Un, due, tre Fiorella… la recensione


Analisi della prima puntata dello show condotto da Fiorella Mannoia su Rai1


La sua capacità di gestire uno show in prima serata è apparsa notevolmente inferiore alla dignità artistica e musicale con cui si è fatta conoscere ed apprezzare. Fiorella Mannoia, nonostante i palesi sforzi, non è riuscita, soprattutto nella prima parte del programma, a convincere i telespettatori nel suo nuovo ruolo di padrona di casa. Catapultata sul palcoscenico televisivo del sabato sera, con l’arduo compito di aprire la stagione autunnale di Rai1, la cantante ha messo troppo spesso in evidenza la propria emozione da debutto cercando, nei tantissimi ospiti che si sono avvicendati al suo fianco, quel supporto psicologico necessario per tranquillizzarla.

Sensazioni evidenti nella prima puntata di “Un, due, tre… Fiorella” andata in onda sabato 16 settembre. Uno show che, nonostante il dispiegamento di forze, la moltitudine degli ospiti, e la buona volontà della neo conduttrice, è apparso privo di quel quid che infonde l’anima ad un programma e lo trasforma in evento in grado di trascinare e coinvolgere emotivamente il telespettatore.

Dopo un inizio lento e quasi impacciato, lo show ha mostrato qualche segnale di leggero miglioramento nella parte finale, quando la Mannoia ha superato i propri iniziali imbarazzi ed ha cercato di sfoderare una certa ironia nella gestione della gran folla di personaggi convocati.

In quest’ottica si sono costruiti alcuni siparietti che si sono rivelati subito evanescenti perchè mancavano di un impianto strutturale e di un’idea creativa valida. Ne è un esempio il primo spazio con Sabrina Ferilli, estremamente debole: un errore iniziare in tal modo, la prima puntata.

Sono seguite, poi, le incursioni di Antonella Clerici e di Fabrizio Frizzi e la presenza, più costante, di Clementino che si è ritagliato, maldestramente, il ruolo di spalla della conduttrice. Il rapper napoletano è apparso troppo spesso sul palcoscenico nel tentativo di catturare l’interesse di quel pubblico giovane che, invece, ha disertato l’appuntamento di Rai1, nonostante Ligabue, Max Gazzè, Luca Barbarossa, Enrico Ruggeri: solo per citare alcuni cantanti intervenuti.

Si poteva costruire uno show con qualche idea in più che non fosse soltanto un continuo rincorrersi di ospiti. Rai 1 ha mostrato di saper realizzare eventi nei quali, accanto alla musica con il ruolo principale, ruota un contesto di intrattenimento, di talk, persino di riflessioni. Un esempio per tutti: la serata evento dello scorso anno con Roberto Bolle.

Invece anche i momenti di dialogo e di condivisione, oltre che brevissimi, sono apparsi scialbi e senza mordente. Dimenticabili. E della durata di pochissimi minuti. Ha deluso persino l’intervento di Marco Giallini.

La debolezza dello show ne nasconde una ben più preoccupante: quella dell’intrattenimento di Rai1, attualmente in profonda crisi. Un due tre… Fiorella non è riuscito ad aprire dignitosamente l’autunno della prima rete per la carenza di creatività.



4 Replies to “Un, due, tre Fiorella… la recensione”

  • Giusy

    Non discuto la competenza della signora Caterini però io che non guardavo un varietà del sabato sera da almeno 15 anni, questo l’ho apprezzato moltissimo, fosse anche solo per la Mannoia che canta dal vivo accompagnata da un’orchestra favolosa brani da brivido come La storia e C’è tempo.

  • Enzo Giannelli

    Uno spettacolo piuttosto penoso, assolutamente privo di idee. Strano a dirsi, ma la Mannoia, oltre che impacciata e troppo genuflessa nei confronti degli ospiti (troppi e male amalgamati) ha mostrato di non credere in se stessa, nelle proprie capacità, regredendo anche come cantante, gridando più del dovuto e lasciando troppo spesso le note aperte. Infelice l’esordio con gli stornelli (fra l’altro, cantati in modo miserevole): errore di valutazione in quel voler essere forzatamente divertenti… forse nessuno ha pensato che lo stornello, gira gira, nasconde delle verità, e per quanto ci si voglia giocare, se non si è Gabriella Ferri, meglio lasciar stare, perché certe punzecchiature fanno breccia nel pubblico e vi restano: insomma, una specie di autogol.
    E poi, se uno decide di fare uno spettacolo del genere a una certa età, se non è più che convinto delle proprie capacità, dovrebbe astenersene e non presentarsi come una debuttante. Non si gettano al vento quarant’anni di carriera per una “bravata”. Si è soltanto patetici.

  • Enzo Giannelli

    Ottimo e centrato l’articolo della Caterini, di cui si apprezza la sincerità, la serenità e l’equilibrio della critica.

  • Paola

    Condivido l’articolo. Mi sono annoiata e mi sono domandata perche’ una cosi’ brava cantante famosa da anni sciupi la sua immagine facendo la debuttante tremante, ma ben pagata.

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