Marco Giallini ho fatto di tutto per non accettare il ruolo di Rocco Schiavone


Marco Giallini si racconta e ripercorre la propria carriera al Roma Fiction Fest

Al Roma Fiction Fest è arrivato anche Rocco Schiavone. Il vicequestore che tanto ha sdegnato Gasparri, si è rivelato un successo per Rai2, la rete diretta da Ilaria Dallatana: ed è proprio il suo interprete Marco Giallini che, ieri, ha incontrato il pubblico. Dopo la rituale passerella delle 19.00, all’interno del cinema The Space i presenti hanno ascoltato un Giallini prodigo di aneddoti.

Accento romano, voce dal timbro importante, l’attore ha parlato di Schiavone tra ironia e dolore. “Io -ha scherzato- non lo volevo fare: avevo impegni cinematografici. Perciò ho fatto di tutto per riuscire a non avere il ruolo: mi sono comportato da scontroso, da burbero. Non avevo capito che, invece, il personaggio era proprio quello”. Quindi, prima di arrivare sul set, è iniziata la lettura dei romanzi di Manzini.
Questo vicequestore che “per due cannette” ha suscitato tanto clamore, non è però così distante dall’uomo che gli ha dato il volto. Entrambi infatti hanno vissuto la morte della propria compagna: “Noto che c’è sempre una certa reticenza a toccare l’argomento, ma io non sono né il primo né l’ultimo uomo che ha perso la moglie: succede, è la vita. Approcciarmi a un personaggio che ha avuto il mio stesso trascorso è stato forte”.
Ma il personaggio di Schiavone  è stato solo l’ultimo impegno per Giallini: il 2016 è stato anche l’anno di Perfetti sconosciuti, film che ha conquistato due David di Donatello e un ottimo riscontro di pubblico nelle sale. La riflessione passa naturalmente al cinema, a cui Giallini è approdato dopo il teatro: “Quando c’è qualche film che incassa, si parla sempre di rinascita del cinema. Ma la verità è che non si sa mai come va a priori: ci si prova. Io e Paolo Genovese siamo amici: quando mi ha detto che aveva questa idea che girava intorno ai telefoni, eravamo al mare insieme. E io gli ho risposto che già, solo l’idea di un film sui telefoni, mi disturbava. Invece alla fine ha incassato qualcosa come 20 milioni: una cifra impensabile”.

rocco schiavone 2
Una passione, quella del cinema, trasmessagli dal padre: un grande amante di noir che, all’epoca, poteva vantarsi di avere la terza elementare. Lo aveva portato anche sull’isola Tiberina a vedere Gina Lollobrigida che girava: “Quando mi accorsi che i tedeschi, durante le pause, parlavano romano, cominciò a scattarmi qualcosa dentro”. Da “figlio del proletariato” tanti ruoli non si potevano rifiutare, ma sono arrivati tutti in età adulta: il lavoro da imbianchino al mattino, la scuola di recitazione la sera, il primo provino è stato a 28 anni per l’Adelchi. C’era Arnoldo Foà, già vecchio per il Giallini quasi trentenne: “Mi richiamarono poco dopo. Avevamo il telefono in casa da due giorni: quando squillò, saltammo sulla sedia spaventati”. Il papà, un uomo “bello come il sole” e con gli occhi verdi, è morto prima che la carriera di attore decollasse: “Il suo preferito era Michel Piccoli, lo amava più di tutti. Quando venni candidato ai David, nella cinquina con me c’era proprio lui. Mio padre è morto quando io ancora facevo l’imbianchino: non ci avrebbe creduto mai, nemmeno se gli avessi detto che Piccoli l’avevo incontrato sulla Nomentana“.


Dopo la parentesi televisiva di Schiavone, vedremo presto Giallini di nuovo al cinema. Intanto però, a una bambina che gli chiede se ci sarà una seconda stagione della serie, all’attore non rimane che rispondere: “C’è un piccolo problema: devono scrivere i libri”.



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