Sotto copertura, la recensione


riflessioni critiche sulla miniserie che racconta la cattura del boss del clan dei casalesi Antoinio Iovine.

 Un prodotto ben costruito basato, prevalentemente, sul minuzioso e paziente lavoro di investigazione che ha portato alla cattura del boss del clan dei Casalesi Antonio Iovine, detto “O Ninno”– Poche pistole fumanti e niente carneficine. Solo l’uccisione, realmente avvenuta e raccontata nelle prime immagini, dei due agenti di polizia ai quali è dedicata, come omaggio postumo, la miniserie.

Stiamo parlando di Sotto Copertura, la miniserie in due puntate in onda il 2 e il 3 novembre su Rai1 in prima serata. Interpretata da Claudio Gioè nel ruolo del commissario Michele Romano che ha dato la caccia e poi catturato Iovine, la fiction è ben diretta. Unico appunto: le tinte un po’ fosche in alcune scene che evocano prodotti come Gomorra e Squadra antimafia. Ma Sotto copertura è distante anni luce da quel tipo di serialità. Innanzitutto, per il lavoro investigativo realizzato sulla base di intuizioni rivelatesi vincenti. Il commissario Romano fa funzionare “le celluline grigie” come direbbe Hercule Poirot. E poi i ritmi, pur veloci nel susseguirsi degli eventi, non sono mai frenetici e al limite della nevrotica suspense che regna incontrastata in altre serialtà televisive.

 Proprio la speranza di un futuro migliore è la vera protagonista della fiction. Quella speranza di cui gli italiani hanno bisogno per guadare avanti. Ed è questo l’elemento che distingue Gomorra da Sotto copertura. Nella serie Sky non c’è scampo al male che si combatte solo con altro male di portata sempre maggiore.

Inoltre la realtà dei fatti dona una credibilità accentuata dalla buona prova recitativa della maggior parte del cast. Claudio Gioè è perfettamente credibile nel ruolo del commissario Romano (personaggio vero a cui è stato solo cambiato il nome). Guido Caprino nella parte di Iovine ha fornito una buona prova d’attore. Promossi anche gli interpreti che lavorano accanto al commissario.

Qualche dubbio sulla recitazione spunta fuori per i ruoli di contorno. Ad esempio il personaggio di Anna Corradi è affidato ad un’attrice, sicuramente di grande appeal fisico, ma di ridotta espressività. Ci è apparsa come una sorta di “bambolona” di prorompente sensualità che non riusciva a esprimere la forte valenza del suo personaggio: una donna che, per amore, rinuncia alla criminalità e passa dalla parte dei giusti. A volte ci ha dato la sensazione di una Malena di borgata.

In quest’ottica si giustifica ampiamente il buon risultato d’audience ottenuto dalla prima puntata: 5.849.000 telespettatori e share 21,75%.

Qualche ingenuità nella sceneggiatura (passaggi troppo veloci, inserimento di troppi fattori emozionali) passa in secondo piano rispetto al merito principale: essere riusciti a coniugare in maniera esaustiva la vita privata e professionale dei protagonisti. Il commissario Romano e i suoi uomini, infatti, sono ritratti anche nella loro sfera personale e familiare.



One Reply to “Sotto copertura, la recensione”

  • Roberto

    Non sono completamente d’accordo sulla valutazione positiva della miniserie Sotto copertura. Al di là della solita affidabile fattura delle produzioni Lux, mi sembra infatti che le pecche sopravanzino i pregi. Le ingenuità della sceneggiatura, la scarsa tensione, la superficialità nel tratteggio dei personaggi e certe forzature e ripetizioni nella trama non rendono efficace il prodotto finale. Un’occasione perduta.

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