Piazzapulita | Puntata 20 settembre 2018 | Somaliland e le migrazioni


Piazzapulita | Puntata 20 settembre 2018 | Diretta. Comincia questa sera la nuova stagione del programma d'inchiesta e approfondimento condotto da Corrado Formigli su La7. Si parlerà di immigrazione, con un reportage esclusivo dal Somaliland. Tra gli ospiti, Marco Minniti, Claudio Borghi e il Ministro degli Esteri lussemburghese Jean Asselborn.


Questa sera, dalle 21:15 su La7, seguiremo in diretta la prima puntata della nuova stagione di Piazzapulita.
Il programma d’inchiesta e approfondimento giornalistico condotto da Corrado Formigli – all’ottava stagione consecutiva – riparte parlando di immigrazione, uno dei temi più complessi della nostra attualità.
Il fulcro della puntata sarà un reportage realizzato dallo stesso Formigli in Somaliland, uno stato indipendente proclamato nel 1991 che di fatto è una regione della Somalia. Perché il Somaliland, pur avendo una struttura statuale e un esercito, non è riconosciuto da alcuno Stato a livello internazionale.

La scelta di proporre il reportage è in linea con lo slogan della nuova stagione del programma: “Piazzapulita ci va”.
Corrado Formigli, nel presentato la puntata, ha sottolineato: “In questo momento è importante difendere un racconto terzo della realtà. Nell’epoca del cattivismo imperante è necessario un giornalismo indipendente che interrompa il canale diretto tra il potere e il popolo, creato soprattutto attraverso i social network. Andare nei luoghi in cui avvengono i fatti serve a capirli meglio e a conoscere le storie delle persone che le vivono”.

Il riferimento è al fatto che il Corno d’Africa – zona di cui il Somaliland e la Somalia fanno parte – è uno dei punti nevralgigi dei flussi migratori contemporanei.

La puntata inizia con una serie di frasi dette negli ultimi tempi da Matteo Salvini e altri esponenti della Lega, nei discorsi sugli immigrati, proiettate sul videowall dello studio.
Poi viene mandato in onda il reportage sul Somaliland.
In quello Stato non piove da tre anni e la siccità ha mandato il tilt le poche attività che garantivano la sopravvivenza alla popolazione. Anche il mercato di dromedari e capre ha visto ridurre il volume d’affari: i singoli capi valgono la metà rispetto a poco tempo fa.

La fame, la sete e la povertà hanno portato alla nascita di campi profughi all’interno della stessa Somaliland. Il più grande si chiama “Dadaab” e ospita circa 15mila persone, in capanne di stracci e fango.  Dai racconti degli abitanti si capisce che lì non si riesce a fare altro che a tentare di sopravvivere, sperando o nel ritorno della pioggia o in un viaggio in Europa o Stati Uniti.
Donne e bambini sono quelli che più di tutti risentono di queste condizioni. Save the Children è l’unica ONG presente che cerca di tamponare l’emergenza. Ma i bambini malnutriti e malati sono centinaia e per arrivare in ospedale bisogna fare una traversata di 3 ore nel deserto.
È quello di Burao, ma si tratta di una sorta di accampamento con possibilità di cura molto limitate. Formigli denuncia l’assenza di iniziative o programmi promossi dell’Europa e di tutti gli Stati più progrediti.

Finito il reportage, inizia la discussione in studio con Rula Jebral, Antonio Padellaro, Lucio Caracciolo, Claudio Borghi.
La prima domanda del conduttore è rivolta ad Antonio Padellaro e riguarda l’assenza totale degli Stati più progrediti nella zona e di come l'”aiutiamoli a casa loro” sia sempre più una frase vuota. Per Padellaro, ex Direttore de Il Fatto Quotidiano l’espressione “aiutiamoli a casa loro” avvelena il dibattito pubblico sul tema e nasconde il disinteresse e la non conoscenza di ciò che accade in quelle zone.

