Laura Antonelli: addio ad un’icona sexy


La morte della protagonista di Malizia trovata senza vita dalla badante.


I suoi film sono passati innumerevoli volte sul piccolo schermo a testimonianza di uno stile da commedia sezy che l’aveva caratterizzata in maniera indelebile e che resterà nell’immaginario collettivo. Adesso quell’icona sexy anni Settanta se ne è andata.  Laura Antonelli è morta.  A trovarla senza vita nella sua abitazione di Ladispoli, dove da tempo si era ritirata, e’ stata la domestica quando è arrivata alle 8 di questa mattina, lunedì .

Non è stato ancora stabilito da quanto tempo l’attrice era deceduta. Sul posto carabinieri e polizia. È stata proprio la badante a chiamare i soccorsi. Laura Antonaz, questo il suo vero nome, e’ stata una delle protagoniste del cinema italiano.

Laura Antonelli aveva 74 anni ed era nata a Pola, in Istria, oggi Croazia, Si era trasferita presto a Roma con la famiglia. Nella Capitale aveva  insegnato per qualche tempo, poi aveva giirato alcuni fotoromanzi. Iniziò la carriera cinematografica e cominciò ad essere conosciuta grazie alla sua interpretazione nel film Il merlo maschio accanto a Lando Buzzanca.

Il grande successo arriva nel 1973 nel ruolo di una sensuale cameriera in Malizia di Salvatore Samperi, accanto a Turi Ferro ed al giovane Alessandro Momo. Il film, con 6 miliardi di lire fi incassi, divenne un vero cult movie, entrando nell’immaginario erotico degli italiani e innalzando l’attrice a “icona sexy” del Belpaese, oltre a farle ottenere il Nastro d’Argento alla migliore attrice protagonista e il Globo d’oro alla miglior attrice rivelazione, premio della stampa estera.
Per Laura Antonelli si spalancarono le porte della notorietà e il suo cachet lievitò da 4 a 100 milioni di lire per ogni pellicola girata.

Nel frattempo alterna interpretazioni in film d’autore come Trappola per un lupo di Claude Chabrol, dove conosce Jean-Paul Belmondo con il quale avrà una turbolenta relazione, Sessomatto di Dino Risi e Mio Dio, come sono caduta in basso! di Luigi Comencini (per il quale vince un secondo Globo d’oro), a film totalmente centrati su di lei, come Peccato veniale sempre di Salvatore Samperi o Divina creatura di Giuseppe Patroni Griffi (in quest’ultimo la Antonelli interpreta una scena di nudo integrale della durata di ben sette minuti, un’eternità per quell’epoca).

Nel 1976 inizia a lavorare con registi che svelano il lato personale dell’attrice con il personaggio di Giuliana ne L’innocente di Luchino Visconti, nel 1977 in Gran bollito di Mauro Bolognini e nel 1981 in Passione d’amore di Ettore Scola, per il quale riceve una candidatura al David di Donatello per la migliore attrice non protagonista.

In seguito lavora principalmente in commedie come nel Malato immaginario e nell’Avaro, entrambi di Tonino Cervi con Alberto Sordi protagonista. Intanto prosegue anche nel filone erotico, sempre diretta da Samperi in Casta e pura (1981), al fianco di Massimo Ranieri, che tuttavia non riesce a ripetere il successo di Malizia.

La parabola ascendente si blocca nel 1991 quando fu arrestata perchè nella sua villa a Cerveteri furono trovati 36 grammi di cocaina. Solo nel 2000 fu assolta perchè riconosciuta non spacciatrice ma solo consumatrice di droga.Questa disavventura scosse molto l’attrice che ne soffrì psichicamente. Al punto che i suoi legali chiesero un risarcimento dal Ministero di Grazia e Giustizia.

La Antonelli, in seguito, rifiutò il vitalizio e chiese di essere dimenticata.



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