Una vita, la recensione


Riflessioni sulla nuova soap opera spagnola in onda su Canale 5


Abbiamo atteso la seconda puntata della nuova soap opera Una vita, per esprimere un giudizio più completo e cercare qualche elemento che potesse riscattarne l’inqualificabile esordio, avvenuto lunedì 22 giugno alle 15,45 su Canale 5.

Tentativo, purtroppo fallito. Nonostante il 20% di share che ha accolto la nuova venuta nella grande famiglia delle soap opera di origine spagnola, la sensazione è di uno sfruttamento intensivo e poco credibile di tutte le possibili disgrazie umane alla base del solito feulleton trasportato in tv.

  Una vita ha esordito, nelle prime immagini, con uno stupro e un omicidio. Il giovane e violento Justo è avvezzo a violentare la moglie anche se incinta di nove mesi. E, all’ennesimo tentativo, la donna lo uccide. Con l’aiuto della perversa madre, trascina, in quelle condizioni, il cadavere del marito per occultarlo e poi, tra sterpi ed erbacce, mette al mondo la sua bambina. Poi, neppure fosse una Kate Middleton d’altri tempi, subito dopo aver partorito, si mette in cammino per lasciare la neonata in un convento e farla allevare. Il tutto con la “benedizione” della perfida madre che l’aveva venduta al marito violento per interessi economici.

E’ già abbastanza per far insorgere tutte le associazioni che si occupano della difesa delle donne. Ma è abbastanza anche per i telespettatori italiani che si devono districare tra i soliti, obsoleti ingredienti da soap opera che si spingono sempre più sulla strada dell’incredibile. Elemento di non ritorno, la presenza di una madre interessata solo al proprio tornaconto e scacciata persino dai figli.

Carmen, la protagonista assassina, non è poi una wonder woman e gli sforzi le provocano una forte emorraga. A salvarla da morte sicura un giovane e avvenente medico che, con la velocità del fulmine, o meglio del colpo di fulmine, si innamora di lei.  Ma lei fugge perchè, naturalmente, pensa che gli uomini sia tutti uguali, forse con qualche piccola riserva.

Una vita va ad inserirsi nel gran calderone delle storie strappalacrime e strappa- audience, provenienti dalla penisola iberica. Sfrutta cinicamente temi come la violenza sulle donne, il sentimento materno, l’amore rappresentato nelle più varie sfaccettature, l’avventura, la scalata sociale dell’eroina buona che però, ha alle spalle un passato di assassina con il quale dovrà fare i conti. E poi c’è quella figlia abbandonata in un convento.

Già nella seconda puntata inizia il tentativo di riscatto della protagonista che va a servizio da una ricca famiglia. E, naturalmente, in questo ambiente, cambierà la sua vita. Incontrerà l’amore impossibile ma coinvolgente in un l’intreccio classico e obsoleto, tra “ricchi e poveri” con un insieme di luoghi comuni divenuto insopportabile. E un numero infinito di puntate.



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