Il collegio 2 la recensione


Riflessioni sulla prima puntata del docu-reality che è tornato su Rai 2 con la seconda edizione ambientata nel 1961.


Sarebbe stato meglio realizzare una serie tv invece di un docu- reality che, in questa seconda edizione, non solo non presenta guizzi di originalità, ma addirittura appare più vecchio dell’anno il cui è ambientato: il 1961.

Il collegio 2, di cui la prima puntata è andata in onda martedì 26 settembre in prima serata su Rai2, ha riproposto i medesimi schemi già visti, con l’aggravante di uno spiccato esibizionismo non solo da parte dei giovani, ma anche del corpo docente. Tutti recitavano una parte assegnata, chi con maggiore credibilità, chi con qualche esitazione. Nessuna emozione o segni di cedimento dinanzi alle telecamere: tutti apparivano perfettamente consapevoli di voler cogliere la propria opportunità.

 

Si è voluto puntare sulla severità dei professori, del preside, dei due sorveglianti e sulla insofferenza alle regole dei giovani studenti che, come nella prima edizione, nascondevano cellulari e merendine, rifiutavano di farsi tagliare i capelli, trasgredivano con la consapevolezza di doverlo fare secondo un copione già scritto.

I telespettatori hanno visto genitori che, tronfi dell’esperienza recitativa dei loro figli nel docu- reality, ammettevano con soddisfazione la loro totale dipendenza dalla prole. E mettevano in evidenza come si fossero adeguati ai loro stili di vita, dando un pessimo esempio educativo. Stiamo parlando di ragazzini di 14/15 anni che hanno bisogno di linee guida per poter crescere e conquistare una propria consapevole indipendenza.

Questa volta il docu-reality ha voluto puntare su una maggiore e terribile severità nelle regole educative, quasi bastasse una punizione in più per catturare il pubblico giovane. Un pubblico che non riesce a riconoscersi nei coetanei millennials perché non convince il salto nel passato di 56 anni alla ricerca di metodi educativi oramai sorpassati.

Se l’obiettivo era di evidenziare le differenze tra il lassismo scolastico di oggi e la severità del passato, Rai 2 non ha centrato l’obiettivo. Il salto indietro nel tempo è giustificabile solo in una fiction non in un docu-reality che, questa volta, ha spinto di più sulla tecnica del racconto televisivo seriale.

I ragazzi della scuola, infatti, sono stati selezionati secondo le più classiche regole dei casting tv. Una scuola eterogenea che dovrebbe rappresentare la realtà multietnica odierna. In più, si è notata una dose maggiore di retorica che, grazie alle confessioni (reali?) dei giovani, si è riversata sui telespettatori. Professioni di amore nei riguardi delle famiglie, soprattutto da parte di ragazzini chiaramente adottati, hanno letteralmente messo i brividi per l’ipocrisia della sceneggiatura che stava dietro ad ogni intervento.

Non se ne sentiva proprio il bisogno di una seconda edizione de Il Collegio, tra l’altro strombazzata come l’ennesimo esperimento scolastico- sociologico.



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