Matrimoni e altre follie, la recensione


Riflessioni sulla nuiva serie di Canale interporetata da Nancy Brilli e Massimo Ghini


Gli ingredienti sono sempre i medesimi: famiglie più che mai allargate, problemi di coppie, difficoltà dei genitori nei rapporti con i propri figli. Il tutto tra atmosfere da commedia che evocavano quelle de I Cesaroni oramai defunti ma che hanno lasciato segni difficili da cancellare nelle fiction made in Cologno Monzese.

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E non chiamiamola una Modern family in salsa romana. Perchè Matrimoni e altre follie non lo è. Lo ha dimostrato ampiamente la prima puntata andata in onda mercoledì 1 giugno in prime time su Canale 5. La nuova serie Mediaset ha molte, troppe pretese tra cui quella di interpretare l’evoluzione della famiglia moderna estremizzandone la realtà e minimizzandone le dinamiche.

Le vicende raccontate nella fiction Mediaset ruotano su differenti campioni di presunte modern family. La storia, che si svolge in un condominio situato in una lontanissima campagna romana, ruota intorno ad un nucleo familiare principale con protagonisti Luisella e Ivan, interpretati rispettivamente da Nancy Brilli e Massini Ghini, insieme nella finzione, divorziati nella vita. Lei, nella serie, ha avuto tre mariti che le piombano in casa a tutte le ore e tre figlie di età differenti che coprono tutte le problematiche infantili e adolescenziali richieste nel racconto televisivo made in Italy. Intorno ai due coniugi ecco altre famiglie di tipologie differenti che subito iniziano a capire come sia difficile la convivenza non solo nel condominio ma anche e soprattutto tra i componenti familiari.

La sensazione è di una miscellanea di situazioni tutte disgregate l’una dall’altra che gli sceneggiatori hanno cercato, faticosamente, di mettere insieme e di far convivere. I toni sono a metà strada tra la commedia e la comicità, la recitazione troppo spesso appare improbabile e poco credibile. Non si possono fare battute su qualsiasi situazione, minimizzare ogni espressione della quotidianità con un linguaggio molto simile alle gag del cabaret. Purtroppo, spesso, sembra di precipitare in un varietà comico, salvo poi cambiare precipitosamente registro. Gli attori si sono impegnati al massimo nel cominicare queste impressioni al pubblico utilizzando un linguaggio al di sopra delle righe e proiettando la vicenda in un clima di irrealtà.

I fantasmi di fiction equivalenti appaiono tutti anche se non evocati: ci sono tracce de I Cesaroni ma anche delle serie Rai andate recentemente in onda, da Tutto può succedere, a Come fai sbagli, solo per citarne alcune. L’ampio condominio, abitato dalle chiassose e improbabili famiglie, ricorda, molto da vicino, la villa situata fuori Roma in cui vivevano i Ferraro di Tutto può succedere.



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