Standing ovation la recensione


Appunti critici sull'esordio del nuovo programma condotto da Antonella Clerici su Rai 1

Requisito fondamentale: suscitare commozione, meglio ancora avere un disagio familiare o personale.  Requisito opzionale: dimostrare una certa familiarità con il canto. E’  questa la vera formula alla base del nuovo programma Standing ovation la cui prima puntata è andata in onda su Rai1 venerdì 17 febbraio.

 Al timone una Antonella Clerici ingolfata in un linguaggio e in una mise che sapevano tanto di malinconico amarcord. Nessun segno di vitalità nella conduttrice: lei stessa sembrava non credere nel suo ruolo e in quello che le accadeva intorno. Lo show canterino che ha unito, in coppie, genitori e figli, ha evocato atmosfere di un passato televisivo troppo sfruttato e obsoleto: da Ti lascio una canzone, fantasma che aleggiava pauroso e implacabile, fino a C’è posta per te con tutto il carico di retorica emozionale.

E’ stata proprio la retorica dei sentimenti a regnare incontrastata ed a determinare, molto probabilmente, la scelta delle dieci coppie che partecipano alle cinque puntate in programma. La musica è stata ipocritamente accoppiata ai tanti disagi umani narrati dagli aspiranti cantanti. Perchè si sono raccontate storie di ordinaria e straordinaria quotidianità, vicende intrise di commozione, famiglie separate. Tutto il rispetto per i casi umani, ma non si può strumentalizzare il dolore per i soliti fini oramai scontati: conquistare ascolti a tutti i costi.

Soprattutto non si può infierire sui piccoli partecipanti, come è accaduto nella prima puntata. Loredana Bertè, componente della giuria di valutazione insieme a Nek e Romina Power, ha brutalmente bocciato la performance di un tredicenne, Valerio, il cui unico torto era di essersi presentato con un ciuffo alla Malgioglio. “La musica non fa per te, non diverrai mai un cantante” gli ha più o meno detto in maniera quasi violenta l’artista. Anche in un’edizione di Ti lascio una canzone Pupo, in giuria, aveva strapazzato una baby cantante ma con toni più morbidi e con un linguaggio meno discutibile. La bimba era scoppiata in un pianto dirotto. Le polemiche travolsero lo show e la Clerici. La prima puntata di Standing ovation ha riproposto una sitiazione simile. Ma Valerio, con molta nonchalance, ha incassato il colpo.

Si è avuta la sensazione che gli autori abbiano cercato di portare via a C’è posta per te anche alcuni elementi spettacolari, come ad esempio la Music box che consente alla giuria di non conoscere la reazione del pubblico ad ognuna delle performance canore. Una sorta di “busta” che domina il palcoscenico e viene tolta quando necessario.

La verità è che, purtroppo, la Clerici ha voluto riprovarci con i bambini in prima serata. Per non farli esibire da soli e schivare le  critiche del passato, ha messo accanto a loro i familiari. Tentativo inutile, purtroppo.

Inoltre la regia non si è fatta sfuggire nessun primo piano strappa-audience mettendo in evidenza lacrime ed espressioni contrite.

Sarebbe il momento, per la Clerici di abbandonare definitivamente l’idea dell’infanzia in tv ad uso e consumo degli adulti.



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