per tutti sono autentiche: sono infatti sempre attraversate dall’ambiguità di un rapporto  in cui non si è certi che l’altro abbia davvero il viso mostrato in foto.
Puntata dopo puntata, il programma offre uno spaccato delle nuove generazioni, in particolare degli adolescenti americani: nella maggior parte dei casi infatti, emergono il disagio nel rapportarsi con i coetanei o, ancora, l’imbarazzo per un corpo che non risponde ai canoni estetici promossi dai media. I ragazzi di Catfish insomma, cercano online la normalità che non riescono a vivere nella quotidianità. A colpire è che, la maggior parte delle volte, si tratta di giovanissimi che hanno iniziato a chattare appena adolescenti.
Catfish mostra come l’uso inappropriato dei social network consenta ad adolescenti privi di famiglie che li supportino emotivamente, di rifugiarsi in una dimensione virtuale.
L’aspetto crudele è la scoperta, dall’altro lato, di persone senza scrupoli che hanno portato avanti al relazione solo per trarne benefici economici, quali soldi o ricariche per il telefono. Ma, ancor più grave è il pericolo che, dietro gli interlocutori si possa nascondere ogni tipo di pericolo, dalla pedofilia ai tentativi di stupro. In quest’ottica, il programma è da evitare.



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