Made in Sud 2017 la recensione


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Un Made in Sud che ha abdicato a buona parte della creatività e della vis comica presenti nelle edizioni precedenti. E la colpa non è da ricercarsi nel cambio di conduzione ma in una rilassatezza generale dei testi. Come se i comici avessero esaurito il proprio bagaglio di battute e perso il dono di intercettare i cambiamenti della società e dei costumi.

La prima puntata di Made in Sud, andata in onda martedì 14 marzo in prima serata su Rai2, ha mostrato tutte le novità della nuova edizione. Innanzitutto la presenza di Gigi D’Alessio, al posto di Gigi e Ross, ha infuso allo show una buona dose di “comedy” e di varietà. Le parti dedicate alla musica sono state in numero maggiore grazie all’artista partenopeo che ha interpretato i suoi brani ed ha ospitato il collega Ermal Meta. In questi segmenti hanno fatto capolino le atmosfere di precedenti programmi gestiti dall’artista partenopeo su Rai 1 e Canale 5. I risultati non sono stati negativi. Ma quando il nuovo conduttore ha preteso anche di realizzare monologhi e di improvvisare un sens of humour che non gli appartiene, il tono dello show è calato. Ed è apparso subito chiaro che Made in Sud, quest’anno, è diviso in due parti: i comici da un lato e D’Alessio con il suo mondo canoro dall’altro. Non esiste ancora un filo rosso che le unisce. Ognuno ha giocato nei ruoli che gli appartengono.

In questo contesto, molte nuove parodie e imitazioni sono risultate alquanto banali e prive di incisività. Nello Iorio, ad esempio, ha proposto il Dottore, personaggio nettamente inferiore come spessore al Nonno moderno che ha interpretato nel corso delle passate edizioni.

Maria Bolignano, la mamma milf, ha insistito sui medesimi tormentoni come se il tempo non fosse trascorso. Discutibile è apparsa la parodia di don Antonio Polese il Boss delle cerimonie scomparso lo scorso dicembre. Ancor più imbarazzante la presenza della moglie in platea che sorridendo ringraziava il pubblico.

Decisamente meno coinvolgente la comicità dello show  anche in altri aspetti: non ha saputo rinnovarsi neppure nei riferimenti, pochi per la verità, all’attualità ed alla politica. 

Alcuni dei personaggi, inoltre, hanno avuto pochissimi minuti a disposizione per esprimersi, tra cui il super eroe Pigroman molto più incisivo in passato.

Un discorso a parte meritano le due conduttrici. Intanto è stato dato, giustamente, più spazio a Fatima Trotta che ha retto tutto il peso dello show con la sua presenza vivace e con una leggerezza professionale che ne mostra la raggiunta maturità artistica. Pochi, fortunatamente, i segmenti in cui è apparsa Elisabetta Gregoraci, una figura quasi di contorno, ai margini, relegata nei dialoghi con il professor Fischietti, “traduttore dal napoletano all’italiano” e in altri pochi segmenti.

Un ulteriore danno è rappresentato dalla lunghezza: tre ore sono troppe, la comicità è costretta necessariamente a diluirsi e perde di efficacia e di incisività. Bisognerebbe riportare Made in Sud allo schema originale che aveva prima di approdare alla prima serata di Rai2.



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