Legend – quando la realtà supera la fantasia, la recensione


Riflessioni sul programma sperimentale ideato da Roberto Giacobbo


Dunque la nuova creatura di nome Legend, partorita dalla fervida mente di Roberto Giacobbo, ha finalmente visto la luce su Rai2, sabato in prime time.

Diciamo innanzitutto che per questa data Rai2 aveva in cantiere un altro programma dal titolo Romeo e Giuliettapresentato da Adriano Giannini e dedicato al musical omonimo di David Zard che, annunciato, è improvvisamente sparito. Al suo posto è comparso Legend, il terzo esperimento dalla rete diretta da Angelo Teodoli, che evoca immediatamente le atmosfere di Voyager la creatura principale di Roberto Giacobbo, ma amplificate perchè più ansiogene e martellanti.

Legend racconta le storie di persone normali che però sono diventate “leggende” a causa di eventi straordinari di cui sono stati protagonisti. La prima storia è stata quella del militare russo Stanislav Petrov che ha salvato il mondo, 30 anni fa, dalla terza guerra mondiale. C’è stata una lunga intervista al protagonista come è oggi e la ricostruzione filmata della vicenda che lo ha interessato. E la stessa cosa è accadutta per la seconda storia, quella di Petra Anderson la ragazza di 20 anni sopravvissuta alla sparatoria del Colorado nel luglio del 2012. Qui, come in tutte le altre vicende presentate, l’angoscia delle immagini, i toni con cui sono raccontate e montate, le ricostruzioni realizzate, sono apparsi ancor più ansiogeni, grazie anche alla complicità delle musiche di sottofondo. In un mix di finzione scenica, immagini di repertorio degli eventi raccontati, il telespettatore si è visto proiettato in una dimensione dove tutto era finalizzato a stimolare la curiosità del pubblico. Anche i commenti della voce narrante che sottolineavano tutte le fasi della storia erano studiati alla perfezione per stimolare curiosità ma spesso lasciano interdetti.

Il programma è continuato così, raccontando altre storie di eroi per caso, persone che hanno realizzato salvataggi, o altre che sono state salvate all’ultimo minuto. C’erano i richiami a tutte le trasmissisoni simili passate sulla tv generalsita e non, in anni e anni di messe in onda, a iniziare da Eroi di tutti i giorni la puntata pilota condotta da Paola Perego su Rai1.

Insomma, nulla di nuovo. Legend è una diramazione illegittima di Voyager di cui conserva molte, troppe caratteristiche. L’unico elemento che lo distingue è l’assenza di Roberto Giacobbo che è però presente in spirito e aleggia su tutte le storie e le alimenta con la propria inquietudine. Fallisce il tentativo di proporre una nuova trasmissione per mancanza assoluta di ingredienti in grado di fare la differenza. Lo dimostrano gli ascolti: il 4,49% di share con 830 mila spettatori. Le serie tv di cui è piena Rai2, realizzano risultati doppi.

 Dimenticavamo l’effetto ralenty: per incremetare la suspense e la curiosità, molte scene scorrevano lentamente sotto gli occhi del telespettatore ad incrementare la retorica di mestiere che faceva da padrone, vincendo su qualsiasi altro ingrediente. Legend è solo il travestimento di Voyager a cui è stata aggiunta la giusta dose commozione da trasmettere a chi guarda dall’altro lato dello schermo.



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