Il ritorno di Ulisse, la recensione


Riflessioni sull'esordio della serie che racconta il rientro dell'eroe omerico nella sua Itaca


E’ stato tanto evocato e invocato ma Ulisse (Alessio Boni) si è materializzato soltanto nell’ultima scena. Con l’immagine dell’eroe omerico che arriva nella sua Itaca si è conclusa la prima puntata della serie “Il ritorno di Ulisse” andata in onda su Rai1 domenica 30 novembre in prima serata.

 La fiction, coproduzione internazionale, ha la pretesa di essere un ulteriore rifacimento televisivo dell’Odissea costruito intorno alla figura di Ulisse. Già nella prima puntata, ha però, mostrato i suoi limiti sotto vari aspetti. Innanzitutto l’allestimento si è rivelato davvero poco credibile a partire dalla ricostruzione degli ambienti e della reggia dove vivevano Penelope (Caterina Murino) e la pletora dei suoi pretendenti.

Inquadrature notturne, quasi lunari, si sono susseguite per mascherare la grossolanità con cui sono state realizzati gli edifici. Era ben evidente che si trattava di modellini raffazzonati senza alcuna cura. Anche nelle poche scene diurne, nel corso delle quali si è vista la Reggia, si è notata la pochezza e l’approssimazione dei mezzi utilizzati conseguenza di un minimo dispendio economico. Insomma tutto è stato realizzato in maniera men che artigianale. I fondali, le pareti, costruiti prevalentemente in polistirolo, rendevano poco verosimile l’ambientazione scenica. Più che in una fiction sembrava di essere su un palcoscenico teatrale amatoriale.

Discorso a parte meritano i costumi: soprattutto le armature dei guerrieri greci erano assolutamente approssimativi. Gli abiti femminili non sono apparsi adeguati all’epoca. Soprattutto quelli di Penelope erano ben lontani dai sontuosi pepli che indossavano le regine dell’epoca.

Molte perplessità ha destato la presentazione degli eventi narrati. Anche volendo accettare le libertà che gli sceneggiatori si sono presi per motivi spettacolari, sono invece inaccettabili alcuni degli intrighi inseriti a titolo completamente gratuito e lontani dalla leggendaria epica omerica. In particolare le tresche amorose tra schiave e padroni, evocavano atmosfere da soap opera . Una vera delusione per chi ha dell’Odissea ricordi scolastici ben differenti.

Anche la recitazione dei vari interpreti non ci è sembrata di un livello almeno dignitoso. Abbiamo visto una Penelope, interpretata da Caterina Murino, notevolmente statica e inespressiva. Non ha reso il pathos e i tormenti che affliggevano la regina nel tentativo di resistere ai suoi pretendenti.  Sorge spontaneo il confronto con un’interpretazione di ben diverso spessore: quella di Irene Papas nello sceneggiato “Le avventure di Ulisse” del 1968. A interpretare l’eroe era Bekim Fehmiu.

Nella mediocrità generale, che ha caratterizzato la recitazione degli attori sia principali che secondari, emerge la credibilità di Bruno Todeschini nel ruolo di Leocrito, il principale pretendente di Penelope.

Ci riserviamo, naturalmente, ulteriori commenti, quando vedremo recitare Alessio Boni nel ruolo del Re di Itaca.



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