Squadra antimafia 7, bilancio finale


Riflessioni sulla settima stagione della serie che si è conclusa su Canale 5


 Il primo interrogativo da porsi, alla conclusione della settima stagione di Squadra antimafia, è: ma quanto è inverosimile il racconto di questa serie e quanto nuoce alla credibilità di chi si impegna costantemente per la difesa della legalità?

 E ancora: che senso hanno tutta la violenza gratuita, le scene di sesso e sangue, le decine di morti ammazzati cruentemente con la medesima superficialità con cui si schiaccia un moscerino fastidioso?

Perchè demolire con una fine ingloriosa e indecorosa un personaggio come il vice questore Domenico Calcaterra (Marco Bocci) che pure, nelle prevedenti stagioni è stato il personaggio di punta della Duomo? Gli sceneggiatori gli hanno fatto ammazzare a sangue freddo una decina di persone per poi farlo ammanettare dal collega che più credeva in lui e sbatterlo in un manicomio.

Ci chiediamo: perchè non scegliere un altro espediente narrativo per Marco Bocci che voleva uscire dalla serie? Un declino così discutibile potrebbe anche ledere l’immagine delle forze dell’ordine: un poliziotto come Calcaterra è caduto, puntata dopo puntata, nelle maglie di quello stesso male che avrebbe dovuto combattere.

Le ultime immagini lo hanno mostrato in manicomio: chiedeva al medico di tenerlo lì ancora un po’. Ma l’inquadratura finale ha dato il definitivo colpo di grazia al rispetto per la legalità: Rosy Abate travestita da infermiera fa capire all’ex vicequestore che è venuta per farlo fuggire. Siamo lontani anni luce da un’altra fuga di Calcaterra. Era la puntata conclusiva della quarta stagione: il vice questore, imprigionato con De Silvia in un bunker sotterraneo riesce a raggiungere una botola aperta improvvisamente da qualcuno che gli salva la vita.

Anche adesso Calcaterra è rinchiuso, ma in un manicomio. Due finali diversi che mostrano chiaramente quando siano cambiate le circostanze per il vice questore.

Per il resto la settima stagione appena conclusa ha cavalcato i soliti temi del passato con qualche spruzzata in più di colpi di scena. A colpire, in particolare, è stata la gran quantità di morti per fiction lasciati sul set, la disnvoltura con cui si maneggiavano le pistole, il poco rispetto per la legalità. Alla fine De Silva è riuscito a fuggire, Sandro, l’amico di Calcaterra che in lui aveva riposto tutta la sua fiducia, lascia la polizia perchè inesorabilmente deluso.

Tutto sembra sfaldarsi, è davvero insignificante la speranza che la fiction lascia nei telespettatori. Il sentimento di malinconia può venire solo parzialmente esorcizzato dalla considerazione che si tratta di un racconto televisivo. Ma il messaggio che viene veicolato è negativo, estremamente negativo, purtroppo.



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