Little Big Show la recensione


Riflessioni sull'esordio del nuovo programma condotto da Gerry Scotti su Canale 5.


Bambini, ancora bambini ad uso e consumo degli adulti. Bambini che sembrano “I nuovi mostri” ognuno con capacità particolari che si esibiscono come animali da circo dinanzi al pubblico plaudente. Piccoli concorrenti che sembrano partecipare ad una sorta di Guinness del primati per under 10. Sotto i riflettori di Canale 5, che ha trasmesso la prima puntata, i piccoli partecipanti di Little Big Show hanno mostrato le proprie doti eccezionali che li rendono differenti dagli altri bambini. Il tutto sotto lo sguardo compiaciuto dei genitori con il ciglio umido per la soddisfazione di aver messo al mondo dei mini- super eroi ai quali non sanno, o fingono di non sapere, di aver rubato parte dell’infanzia.

 Ecco il piccolo genio che, a soli tre anni, riconosce tutti i modelli delle automobili a prima vista. Ecco il bimbo che sposta un’auto come fosse un fuscello, senza alcuna fatica ma con un’aria annoiata, di sufficienza. Quasi volesse dire: ma che vogliono questi grandi? Perchè non mi lasciano giocare come piace a me?  Ecco Mia una bambina appassionata di kick boxing con già primati italiani ed europei alle spalle. La fanno “combattere” con Mike Tyson. 

Ricordate Tyson? Uno dei migliori pesi massimi nella storia del pugilato. Ma anche un uomo dal passato estremamente discutibile accusato persino di stupro. Invitare un personaggio simile in un programma per bambini è davvero inconcepibile anche se il conduttore Gerry Scotti ha sottolineato che l’ex pugile si è da tempo redento. 

Troppi spazi diseducativi si sono susseguiti nello show e le performance dei piccoli fenomeni, molte delle quali pericolose,sono a rischio emulazione. Il piccolo campione di bike trial che, con la sua bici si esibisce in studio in esercizi spericolati, rappresenta un esempio negativo. Non dimentichiamo di essere in prima serata dinanzi ad un pubblico di minori. E non basta che Gerry Scotti raccomandi più volte di non imitare le gesta dei ragazzini. 

Insomma, piccoli mostri di varia bravura si sono susseguiti in un contesto simile ad un anfiteatro, tra le espressioni urlate del padrone di casa e gli applausi del pubblico in sala. 

Bisognerebbe dire basta alla strumentalizzazione dell’infanzia in tv. Si dovrebbe restituire ai bambini la voglia di giocare e di godere della loro età al di fuori degli ansiogeni e pericolosi meccanismi televisivi. 

Little Big Show è una miscellanea di vari generi. In primis il ricordo va a Chi ha incastrato Peter Pan, condotto per quattro edizioni da Paolo Bonolis e diventato poi Chi ha incastrato zio Gerry con lo stesso Scotti al timone. Inoltre, quasi in contemporanea, ecco sorgere un altro programma con bambini liberi di esprimersi senza gara e selezioni. Si tratta di Kid’s got talent nato da una costola di Italia’s got talent e dedicato solo ai bambini. Ne abbiamo visto la prima puntata domenica 11 dicembre con la conduzione di Claudio Bisio e Lodovica Comello. Molte atmosfere sono simili. 

E pensare che, dopo il pensionamento di “Ti lascio una canzone”, credevamo di aver liberato i bambini dalla schiavitù del piccolo schermo, spesso imposta da genitori esaltati dalle performance dei loro pupilli. Ma avete notato le espressioni dei piccoli protagonisti?

Possibile che non è cambiato nulla dai tempi di “Bellissima” con l’ineguagliabile Anna Magnani, antesignana, molto più sempliciotta, delle sofisticate e tracotanti mamme di oggi?



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