Sanremo 2018 | recensione della terza serata | 8 febbraio


Sanremo 2018 | 8 febbraio | la recensione. Appunti e riflessioni sulla terza serata della manifestazione canora in cui è intervenuta a sorpresa, Virginia Raffaele


Doveva essere una puntata all’insegna di sorprese che, in effetti, ci sono state. Ma non sempre si sono rivelate di spessore. La prima si è materializzata con l’arrivo di Virginia Raffaele sul palcoscenico. Un intervento rivelatosi banale e scontato. Uno dei più brutti. Niente maschere per la comica, solo un’ironia che ha spaziato su due fronti, in particolare. Da una parte è stato preso di mira Claudio Baglioni, definito oramai un direttore “anziano” che dalla Rai ha ottenuto il Festival e da Mediaset la badante svizzera (la Hunziker). Poi la Raffaele ha sfiorato la satira politica parlando di un leader presente in sala (Matteo Salvini) che dopo tre edizioni condotte da un “nero” non ha voluto perdersi quella attuale.

Tutte le altre “sorprese” hanno interrotto quasi sempre il direttore artistico mentre si preparava a cantare un suo brano. In effetti stiamo assistendo ad un festival estremamente “baglioniano”. Il cantore di “passerotto non andare via”, infatti, non perde occasione per intonare qualche verso dei suoi brani più noti, quelli che hanno un prepotente appeal sullo zoccolo duro non più giovanissimo di Rai1.

In assenza di comici, banditi per l’appuntamento elettorale del 4 marzo, si è fatto ricorso a vari segmenti spettacolari sempre con leit motiv musicale e quasi tutti con protagonista Baglioni che ha duettato con chiunque prosciugando il suo repertorio.  Non è mancato neppure il momento dedicato al Tg1. La conduttrice Emma D’Aquino interviene sui versi di Sabato pomeriggio, contestandoli e commentandoli come era accaduto con Franca Leosini. Si è avuta la netta sensazione che la Rai abbia voluto portare sul palcoscenico, come ospiti, alcuni volti dell’azienda nel tentativo di bilanciare la netta dominanza Mediaset di questa edizione festivaliera. In tale ottica si inserisce la presenza di Nino Frassica e della stessa Raffaele. In ogni caso meglio siparietti, sia pur discutibili, della assurda e banalissima comicità di Mago Forest.

Pierfancesco Favino durante il numero su Steve Jobs

Certo si è abusato un po’ troppo, di segmenti spettacolari che si sono susseguiti l’uno dopo l’altro. Di alcuni se ne poteva fare a meno perchè hanno fatto precipitare la serata nei bassifondi del cattivo gusto. Si poteva evitare Pierfrancesco Favino che, nell’imitazione di Steve Jobs presenta il BaglionOne, una sorta di robot di ultima generazione. Altro momento discutibile è stato l’intervento di Nino Frassica con la divisa del maresciallo Cecchini (il personaggio di Don Matteo). Si finge la morte di Memo Remigi che, in quel mentre, era sul palcoscenico, per dare modo a Frassica di esibirsi nel suo scontato repertorio comico composto da battute ripetitive e adattate alle circostanze. Il tutto per reclamizzare un altro prodotto italiano: la serie con il prete in bicicletta in onda il giovedì su Rai1. Un merito, però, a Frassica va riconosciuto: è stato uno dei pochi a non “cantare”.

E per continuare a mettere la musica al centro del progetto festivaliero, hanno finto di cantare anche Claudia Pandolfi e Claudio Santamaria in promozione con “E’ arrivata la felicità 2”.  Altro momento da dimenticare.

A questo punto non resta che prendere atto dell’assenza totale di autori in grado di dare una spinta propositiva ad un festival in cui “il baglionismo” è l’unico filo conduttore.



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