La farfalla granata, la recensione


Riflessioni sulla fiction dedicata al calciatore Gigi Meroni


E’ andato in onda, lunedì 11 novembre, il tv movie La farfalla granata, biopic sulla vita personale e professionale di Gigi Meroni. Era il 15 ottobre del 1963 quando il giocatore del Torino moriva investito da un’auto a soli 24 anni e nel pieno del successo. Ad interpretarlo sul piccolo schermo, l’attore Alessandro Roja.

 La delusione dinanzi al prodotto televisivo è stata cocente. L’unico aspetto credibile della fiction era la somiglianza, in qualche modo ricreata dal trucco, tra Roja e il vero Meroni. Il racconto televisivo si è svolto un una maniera lenta, senza nessun appeal.  La personalità del giovane calciatore, famoso fantasista sui campi di gioco, non è stata resa. Meroni era un giovane anticonformista, dalle infinite passioni oltre il pallone, innamorato follemente della sua Kriss (Alexandra Dinu). Ma dalla fiction è venuto fuori un personaggio malinconico, che parlava in maniera monotona, quasi scandendo le parole senza entusiasmo. Del vero Meroni non è stato comunicato nulla al pubblico che, temiamo, ha visto le prime immagini e successivamente ha dirottato altrove il telecomando.

Le premesse della vigilia facevano sperare in un tv movie destinato al più largo pubblico. Una fiction che avrebbe fatto conoscere ai ragazzi di oggi un loro coetaneo di ieri talmente in avanti sui tempi da anticipare la rivoluzione culturale del 1968. Invece abbiamo visto un mesto giovanottino che non riusciva ad essere credibile neppure quando girava per Torino con la gallina in braccio. E credibile non era neppure Francesco Pannofino nel ruolo di Nereo Rocco, l’allenatore del Torino, nonostante la verve dell’attore. Quando, poi, si affronta il discorso calcistico, quello fondamentale e caratterizzante, i limiti della sceneggiatura emergono in maniera ancora più consistente. Le riprese sui campi di calcio erano realizzate in maniera molto ravvicinata perchè Alessandro Roja aveva evidenti difficoltà a giocare al calcio. Quindi questa parte è stata ridotta all’essenziale delle inquadrature.

Molto discutibile anche la ricostruzione dell’epoca, i primi anni Sessanta: mode e abitudini, auto e vestiti erano davvero riproposti in maniera superficiale. Gli esterni delle riprese erano caratterizzati da inquadrature fin troppo ravvicinate, anche quando c’era bisogno di coralità. Alexandra Dinu nel ruolo della donna amata da Meroni, merita una sufficienza striminzita. Non è stata, infatti, resa, l’intensità della storia d’amore vissuta da Meroni. Una vicenda che oggi è normalissima ma all’epoca era giudicata scandalosa: la convivenza con una donna sposata e separata.       

Da condividere, per fortuna, la scelta di non aver ricostruito, nella fiction, la scena dell’incidente nel quale il giovane calciatore perse la vita. Paradossalmente, la parte più bella e commovente del tv movie è stata proprio il finale con i filmati d’epoca. Sono passate in video le immagini vere dei funerali di Meroni. Tutta una città sconvolta dal dolore seguiva il suo campione. Bellissime e strazianti le immagini di lui nella bara, il volto sereno, e gli amici che gli accarezzavano i capelli per l’ultimo saluto. 

A questo punto c’è da sottolineare che è stato molto più convincente l’omaggio fatto al giocatore dal programma di Rai3 Sfide. Lo scorso 14 ottobre Alex Zanardi, il conduttore, gli ha dedicato una puntata proprio nell’anniversario dei 50 anni della morte.                            



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