X Factor 11 la recensione


Analisi della puntata d'esordio del talent show che si presenta al pubblico con una giuria parzialmente rinnovata ma con i soliti trionfalismi auto celebrativi.


Sono stati molti i promossi nella prima puntata di X Factor 11, andata in onda su Sky Uno giovedì 14 settembre e dedicata ai casting. Secondo il classico ed obsoleto schema del talent show, nell’appuntamento di esordio si concentrano i giovani artisti più meritevoli, quelli che superano il turno con quattro “si” da parte dei giudici. La liturgia si è ripetuta anche nell’edizione 2017 grazie ad una sceneggiatura sapientemente costruita che non può fare a meno dei consueti trionfalismi e delle esagitazioni, chissà quanto reali, del pubblico presente.

X Factor risente di una certa età, non riesce a rimodernarsi, insiste sempre sui soliti schemi puntando esclusivamente sulla diversità dei concorrenti e sulle loro storie. Sono state proprio le storie a far da padrone nella puntata d’esordio, suscitando commozione persino nei giudici che, telecamere puntate sul viso, hanno mostrato il ciglio umido.

In cerca d’audience, il talent ha mescolato con perfetto dosaggio, vari ingredienti. In particolare i toni da Corrida hanno affiancato la serietà professionale con cui si rincorre il tanto agognato “X Factor” nei partecipanti. Non sono stati molti i personaggi da commedia, i dilettanti allo sbaraglio per capirci, che conferiscono al programma quelle atmosfere trash presenti, in maniera molto più ingenua e semplicistica nella trasmissione che fu di Corrado. Certamente, come è accaduto in passato, avranno spazio negli altri appuntamenti con i casting.

Inoltre, quest’anno, si sono ospitati concorrenti delle più svariate provenienze geografiche, persino delle Filippine a dimostrazione della multi etnicità del format e del nostro Paese.

Un discorso a parte merita la giuria formata da Fedez e Manuel Agnelli confermati dalle scorse edizioni, e dalle new entry Mara Maionchi e Levante.Già dalle prime battute la Maionchi ha sfoderato il suo caratterino, per altro conosciuto. Ha ostentato schiettezza e crudezza di linguaggio che, troppo spesso, oltrepassano gli schemi consentiti ma che sono sempre finalizzati all’economia del talent. Si è scagliata contro “l’inglesismo” imperante nella musica italiana, ha espresso le proprie perplessità sui giovani che preferiscono comporre e cantare nella lingua di Shakespeare piuttosto che nel proprio idioma. Una constatazione giusta, se si considera che, negli ultimi anni, è aumentata vertiginosamente la percentuale di partecipanti che si presenta con brani inglesi.

Levante è stata una bella sorpresa: certamente, potrà rappresentare una novità nel talent che ha superato i dieci anni. Ci è sembrata attenta, rispettosa dei tempi e delle esigenze dei partecipanti, preparata e non desiderosa di apparire a tutti i costi. E’ un’artista da seguire con attenzione.

Fedez è apparso ingessato nei propri schemi, meno credibili rispetto al passato. E Manuel Agnelli continua a prendersi troppo sul serio.

Ma c’è qualcosa che affossa inesorabilmente l’attuale edizione di X Factor: l’irritante auto- celebrazione dello show a cui si cerca di conferire un alone di grandeur che assolutamente non esiste più. Chissà se è mai esistita.

Il tempo dei talent sta per scadere. Sarebbe ora che qualcuno se ne accorgesse.



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