Non avere paura. Un’amicizia con papa Wojtyla, la recensione


Riflessioni sul tv movie con protagonista Giorgio Pasotti.


Una storia singolare e commovente il cui fascino è racchiuso nelle pagine del libro che la racconta. Una vicenda intimista, un’amicizia che ha raggiunto le altitudini della spiritualità oltre quelle delle vette innevate dove è nata e si è rinforzata.  Sarebbe stata perfetta se non fosse mai uscita dalle pagine del libro per essere trasportata sul piccolo schermo.

 Il libro ha per titolo “Era santo, era uomo”. Edito da Mondadori è scritto da Lino Zani, guida alpina che ha accompagnato papa Wojtyla sulle montagne per oltre venti anni. La fiction, che ne rappresenta la versione televisiva, si chiama “Non avere paura. Un’amicizia con papa Wojtyla” ed è andata in onda su Rai1 in una sola puntata, domenica 27 aprile, giorno della canonizzazione del Pontefice.

Nel ruolo di San Giovanni Paolo II l’attore russo Aleksei Guskov ha la voce del papa e appare doppiato da un imitatore. L’effetto è davvero imbarazzante amplificato da una certa somiglianza dovuta al trucco. Giorgio Pasotti è Lino Zani. Katia Ricciarelli la madre di Zani e Claudia Pandolfi la compagna.

Naturalmente salviamo le buone intenzioni che hanno portato alla decisione di realizzare il film tv. Ma il prodotto finito ha le sembianze della tradizionale, standardizzata, ingessata, fiction made in viale Mazzini. Innanzitutto l’arco temporale in cui si svolge il racconto viene sintetizzato spesso in maniera poco comprensibile. Significa che, soprattutto nella prima parte, la storia procede per frammenti di immagini, quasi fossero spezzoni di un film più ampio di cui si vuole tracciare solo un profilo. Si lasciano così i particolari più importanti in secondo piano. Tutto questo accade, troppo spesso, nel tv movie. La figura di papa Wojtyla spesso sembra immobilizzata sulle vette delle montagne mentre tutt’intorno si svolge la vicenda dello scapestrato Lino Zani che, ad una fede abbastanza flebile, unisce l’amore peccaminoso per una donna sposata, separata e con figli (Angela, interpretata da Claudia Pandolfi). La recitazione della Pandolfi è stringata, quasi nervosa, quella di Pasotti, nonostante gli sforzi non raggiunge una accettabile credibilità. Spesso si ha persino la sensazione che lui e Guskov siano due parodie che devono necessariamente uscire dalla finzione e ritornare nella realtà. Katia Ricciarelli, nel ruolo della madre di Zani, appare quasi defilata anche per la brevità della sua presenza.

Infine: le cime innevate sembravano ricoperte di neve finta. La montagna non riusciva a trasmettere la sensazione di gioia e di spiritualità che doveva impadronirsi del vero Pontefice. Colpa della troppa “artigianalità” delle riprese  in periodo di spending review. Rimangono l’immaginazione, la sensibilità, l’interesse di ogni spettatore che ha rievocato, attraverso le immagini, un aspetto inedito della vita del Pontefice molto caro e amato. Ed è proprio su questi sentimenti che ha fatto leva Raifiction.



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