La strada dei miracoli, il bilancio finale


Analisi conclusiva del programma condotto da Safiria Leccese su Rete 4 di cui va in onda questa sera l'ultima puntata


Giovedì sera calerà il sipario su La strada dei miracoli, il programma su fede e spiritualità condotto da Safiria Leccese su Rete 4. Il programma avrebbe dovuto essere trasmesso questa sera, come d’abitudine, ma i recenti attentati di Bruxelles hanno spinto la rete a spostare la trasmissione a dopodomani per lasciare spazio ad uno speciale di Quinta Colonna. 


Dopo l’esordio nella scorsa primavera, la trasmissione è stata confermata dall’emittente, con due cicli composti da 20 puntate, di cui tre speciali. 

Il programma è ormai diventato un appuntamento fisso del martedì sera di Retequattro. Tre ore e mezza di diretta (magari un po’ troppe), nelle quali gli argomenti affrontati sono stati piuttosto vari, con l’obiettivo di far conoscere al pubblico anche la storia di numerosi Santi della Chiesa Cattolica. Personaggi straodinari a cui sono collegati, ovviamente, miracoli o (più laicamente) guarigioni inspiegabili dalla scienza. L’elenco è piuttosto lungo: Padre Pio (di cui si è stata seguita con molta attenzione lo spostamento della salma a Roma), San Francesco, Sant’Antonio, Santa Rita, per arrivare anche a raccontare eventi collegati a luoghi in cui (anche se la Chiesa non si è pronunciata ufficialmente) sarebbe apparsa la Madonna. 

Le vite dei protagonisti del Cristianesimo e del Cattolicesimo sono state raccontate in maniera completa, tra ricostruzioni filmate, documenti ed immagini esclusive o con la presenza di inviati nei luoghi più significativi della loro vicenda terrena. Determinanti, per coinvolgere il pubblico da casa, le testimonianze in studio di persone comuni che, a loro detta, sarebbero state miracolate.

È senz’altro questo uno degli aspetti che colpiscono di più, sia chi crede sia chi invece è più scettico. A riprova di questo i numerosi dibattiti tra gli ospiti in studio, opportunamente mescolati tra religiosi (Don Davide Banzato), laici (Alessandro Cecchi Paone) e credenti (Paolo Brosio e Silvana Giacobini). Talvolta si è ecceduto nei toni, rischiando di confondere ulteriormente le idee al telespettatore. Quello che sicuramente ha tenuto meno la lingua a freno è stato Cecchi Paone, che in alcune occasioni ha esagerato nei giudizi su quanto raccontato. Piacevole la presenza di Silvana Giacobini, la quale ha dimostrato equilibrio e ottima preparazione sui temi affrontati. 

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Un plauso partcolare va a Safiria Leccese. Perfettamente calata nel ruolo di conduttrice, è riuscita a fare da mediatrice negli spazi di talk anche con piglio deciso. In più, la giornalista è riuscita ad essere sempre imparziale, non inducendo mai i telespettatori a dover per forza credere alle testimonianze raccontate. 

Obbligatori gli spazi di alleggerimento, miranti anche a catturare un pubblico più popolare: ecco dunque spiegate le presenze, ogni settimana, di personaggi famosi che hanno raccontato il loro rapporto con la fede, svelando (per quanto possibile) anche piccoli retroscena, imbeccati dalla conduttrice. Tra le interviste spicca quella a Rita Pavone, che ha raccontato anche di una sorta di miracolo che ha ricevuto. 

Il programma si è contraddistinto anche per una maggiore attenzione all’attualità con analisi e dibattiti su temi caldi: uno su tutti, il caso Vatileaks 2, ma anche il bel colpo giornalistico dell’intervista a monsignor Charamsa, che mesi fa dichiarò la propria omosessualità pubblicamente. Peccato, però, che questi argomenti siano tendenzialmente stati confinati sempre nell’ultima parte della trasmissione: avrebbero senz’altro meritato una collocazione in blocchi differenti. 



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