Il Principe- un amore impossibile, la recensione


considerazioni sulla nuova serie di Canale 5 ambientata ancora in Spagna


Ha esordito venerdì 5 settembre, su Canale 5, in un panorama televisivo non ancora affollato ma dominato dalla ingombrante replica del concerto di Albano e Romina. Ma Il Principe- un amore impossibile non ha retto l’impatto con la nazional- popolarità dell’evento proposto da Rai1 ed ha conquistato solo 3.059.000 telespettatori, per uno share del 14,29% contro i 3.478.000 telespettatori e share 15,89% della prima rete Rai1.

La nuova serie di Canale 5, che è già andata in onda in Spagna, non rappresenta un evento nel panorama della fiction Mediaset. Trasmessa da Telecinco, è stata la più vista della tv spagnola degli ultimi due anni, con una media di 5.219.000 spettatori e una share del 26,9%. Cifre che non sono state eguagliate in Italia.

Fin dalle prime immagini si sono notati ammiccamenti alla grande serialità made in USA, soprattutto per la mole di azione e la facilta’ di impugnare la pistola. Atmosfere spiccatamente adreanliniche si sono susseguite grazie anche ai personaggi che non sono completamente incasellati nelle classiche categorie di “buoni” e “cattivi” e possono quindi avere delle “metamorfosi” nel corso della storia.

{module Google richiamo interno} Su tutto spicca l’attenzione verso il mondo mussulmano. Ed e questa la novita’ rispetto alle fiction che finora hanno occupato il piccolo schermo. Per la prima volta l’azione si svolge in un quartiere della città di Ceuta (Il Principe) dove convivono mussulmani e cristiani e dove il narcotraffico è una drammatica realtà. Vi si aggiungano tematiche di stretta atttualità come il reclutamento di terroristi a livello internazionale e si capiscono le grandi pretese della serie.

I protagonsiti sono tutti belli e patinati, a qualsiasi categoria sociale appartengano, rispecchiando così i canoni della soap opera. Più precisamente potremmo etichettare questo nuovo prodotto una soap- serie. Gli ingredienti della più classica telenovela, infatti, si mescolano alle atmosfere polizieche nelle quali non tutto, anzi spesso nulla, obbedisce ai canoni della legatilà.

La lunga serialità statunitense ci ha abituato a poliziotti corrotti e dalla doppia vita, ad ambigui e striscianti personaggi che si dividono tra la legalità e il crimine. Armi alla mano tutto si svolge in un quartiere ad alta potenzialità criminale e su tutto spicca l’amore impossibile tra una giovane mussulmana e il protagonista, un agente dei servizi segreti spagnoli venuto a indagare, come ispettore capo del commissariato di “El Prinicipe”, se tra i poliziotti ci sono legami con i terroristi per scoprirli e smantellarli.

Certo, il momento della messa in onda è stato scelto bene. In un periodo nel quale la tragica realtà dei terrorsitii che mozzano le teste è drammaticamente alla ribalta, ecco la  fiction che cerca di scoprire la rete dei reclutamenti a livello internazionale.



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