Sotto copertura, intervista al regista Giulio Manfredonia


Parla il regista della miniserie in onda questa sera e domani su Rai 1


Esordisce questa sera su Rai 1 Sotto Copertura, serie in due puntate diretta dal regista Giulio Manfredonia. Al centro della storia, la cattura del boss Antonio Iovine, avvenuta cinque anni fa.

Abbiamo intervistato Manfredonia alla vigilia della messa in onda.

Che significa essere il regista di una miniserie che racconta un evento accaduto di recente?
La storia è molto bella, e racconta una realtà del sud aperta alla speranza. È una storia di sentimenti ed emozioni, che per me ha rappresentato davvero una bella occasione.

Secondo lei, perché per rappresentare l’Italia si sceglie sempre come tema la criminalità?
La criminalità è solo uno degli aspetti della nostra società e del nostro Paese. Esiste ed è importante parlarne, in modo da comunicare un messaggio di speranza.
Stiamo raccontando in questo caso una vicenda storica che ha avuto molta importanza, che ha riempito le nostre cronache. La storia della cattura di Iovine è l’occasione per riaffrontare l’argomento criminalità dal punto di vista delle popolazioni che hanno vissuto e hanno subito lo strapotere della camorra. Si tratta troppo spesso di popolazioni che vivono vere e proprie vicende di guerra, anche nella vita quotidiana.
Molto spesso, soprattutto i giovani ragazzi anche di 20 anni che abitano in queste zone compromesse, si ritrovano a far parte, quasi inconsapevolmente, di un substrato malato, dal quale poi bisogna cercare di fuggire. Uscire da queste logiche criminali prevede una crescita psicologica, morale e strutturale.
Nel caso di Sotto Copertura, l’abbandono delle logiche criminali avviene attraverso l’amore. La protagonista Anna Corradi infatti, conosce un giovane che la tira fuori da una logica dalla quale avrebbe potuto abituarsi, quindi il nostro è un messaggio di speranza, che vogliamo comunicare e che dà un vero significato alla fiction.

Avete girato in zone molto delicate e a rischio. Qual è stata l’accoglienza della gente del posto?
All’inizio è stato difficoltoso per noi cominciare le riprese. Ci siamo resi conto che il territorio parla di questi problemi. Naturalmente si avverte un po’ d’ansia nel camminare per le strade di queste città. Poi, piano piano, si entra nello spirito del luogo e si fa un vero e proprio percorso di conoscenza.
Noi abbiamo incontrato persone meravigliose. Molti hanno saputo organizzare la propria vita in tante maniere, tutte positive, e spesso anche ironiche. Ci ha colpito in particolare Peppe, che ha messo su un’organizzazione chiamata “Nuova cucina organizzata”: da anni combatte col sorriso sulle labbra una battaglia difficile. Persone come Peppe hanno coscienza delle difficoltà in cui si trovano, ma reagiscono con ironia e spirito di comprensione.

La popolazione di Casal Di Principe ha collaborato nel corso delle riprese?
Assolutamente si. Nell’ultimo giorno di riprese, moltissime persone sono venute a salutarci, e per noi è stato davvero molto gratificante. La gente ha così espresso la propria speranza in un futuro migliore.

Ha altri progetti futuri?
Attualmente sto girando, sempre per la Lux Vide, che ha prodotto Sotto Copertura, una nuova serie dal titolo Non dirlo al mio capo, con protagonista femminile Vanessa Incontrada.



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