Pechino Express, bilancio finale


Riflessioni su programma e sugli aspetti che ne hanno detrminato il gradimento di pubblico.


 

Archiviata la seconda edizione di Pechino Express con la vittoria della coppia degli sportivi.  Un primo bilancio delle dieci puntate evidenzia subito le differenze dell’adventure show di quest’anno con l’esordio del 2012. Partiamo dal conduttore. Costantino Della Gherardesca è stato senza dubbio una guida e un compagno di viaggio migliore di Emanuele Filiberto di Savoia: ha saputo coniugare leggerezza e ironia con il giusto rapporto che deve intercorrere tra concorrenti e “cicerone” che fa rispettare le regole del gioco.

 Più istituzionale la figura di Emanuele Filiberto che aveva preso troppo sul serio il suo ruolo. Costantino ha fatto ricordare l’edizione de L’isola dei famosi nella quale, inviata sull’isola era una ironica e dissacrante Vladimir Luxuria. Il suo relazionarsi con i naufraghi rappresentò uno degli aspetti più interessanti. Inoltre quest’anno il montaggio delle differenti tappe di viaggio di Pechino Express 2 è stato certamente migliore, più svelto, con un ritmo incalzante che ha messo in evidenza le caratteristiche principali dei viaggiatori, le loro debolezze, i loro limiti, le presunzioni. In un programma registrato, il montaggio rappresenta uno degli elementi che ne determina il successso e il gradimento del pubblico. Inoltre la regia è stata attenta a sottolineare la bellezza dei paesaggi e dei luoghi raggiunti in ottomila chilometri di viaggio attraverso quatto paesi. Sono stati, in quest’ottica, valorizzati nella giusta maniera gli angoli più suggestivi, i gesti degli abitanti colti nella vita quotidiana. Il valore aggiunto del programma è essere riuscito a penetrare nella routine giornaliera delle popolazioni locali, nelle case, nelle cucine degli abitanti anche più poveri documentando aspetti che sfuggono tradizionalmente al turismo di massa.

Abbiamo visto i volti sorpresi di persone dinanzi al programma di una tv occidentale di cui non riuscivano a capire lo spirito. Abbiamo visto le immagini di tutti i giorni che sembravano quasi rubate ad un mondo distante dal nostro ma che ha colpito l’immaginario dei telespettatori.  Altro aspetto positivo è stata la particolare “intimità” che aleggiava nel corso delle dieci puntate, a dispetto dei capricci da star di molti dei partecipanti. Questo ha colpito il popolo del web molto legato a Pechino Express. Se il numero dei tweet avesse potuto trasformarsi in indici di ascolto il risultato sarebbe stato maggiore del 7% di media conquistato dall’adventure show.

E qui fa capolino una sensazione singolare: che Rai2 non abbia voluto valorizzare adeguatamente il suo reality show. Lo ha costretto a cambiare collocazione, spostandolo dal lunedì al mercoledì serata durante la quale Pechino Express aveva conqusitato ascolti maggiori. E quando fiinalmente sembrava che le ultime tre puntate non si sarebbero spostate dalla collocazione infrasettimanale, ecco che si è tornati al lunedì serata infarcita di mille proposte alternative, e caratterizzata da una feroce concorenza interna: su Rai1 è la serata della grande fiction.

Infine: il cast dei concorrenti, quest’anno, è sembrato migliore rispetto al 2012. E per un reality la scelta dei concorrenti è essenziale. Le categorie erano ben suddivise, c’è stato anche minor turpiloquio rispetto allo scorso anno quanto la coppia madre- figlio composta da Simona Izzo e Francesco Venditti si rese protagonista di un duro conflitto generazionale, sfociato nella volgarità.

Certo, alcune esagerazioni potevano essere evitate, come le prove orripilanti con animali: ma è il solito trucchetto strappa-audience del quale oramai non si riesce a fare a meno. Curioso: da una parte si rincorrono i soliti metodi per catturare ascolti, dall’altro la rete non protegge il suo prodoto e lo manda allo sbaraglio con una programmazione che non ha per nulla fidelizzato il pubblico.



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