I delitti del BarLume, stasera La tombola dei troiai


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Pineta, ridente (e immaginaria) località toscana, sta piangendo la morte del cittadino Ampelio Viviani, zio del ‘barrista’ Massimo. Il quale, durante il funerale, dopo aver letto una lettera scritta dal defunto per i suoi compaesani e i suoi amici (“Sono morto come son vissuto: sfavato”, chiosa la missiva), disperde le ceneri del parente in mare, come da sua ultima volontà: “Ciao zio, fatti una bella nuotata…”

Ma un urlo improvviso richiama l’attenzione di tutto il paese… qualcuno ha ammazzato Giacomo Ricci, il farmacista! Giulia Puntoni, che lavora in farmacia, ha trovato il corpo senza vita del principale riverso a terra, in una pozza di sangue e dilaniato da numerose ferite da arma da taglio. Dalla cassa è sparito l’incasso e dalla parete l’antico orologio d’argento. Una rapina finita male? L’ipotesi non sembra affatto convincere il commissario di polizia Valentina Fusco, che inizia subito ad indagare. L’arma del delitto non si trova, ma un’agendina appartenuta alla vittima potrebbe rivelare molte cose sul suo conto.

Intanto i vecchietti del paesello, Aldo, Pilade e Gino, campioni mondiali di pettegolezzo da bar, sono certi sia stato Emo, l’ex suocero di Massimo. Il pescivendolo, un giorno, aveva cacciato dal suo negozio, picchiandolo con un branzino, il Ricci . “Che poi”, a dirla tutta, “stava sul culo a tutta Pineta”, sottolineano i tre anziani e inseparabili amici. Ma anche in questo caso la Fusco non è convinta.

Anche Tiziana, la bella banconista del ‘Lume’, avanza la sua ipotesi sul possibile movente dell’omicidio: il farmacista, che era un aguzzino perché faceva fare gli straordinari alla collega senza pagarla, potrebbe anche averle fatto delle avances.

Il mistero è fitto anche sull’orario dell’omicidio: secondo il medico legale il Ricci era già morto alle 5.45, quando è stato acquistato un medicinale in farmacia. Ma allora chi ha venduto il prodotto, se il medico era già morto?

Ben presto emerge un’inquietante verità sul defunto: il Ricci era uno strozzino. Sulla sua agendina un lungo elenco di vittime-clienti.

Filippo Timi ne I delitti del BarLume

E mentre il commissario indaga per vie ufficiali, parallelamente Massimo cerca di scoprire la verità sull’omicidio. Quando ecco che entra in possesso di un coltellino molto particolare, con la scritta ‘I love Cerreto’ trovato da un barbone vicino a un cassonetto, “quello bello di Pineta”, sottolinea il senzatetto. Il coltellino, racconta il barista, era stato portato alla Tombola dei Troiai, una speciale e buffa ‘pesca’ che ogni anno viene fatta dopo Natale con i regali più brutti che ciascuno ha ricevuto. Quel coltellino, per Massimo, è sicuramente l’arma del delitto.

Intanto i tre vecchietti invitano Emo a fare una partita a carte con loro: sospettano che sia lui l’assassino e vogliono farselo confessare. Il pescivendolo, con estrema tranquillità: “Io per coerenza lo strozzino l’avrei strozzato, non accoltellato”. Avrà detto la verità o vuole solo sviare il sospetto degli amici?

Tutti fanno le loro ipotesi e la polizia ha stilato la lista dei sospettati: Emo, Puntoni, l’Avvocato e Aldo, uno dei tre anziani, che ha debiti con ben tre banche. Massimo affronta quest’ultimo a viso aperto.

Il giorno del funerale del farmacista, Gino, Pilade, Aldo ed Emo si appartano. Aldo ed Emo hanno una rivelazione da fare: sono stati loro ad uccidere lo strozzino perché li stava ammazzando con i suoi tassi di interesse. Le alternative sono due: o gli amici li denunciano, non avendo loro il coraggio di costituirsi, oppure si daranno alla macchia, ma la latitanza per loro risulta impossibile senza gli altri due. Alla fine i quattro amici decidono di andarsene tutti insieme da Pineta. Ma Aldo e Emo hanno in serbo un altro bello scherzo nei confronti dei due ingenui complici, che vengono lasciati soli nella casetta diroccata, con la promessa che sarebbero tornati a prenderli una volta recuperati i documenti d’identità falsi per tutti.

Nel frattempo, anche grazie alle indagini del ‘barrista’, viene preso il colpevole: è…non siamo così crudeli…ci fermiamo qui, lasciando al lettore-telespettatore il gusto di scoprire a tempo debito chi sia l’assassino.

E mentre Massimo si trova imbrigliato tra due donne, la bella Tiziana e il commissario, i quattro vecchietti si ritrovano a giocare a briscola, insieme, nonostante lo scherzo di pessimo gusto ricevuto da due di loro.

“Bella figlia dell’amooore…”
    



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