Sogno azzurro, la recensione


Riflessioni sullo speciale condotto da Antonella Clerici che ha presentato i 23 azzurri in partenza per Euro 2016, al pubblico italiano

 Prendiamo atto che Antonella Clerici si è sforzata di “mettere in campo” il meglio della sua professionalità. Le riconosciamo stile e sobrietà nella gestione di un appuntamento speciale dedicato al grande calcio. Ma Sogno azzurro, che ha voluto conciliare sport, intrattenimento, musica, emozioni, sorprese, sentimentalismo, passione per la Nazionale italiana, ha mostrato grandissimi limiti e soprattutto, evocava atmosfere già viste.

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 Sogno azzurro ha presentato al pubblico generalista di Rai1 i giocatori che parteciperanno ad Euro 2016, in un evento tv che Rai1 ha trasmesso in diretta in prima serata con la conduzione di Antonella Clerici. La padrona di casa appariva particolarmente euforica per essere tornata ad uno dei primi amori professionali della sua carriera. Prima di trasferirsi ai fornelli domestici della mattinata di Rai1, aveva condotto programmi come Dribbling e Domenica sprint. Ed ha alle spalle anche un’esperienza “mondiale” per aver seguito nel 1998 la Coppa del mondo di calcio al timone del programma Occhio al mondiale, sempre su Rai1.

Tutto questa miscellanea di professionalità calcistica si è riversata nello speciale Sogno azzurro: Vestita prevalentemente di bianco, coda di cavallo, la Clerici ha fatto di tutto per sfoggiare la sua competenza calcistica. Ma è caduta in luoghi comuni, soprattutto nelle interviste ai due CT Marcello Lippi e Antonio Conte e nella presentazione dei calciatori.

In questa fase del programma ecco risorgere, come zombie mai domi, le carrambate alla Raffaella Carrà e le interviste “dursiane”: la Clerici ha fatto arrivare sul palcoscenico persino il maestro di calcio novantatreenne di El Shaarawy. Ha mandato le telecamere a Coverciano a curiosare nei camerini dei giocatori, ha cercato di catturare l’attenzione di quel pubblico femminile che generalmente non segue il calcio, toccando le corde emozionali e proponendo sorprese, simili a colpi di scena, purtroppo non sempre efficaci. 

E proprio in queste fasi non è stato possibile sfuggire all’agguato della banalità. Soprattutto quando gli Azzurri sono partiti dallo studio a bordo di un bus e sono arrivati alla Stazione Termini di Roma per salire su un treno speciale con destinazione Coverciano.

Certo la Nazionale italiana ha un proprio appeal indipendente da ogni orpello spettacolare. Invece, il Sogno azzurro di Rai1 l’ha circondata di un esagerata aura di trionfalismo televisivo, evocando, grazie alla presenza di Marcello Lippi, i fasti di Berlino 2006, quando gli azzurri si laurearono campioni del mondo. E ospitando i Capitani coraggiosi Morandi e Baglioni.

Il punto più basso del Sogno azzurro è stato raggiunto alla fine della diretta. E’ andato in onda un lungo e noioso servizio finalizzato a far conoscere, più da vicino, gli altri Paesi che parteciperanno a Euro 2016. Si poteva fare meglio, molto meglio.



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