Il coraggio di una donna- Rossella, la recensione


Riflessioni sulla serie, sulla regia, la recitazione e i protagonisti


Le prime due puntate sono andate in onda lunedì e martedì sera. Ma la nuova serie Il coraggio di una donna- Rossella capitolo secondo, interpretata da Gabriella Pession, ha deluso le aspettative della vigilia. Dopo il battage pubblicitario con la Pession ospite di Domenica in e persino di Ballando con le stelle, la tanto sbandierata valenza della fiction al femminile si è notevolmente ridimensionata.

 Il prodotto nasce con una grande ambizione: seguire il percorso dell’ emancipazione femminile dalla fine dell’Ottocento al momento in cui c’è stata la conquista del voto da parte delle donne. Significa che oltre questo sequel avrebbero dovuto essercene altri. Ma temiamo che tutto si arresti a questa fase. Gli ingredienti che non convincono nella seconda serie sono molteplici. Innanzitutto la seconda stagione è stata presentata come un prodotto moderno pur essendo ambientata a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento in quanto molte problematiche femminili sono purtroppo, ancora drammaticamente attuali. Nella vicenda di questa giovane donna, Rossella Andrei (la Pession) che riesce a laurearsi in Medicina, sono concentrate tutte le sofferenze e le umiliazioni sia personali che professionali. E sono raccontate in atmosfere troppo melodrammatiche che alla fine finiscono per suscitare una sana rivolta da parte del telespettatore alla ricerca di un’alternativa più leggera. Non solo, ma in troppe scene i toni e la recitazione appaiono estremamnete accentuati e calcati, quasi si fosse su un palcoscenico teatrale da tragedia greca e non sul set di una serie televisiva.

Anche nella figura stessa di Rossella ci sono troppe contraddizioni e elementi che stridono. In primis: nella prima parte, andata in onda due anni fa, la protagonista era ancora una giovane appena uscita dall’adolescenza, un ruolo che meglio si addiceva alle corde professionali dell’attrice che, invece adesso si trova in evidente difficoltà.  La drammaticità insomma si scontra con la leggerezza di quel prodotto, a metà strada tra la commedia e la soap opera, che è stato il serial Capri di cui la Pession fu una delle protagoniste. Non è facile seguire lo svolgersi degli eventi che appaiono, tra l’atro, scontati e prevedibili pur negli apparenti intrighi tentati dagli sceneggiatori. La regia è lenta, monotona, i colori in cui è avvolta la storia tendenzialmente scuri, con il nero che predomina. Sembra una storia più da Medioevo televisivo che da Ottocento- Novecento. La modernità è davvero lontana anni luce da qualsiasi personaggio e da qualsiasi risvolto. Infine: la stessa recitazione non eccelle: ad eccezione della grande prova d’attore di Toni Bertorelli, il migliore in assoluto, che recita nel ruolo del procuratore Cesare Andrei, il livello è piatto e poco convincente.

In quest’ottica si comprende benissimo perchè il pubblico si lasci tentare da proposte alternative.



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