The Voice 3: i nostri giudizi sull’8° puntata


Le nostre valutazioni sulle esibizioni dei concorrenti del talent di Rai2.


Su Rai2 (ore 21:10) è andata in onda la prima puntata di The Voice 3 dedicata ai knockout, l’ultimo step prima di arrivare, finalmente, ai live show. Queste le nostre considerazioni sulle esibiizoni dei concorrenti.

Amelia Villano: Senza pietà (Anna Oxa). Buona prova, forse resa tale dalla bellezza del pezzo. Onore comunque alla ragazza che ha tentato anche di introdurre delle piccole variazioni rispetto all’originale.

Keeniatta: I Have Nothing (Whitney Houston). E’ sicuramente una delle voci più belle e forti di questa edizione. Scelta del pezzo molto azzeccata, la black music scorre nelle sue vene e arriva con forza alle orecchie di chi ascolta.

Luca: Purple Rain (Prince). Un peccato che sia stato eliminato, ma d’altronde la sua avversaria è stata ancora più forte di lui. Voce graffiata e presenza scenica per un classico della musica internazionale non facile da rendere al meglio.

Alessandra: La bambola (Patty Pravo). Sempre molto originale e magnetica quando canta, anche questa volta non ha tradito le aspettative e ha stregato tutti con un timbro vocale che lascia il segno.

Nathalie: I’m Yours (Jason Mraz). Esibizione spensierata e piena di groove. Da migliorare però la presenza scenica.

Sara Vita: Albachiara (Vasco Rossi). Toccare un brano di Vasco è sempre molto rischioso, ma la ragazza non ne è uscita con le ossa rotte. Era dentro il pezzo e non se ne è lasciata sopraffare.

Alessia Labate: Locked Out Of Heaven (Bruo Mars). L’aver eseguito il brano con la chitarra non ha aggiunto nulla alla performance, anzi ha solo fatto sì che la ragazza fosse ancora più statica sul palco. Buona voce, ma non da strapparsi i capelli per l’originalità, anzi.

Alex: Perdere l’amore (Massimo Ranieri). Sicuramente una gran potenza vocale, che il concorrente ha dimostrato sin dalle blind auditions, ma vorremmo tanto capire se sia in grado di cantare anche senza dover fare ogni volta sfoggio di acuti.

Roberto: Wherever You Will Go (The Calling). Una partenza decisamente poco incisiva, a stento si sono sentite le parole; chiaramente nel ritornello almeno il volume si è alzato, ma l’intenzione è rimasta seppellita forse dall’emozione, forse dall’inesperienza.

Mariané: Dedicato (Loredana Berté). Prova convincente, buona presenza scenica, capacità interpretative e una buona dose di ironia. Forse la sua migliore esibizione nel percorso dalle blind ad oggi.

Luca: Ahi Maria (Rino Gaetano). Il suo stile particolare ma poco pop non avrebbe trovato molto spazio a The Voice, e infatti è stato eliminato.

Maurizio: La la la (Naughty Boy feat. Sam Smith). Questo ragazzo ci sa fare, e anche molto. Le telecamere non lo intimidiscono, coinvolge il pubblico ma soprattutto ha una voce che ogni volta non passa inosservata. O inascoltata, per meglio dire. Grande capacità di stare sul tempo e di giocare con la propria voce. Meriterebbe già la finale.

Silvia: Se telefonando (Mina). Eleganza e femminilità sono senz’altro le carte di Silvia. Questa versione del celebre brano di Mina è diventata più rock e, a tratti, decisamente sensuale. 

Ira Green: Paranoid (Black Sabbath). Tipico esempio di chi non ha ancora capito in che contesto si trovi: pur essendo molto brava, come può pensare di avere un mercato di rilievo in Italia, laddove dovesse vincere? Che poi, i rockettari puristi non odiavano i talent show e tutto ciò che è commerciale?

Sarah Jane: Stay With Me (Sam Smith). Performance molto precisa che mette bene in luce l’anima soul della concorrente.

Chiara Iezzi: La voce del silenzio (Mina). Esibizione di classe e potente, a dimostrazione che la sorellina del pop ha una voce, al contrario di ciò che i detrattori del famoso duo hanno sempre sostenuto. 

Thomas: Papaoutai (Stromae). Grande coraggio per la scelta del brano, anche se forse televisivamente parlando non è molto d’impatto.

Gregorio: Geronimo (Sheppard). Esibizione coinvolgente e divertente, ma personaggio poco pop.

Martina: Ma il cielo è sempre più blu (Rino Gaetano). Una versione un po’ confusionaria del brano di Gaetano, eccessivamente ricca di virtuosismi inutili.

Marco: Enojoy The Silence (Depeche Mode). Prova di alto livello; molto convincente e credibile. Artista che sia quando si esibisce sia quando sta fermo buca lo schermo.

Qui la diretta della puntata.



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