Freccero: la rappresentazione del potere nella fiction


Le riflessioni dello studioso di tv su alcuni aspetti del racconto televisivo


La tv è il nostro inconscio a cielo aperto: parte citando il critico Serge Daney, la riflessione di Carlo Freccero. Proprio perché la tv rappresenta il nostro inconscio, ha spesso anticipato eventi che si sarebbero verificati in futuro. Basta pensare a 24, che ha immaginato un presidente nero ben prima dell’elezione di Obama e ha sdoganato l’abuso di potere prima che i media scoprissero le torture di Abu Ghraib.

Lo studioso è intervenuto nel corso di un incontro svoltosi alla Link Campus University di Roma riguardante la rappresentazione del potere nella fiction. Al suo fianco, l’autrice Ludovica Rampoldi, che ha firmato gli adattamenti di In Treatment e Gomorra e la sceneggiatura originale di 1992.
Per via del neoliberismo, secondo Freccero ci troviamo in un momento storico in cui l’individuo è l’elemento fondante assoluto. Permangono però le strutture dello Stato moderno in cui il potere si trasferisce dal basso ai governanti e, allo stesso tempo, tornano le antiche paure tipiche dell’età premoderna.

1992, la serie con Accorsi
Di conseguenza, è quindi avvenuto un capovolgimento di segno anche nella narrazione. Se prima il cinema impegnato di Hollywood raccontava la lotta dell’uomo solo contro i soprusi del potere, ora i protagonisti delle serie, che del cinema rappresentano l’evoluzione, cercano invece di conquistarlo a tutti i costi. La lotta contro il potere insomma, è diventata battaglia per ottenerlo: l’esercizio del male fine a se stesso, senza alcun scopo sociale che lo avvalori agli occhi di chi assiste alle scene sullo schermo.
Non è un caso che i successi del momento siano Game of Thrones e House of cards, entrambe universi in cui tutto è concesso e non vi sono limiti.

Carlo Freccero

Nel primo l’ambientazione medievale permette di mettere in scena la totale assenza di limiti, dato che quella è l’epoca che precede le conquiste culturali e politiche dell’Illuminismo: solo prima della scoperta della razionalità il pubblico può giustificare tanta violenza.
Seppur ambientato nella contemporaneità, vi era un’idea del potere feudale anche in Gomorra, aggiunge la Rampoldi. La lotta tra clan mafiosi è una guerra sanguinaria che si ispira ad un potere illimitato.
In House of cards siamo davanti a un altro gioco dei troni: Frank Underwood è un personaggio senza scrupoli le cui nefandezze vengono premiate. Eppure lo spettatore prova empatia anziché ribrezzo e disgusto. Il presidente guarda in camera e a quello spettatore fa l’occhiolino: lo sta coinvolgendo.

Il trono di spade

Di più: sta creando una condivisione del sentire.
Altro caso preso in esame, quello di 1992, recentemente trasmessa da Sky. Qui il protagonista viene addirittura dalle rivendicazioni sociali dell’antagonismo, ed è un pubblicitario: in 1992 si vede quanto il marketing sia divenuto principio fondante della politica. Gli autori, spiega la Rampoldi dopo l’analisi di Freccero, hanno tenuto a mente il periodo della Rivoluzione Francese con l’avvento del periodo del Terrore e la successiva Restaurazione.
Il consenso ottenuto dalle produzioni Sky, conclude Ludovica Rampoldi, è dovuto dall’aver finalmente aperto la fiction all’inconscio. Le storie di autorità vista in senso positiva, di famiglie che non divorziano, di santi ed eroi hanno coperto per anni l’inconscio. Ma con l’avvento di nuovi player, si è scardinato l’assetto pre-esistente; allargando la riflessione, in definitiva, la tv generalista ha trascurato l’importanza delle nicchie.



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