Un passo dal cielo clone di don Matteo


Un passo dal cielo, recensione della fiction in onda su rai1


Abbandonata momentaneamente la tonaca di Don Matteo, Terence Hill torna alla vita televisiva normale, ma il prete a cui ha dato il volto, non lo abbandona un istante. Al punto che Pietro il capo della Guardia Forestale, personaggio che aveva già interpretato nella prima serie di Un passo dal cielo, sembra un clone laicizzato del prete.  Questa fiction, dal titolo appunto Un passo dal cielo, è stata baciata da grande successo nella prima parte trasmessa dalla prima rete,  ed ora sta andando in onda il secondo sequel, perchè in tv ogni prodotto gradito dal pubblico viene sfruttato all’infinito.

                                                                             

 La prima (e forse unica) cosa bella della fiction sono i paesaggi, splendidi e spettacolari, dell’Alto Adige dove la storia è ambientata. Ecco, basta fermare la telecamera su qualsiasi degli scorci panoramici per avvertire la sensazione della Bellezza della natura, vera protagonista della serie. In questo affascinanzte contenitore, sono stati posti i personaggi della vicenda, che rovinano con la loro recitazione, ogni incanto suscitato dalla vista dei paesaggi. Togliere l’audio alla serie migliorerebbe l’impatto sul pubblico in quanto i personaggi sono davvero molto banali.

Diciamo che Un passo dal cielo può rappresentare per Terence Hill la momentanea uscita dall’ingombrante personaggio di Don Matteo con il quale non vuole identificarsi ma che serve alla Rai  per fare ascolti di tutto rispetto. E serve all’ex Miss Italia Miriam Leone, per esercitarsi nel difficile mestiere dell’attrice, unico riconosciuto da tutte le reginette di bellezza made in Italy. La Leone, infatti, è una delle new entry femminili in questo secondo sequel.

Ma analizziamo i personaggi: oltre Terence Hill che ha la medesima identica espressione di Don Matteo, parla e guarda allo stesso modo, gli uffici della Guardia Forestale assomigliano molto non solo a quelli del commissariato già presente in Don Matteo, ma anche a quelli della serie Carabinieri. Insomma una spettacolarizzazione delle istituzioni ad uso e consumo di una fiction buonista e piena di retorica che ha, quasi sempre un happy end.

Pietro, come Don Matteo, ha il cuore d’oro pur essendo stato toccato da tante disgrazie. E’ sempre pronto ad aiutare gli altri, potrebbe quasi essere un personaggio di C’è posta per te, ospitato dalla De Filippi per i suoi alti meriti umani, spirituali e professionali.

Anche le storie sono sceneggiate alla stessa maniera di Don Matteo. Qui forse c’è qualche pretesa in più, in quanto siamo o saremo in presenza di un intrigo internazionale. Nelle vicende attualmente in onda, c’è anche l’amico  collega di Pietro, interpretato da Francesco Salvi che ricorda molto il ruolo del maresciallo Anceschi al quale dava il volto Flavio Insinna in Don Matteo.

Le figure femminbili rispondono al classico clichè delle brave ragazze o di quelle che alla fine finiscono sempre per redimersi. Infine. c’è anche Katia Ricciarelli in un ruolo non da protagonista ma abbastanza incisivo che nelle puntate successive avrà un proprio personale spazio. Certo, non convince molto l’ex consorte di Pippo  Baudo, appare un po’ smorta e inmvecchiata.  Gaia Amaral come molte sue colleghe, ha tante grazie da mostrare ma una sola espressione sul viso. E per fiction come queste, è la cosa che conta.

Naturalmente l’happy end arriva alla fine, dopo tribolazioni e attorcigliamenti della sceneggiatura e dopo sofferenze che passano anche attraverso la morte di persone care.  Per questi motivi sono storie alle quali il pubblico nazional-popolare di Rai1 si affeziona facilmente.



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