Il Festival del giornalismo apre il dibattito sui talk show


Il panel dedicato al futuro dei talkshow


 

Perugia- Dopo una stagione televisiva poco fortunata in termini di ascolti, si parla di talk show al Festival del giornalismo di Perugia. Ne discutono  al Teatro Sapienza l’habitué dei salotti Francesca Barra, giornalista Mediaset, il direttore di Rai Tre Andrea Vianello, il conduttore di Tiki Taka Pierluigi Pardo e la giornalista Rai Mia Ceran. Modera Mario Pizzo di Rai News 24.

Apre la discussione proprio Francesca Barra, secondo cui il talk non è morto. Vianello ammette che la crisi ci sia, è evidente, e ha subito una demonizzazione “virulenta”: se diciamo che il talk non ci deve essere più, perdiamo un pezzo di democrazia. Nel momento in cui c’era Berlusconi, il genere era più semplice, mentre ora è più difficile da rendere interessante.
Innanzitutto bisogna tenere conto che il talk show costa poco, perché gli ospiti partecipano gratis; è chiaro che però che si stato sfruttato fino a usurarlo. Mia Ceran osserva che, banalmente, manca lo show: evidentemente la gente non vuol vedere questo. Un esempio di successo è invece Matrix su Canale 5, che senza intaccare la formula, ha virato sulla cronaca.
Pierluigi Pardo ha cercato invece di mischiare il calcio ad altro; per quanto riguarda la politica, le sottocorrenti del Pd non sono interessanti per il grande pubblico. Non a caso infatti, gli ascolti si alzano con Renzi e Salvini, i due leader principali, che rappresentano uno o svecchiamento della politica e uno il ritorno ad una certa destra con tutte le implicazioni del caso.
Ma il problema principale è di tutta l’informazione: culturale, dice Vianello. Tutti i giornali di carta stampata, da anni, dedicano pagine su pagine a retroscena politici, dichiarazioni, indiscrezioni: l’approccio culturale dell’informazione è stato così viziato dalla politica. Il risultato è stato una sorta di gossip politico-istituzionale.
Al momento tre sono le opzioni: il faccia a faccia, le inchieste oppure il confronto, che però si può adattare solo in periodo elettorale.

Preso dunque atto dello stato delle cose, la domanda è una sola: come fare? Ancora la redazioni non riescono a individuare la soluzione, ma di certo non è cambiare il politico o mettere il comico.
Il pubblico inoltre è più spesso di età avanzata: la fruizione dei giovani è segmentata, l’appuntamento televisivo non esiste più.

Gazebo però, ha trovato un nuovo modo di raccontare la politica. Approfittando del fatto che sia appena entrata in sala la squadra di Zoro, Diego Bianchi e Missouri4 vengono invitati sul palco. Grazie a loro viene introdotto l’argomento Twitter: costruitisi una rete di persone da seguire, spiega Vianello, Twitter diventa fonte di notizie. Allo stesso tempo, i programmi che non suscitano dibattito sui social sono destinati a morire. Non solo: si crea un’interazione per cui, alla fine, sono gli stessi spettatori ad inviare i contenuti; contenuti che quindi gli autori trovano già confezionati, e a volte anche interessanti.

Specie ora che il pubblico è frammentato, la bravura di chi realizza prodotti per la generalista sta nel catturare vari target.

L’incontro si conclude qui. Più tardi Zoro e la sua squadra saranno protagonisti di una “serata Gazebo“.



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