Chi ha incastrato Peter Pan, la recensione


Analisi della prima puntata dello show, condotto da Paolo Bonolis e Luca Laurenti, con protagonisti i bambini


C’è del buono in Chi ha incastrato Peter Pan? tornato su Canale 5 dopo sette anni di assenza. Ma ci sono anche molti, troppi segmenti discutibili che potevano essere eliminati.

Innanzitutto ribadiamo fermamente di essere contrari alla presenza dei bambini in prima serata per il divertimento degli adulti e per rincorrere un’audience che fa leva sulla spontanea e disarmante ingenuità dei minori.

Ciò detto, mettiamo subito in evidenza che il conduttore Paolo Bonolis ha voluto conferire alla nuova edizione, la cui prima puntata è andata in onda giovedì 21 settembre, un’impronta educativa veicolando, alle giovani generazioni, messaggi positivi di rispetto per gli altri e per l’ambiente. Lo ha dimostrato nella parte finale soffermandosi sulla cura dovuta al nostro pianeta da troppo tempo strapazzato dall’incuria dell’uomo. Ed è ricorso allo splendido incipit di Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez: “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio”. Paolo Bonolis, a dispetto della sua immagine televisiva, è un personaggio dotato di cultura e intelligenza letteraria che sbucano fuori persino da programmi grondanti trash come Ciao Darwin.

Se si possono accettare i dialoghi con i bambini sul razzismo e sul bullismo ( non a caso nel gruppo dei piccoli protagonisti è presente una bimba di colore) è discutibile la prima uscita sul palcoscenico di Bonolis con in braccio un piccolo di circa sette- otto mesi che appariva spaventato da quanto gli stava accadendo intorno. Intanto Bonolis e la sua spalla storica Luca Laurenti, si producevano in battute a doppio senso: “cambia il bambino” assumeva il significato di lasciarlo e prenderne un altro, e non del semplice cambio di pannolino. Banalità ritenute funzionali per l’economia del baby show ma non degne di chi cita Marquez e adora Michel Houellebecq.

Da evitare accuratamente, per il futuro i momenti “The Mentalist” di cui è stato protagonista lo stesso Laurenti e il gioco delle lame che avrebbero potuto colpire al cuore Bonolis disteso a terra. Tutto studiato, naturalmente, ma segmenti lunghi, noiosi, che non hanno apportato alcun contributo all’economia del programma. Laurenti decisamente sottotono,è apparso relegato in spazi che solo raramente prevedevano la presenza dei bambini.

Da sempre le candid camera ai danni dei bambini si sono dimostrate strumentali per catturare la curiosità degli adulti e suscitare una commovente benevolenza nei confronti delle ingenue vittime.Tutto si è ripetuto nel tradizionale rituale del programma con la novità che è intervenuta un’ex bambina dell’ultima edizione del 1999.

Poco spontanee anche le interazioni dei bambini con i tre ospiti della prima puntata. Le domande apparivano suggerite per toccare temi di attualità come la permanenza di Gianluigi Donnarumma al Milan.

Portare i bambini in prima serata è sempre rischioso. Forse Canale 5 non si è accorta che siamo in un momento televisivo in cui, fortunatamente, il trend dei minori trasformati in fenomeni da baraccone sembra in leggero calo.



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