Gomorra-la serie, Napoli e i magistrati partenopei chiedono un messaggio positivo


Continuano le polemiche sulla fiction tratta dai libri di Roberto Saviano che divide la città di Napoli


Napoli. Nell’attesa del gran finale di Gomorra 2 la serie, previsto per martedì 14 maggio su Sky Atlantic HD e Sky Cinema 1 HD, le polemiche sulla fiction e sull’immagine negativa che offrirebbe della città di Napoli, continuano a divampare.

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E’ soprattutto nella città partenopea che sta montando una vera e propria protesta dai toni sempre più elevati per il mix di violenza e sangue che ha caratterizzato anche il secondo sequel della serie.
Comincia a farsi strada fra i cittadini e i rappresentanti delle istituzioni locali la netta consapevolezza che la presenza della violenza spesso anche gratuita,abbia superato tutti i limiti. Molte le associazioni che ritengono necessaria nella serie almeno la presenza di qualcuno che possa opporsi alla camorra e al suo strapotere e dimostrare come ci sia oramai una levata di scudi da parte dei cittadini.
Andando nei quartieri più popolari di Napoli ci si imbatte in una realtà davvero stupefacente.

gomorra 2 la serie 1

Bambini dai 7 ai 13 anni giocano nei vicoli imitando i boss visti nella serie Gomorra. Qualcuno addirittura si muove allo stesso modo dei protagonisti della fiction utilizza gli stessi comportamenti, persino le stesse parole. Questi bambini, giocando, offrono, in strada, delle vere e proprie fiction alternative, realizzando una sorta di Gomorra junior dai contorni estremamente discutibili e diseducativi.

Abbiamo visto con i nostri occhi, giovanissimi che, su biciclette e moto, ripropongono alcune scene viste nella serie. E c’è anche chi puntanto due dita come se fossero una pistola cerca di sparare prendendo la mira proprio come fanno i camorristi di Gomorra.
Insomma una situazione molto preoccupante per una realtà televisiva, quella di Gomorra, che a detta di esponenti delle istituzioni locali, di sociologi, di commentatori, non risponde più a quanto avviene quotidianamente nella città.

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Napoli non è quella di Gomorra, i cittadini hanno preso coscienza e desiderano affrancarsi da un’immagine che non appartiene più alla città partenopea, ci dicono alcuni esponenti di associazioni locali anticamorra che nascono molto frequentemente e aggregano giovani di ogni età in lotta contro ogni forma di delinquenza organizzata per la legalità ei diritti dei cittadini.
Facciamo vedere anche la città che lotta, combatte, non vuole arrendersi ed è diventata diversa dalla immagine che ne dà la serie televisiva dicono sociologi della zona.
Qualcuno ci ha detto di non credere assolutamente a quanto viene raccontato nella serie perché Napoli è una capitale che rivendica il suo posto a livello non solo nazionale ma anche europeo. Altri hanno fatto riferimento al discorso che il sindaco di Napoli De Magistris ha più volte ripetuto in Tv nel corso della campagna elettorale per le elezioni comunali. De Magistris ha parlato di una città in continua e positiva evoluzione ci riferiscono.
Perché non mostrano anche tutti i blitz delle forze dell’ordine e gli arresti che ci sono stati nel tentativo di catturare gli esponenti dell’attività camorristica ci dicono alcuni esercenti di zone molto popolari come quelle del quartiere Sanità.
La vera emergenza di Napoli è la disoccupazione ribadiscono con forza giovani che fanno lavori precari e a 30 anni non hanno ancora raggiunto l’indipendenza economica.

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In prima linea, come riporta il Mattino quotidiano locale di Napoli, è il pubblico ministero Catello Maresca che ha catturato il boss dei Casalesi Michele Zagaria dopo anni di latitanza. “Voglio bene a Saviano ma la serie è un orrore e un errore narrativo”, ha detto il magistrato.

Anche il Pubblico Ministero Giovanni Conso fa un’osservazione simile: “vedete Gomorra in tv, ma sappiate che a Napoli non tutto è Gomorra, anzi lo è solo una piccola parte”.

 Infine, i magistrati all’unisono avvertono la necessità che si debba veicolare anche un messaggio positivo. L’ideale sarebbe che ci fosse qualche fiction che, al di là della ricerca dell’audience, documentasse anche la realtà di una Napoli che non si arrende e che combatte i clan.



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