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Ossenzia- Scuola di Beslan: i bambini morti nel 2014

  “Il Presidente”. Un nome altisonante, programmatico purtroppo, indica un documentario su Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa, realizzato dal primo canale televisivo russo Rossiya 1, e che verrà trasmessa in esclusiva lunedì 7 dicembre su Rete 4 in seconda serata.

Esso è un ritratto del Presidente russo, realizzato in un’intervista fattagli nel Palazzo del Cremlino e in ricostruzioni a partire dal 1999, quando il Presidente Eltsin nominò Putin primo ministro, sino al 2015.

Il documentario dura 90 minuti e raccoglie testimonianze di uomini politici vicini al Presidente, ma anche del presidente Kazako Nazarbaev ed anche del Patriarca ortodosso di tutte le Russie Cirillo.

Se qualcuno crede che tale documantario sia una foto della vita privata di Putin, un racconto autobiografico sulle sue idee, sui suoi affetti, sui suoi ricordi personali, si sbaglia. Nella fedele versione italiana de “Il Presidente”, curata da Alessandro Banfi con Carlo Gorìa, affiorano fin troppo  bene sia l’uomo che il politico. Anzi, tali aspetti emergono nonostante la prudenza, il gelo e la chiusura di carattere del Presidente, ben sottolineata dal giornalista Banfi.

Il sommergibile a propulsione nucleare Rursk,

Certo, Putin fu un grande politico, completamente guadagnato però alla vecchia idea di una Grande Russia, ancora ai giorni nostri, che egli ha difesa e tuttora difende con le armi sue e col sangue dei separatisti, la cui testa ogni tanto riaffiora come l’Idra di Lerna, fieramente e sempre da lui respinta e schiacciata.

Il documentario è eloquente in questo. Putin esalta la sua patria, la potenza militare che possiede, il carisma dinanzi all’Occidente, che ha anche costruito con riforme nei riguardi delle classi sociali più povere: ma non si è mai fermato dinanzi alle ‘decisioni ferme’, che hanno comportato la morte di tanti esseri umani, quando si trattava di tenere fermo il controllo delle provincie che reclamavano autonomia, o i vantaggi economici del suo paese nel Medio Oriente,  per il petrolio.

La Cecenia, le ribellioni in Daghestan, l’episodio terribile della scuola di Belsan in Ossezia, con i bambini in ostaggio, sono presentate nel documentario come vittorie di Putin, che ha ricondotto all’ordine e alla dipendenza dalla madre Russia i ribelli, considerati alla stregua di terroristi, anche se a Belsan Putin ordinò l’irruzione notturna dei militari della Federazione Russa nella scuola, e nella carneficina morirono 186 bambini, inorridendo l’Occidente.

Vladimir Putin

E’ ricordato l’affondamento del sommergibile a propulsione nucleare Rursk, il 12 agosto 2000, che dallo Stato russo fu riconosciuto 48 ore dopo, quando 23 persone sopravvissute si erano rifugiate in una cella ancora vivibile (se ne trovarono poi i biglietti con le ultime parole), ma che - anche quando i russi accettarono, col passare di prezose  ore, aiuti internazionali - non fu possibile salvare, per cui perirono tutti i militari (più di cento) del sommergibile. Putin affrontò la folla dei loro congiunti, che ‘persuase’ della propria incolpevolezza. Certo, la grande Russia innanzitutto: e qui sta la sua bravura politica, ma terribile ne è il costo, che le immagini del Presidente mentre gareggia con un ragazzo nel judo, o mentre scia coi giovani russi, non riescono a mitigare. Il documentario è comunque, con le sue verità e le sue apologìe, un quadro trasparente della figura politica di Vladimir Putin, quindi prezioso: il giudizio è lasciato a noi tutti.
                                                        

Ultima modifica Venerdì, 04 Dicembre 2015 16:14
Paola Pariset.

Giornalista, specializzata nell'ambito dell'arte della musica, della danza e non solo.

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