Lucio Caracciolo – giornalista, docente ed esperto di politica internazionale – prosegue sulla stessa linea d’onda: “Attualmente, ‘aiutiamoli a casa loro’ significa ‘aiutiamoli a rimanere a casa loro’. Servono programmi enormi per favorire lo sviluppo di quei Paesi che nessuno adesso sta nemmeno organizzando. Lo sforzo richiesto è immane e bisognerebbe controllare i flussi migratori verso l’Europa e poi fare in modo che gli immigrati aiutino i loro Paesi ad organizzarsi e risollevarsi”.

Claudio Borghi, Deputato della Lega e Presidente della Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati, dice che le immagini confermano la linea del suo partito e del Ministro dell’Interno Matteo Salvini contro l’immigrazione. Secondo Borghi, i soldi spesi per fare le traversate – che quantifica in miliardi di dollari – sarebbero molto più utili per l’economia della zona.

Rula Jebreal, giornalista palestinese della CNN, risponde all’Onorevole Borghi spiegando come il suo ragionamento abbia molti punti bui. Sia perché non spiega quanti siano i miliardi di cui ha parlato e come possano essere impiegati, sia perché la politica estera italiana stia portando – soprattutto in zone come la Libia – ad enormi spese e con risultati disastrosi per la stabilità delle regioni africane.

Segue un servizio sul “modello Orbàn”, attuato in Ungheria contro i flussi migratori. Un sistema di muri e sorveglianza militare di ogni frontiera, che rende sostanzialmente impossibile entrare stabilmente nel Paese. A queste barriere sono state affiancate leggi come quella che vieta la costruzione delle moschee e rende più difficile professare la religione islamica.

Per Padellaro la prima cosa da fare per trovare una soluzione al problema migrazioni senza avvelenzare il clima, smettendo di usare il tema per scopi propagandistici. Inoltre, il calo degli arrivi degli immigrati in italia pone anche la domanda del quanto sia ancora sostenibile la politica dell’emergenza invasione.

È il momento dell’intervento di Jean Asselborn, Ministro degli Esteri del Lussemburgo. Pochi giorni fa Asselborn ha avuto un duro scontro con il Ministro degli interni italiano Matteo Salvini durante una riunione in sede europea. Il tema era proprio quello dell’immigrazione.

Asselborn: “Ero io ad avere la parola in quel momento e stavo dicendo che in Europa bisogna rispettare le convenzioni. In quella sede ho detto che bisognava incentivare limmigrazione legale.
In quel momento, il Ministro Salvini ha interrotto dicendo che bisogna cambiare le convenzioni, di non volere schiavi africani in Italia e che la sua priorità era aumentare le nascite di italiani. L’utilizzo della parola “schiavi” non mi sembra adatta nell’Europa del 2018. Bisogna innanzitutto approcciarsi agli africani come essere umani”.

Formigli: “Lei ha rincarato la dose parlando di metodi fascisti. Lo ripeterebbe?”

Asselborn: “Sì, io ho detto che i suoi sono termini già sentiti negli anni ’30 del Novecento e non bisogna arretrare con parole simili. Mostra un modo sbagliato di approcciare al problema. Ci sono difficoltà, ma Salvini e il suo migliore amico Orbàn sono quelli che hanno rotto il clima di collaborazione”

Formigli: “Non crede che ci sia egoismo dell’Europa e che l’Italia sia stata lasciata sola?”

Asselborn: “Sono assolutamente convinto che abbiamo lasciato sola l’Italia. Ma Orbàn è stato il primo a rompere i meccanismi di ridistribuzione dei migranti. Da quel momento hanno cominicato ad abbandonare anche altri. Credo che se tutti avessero fatto il proprio lavoro, non saremmo arrivati a questo punto. Dovremmo ragionare in termini di comunità europea e non ogni Stato per sè”.

Lucio Caracciolo rimarca lo scarico di responsabilità tra i singoli Stati e dice che ormai l’Europa non è nelle condizioni di arrivare ad un accordo proficuo e unanime.


Claudio Borghi: “Tutta la diatriba è figlia di un evidente equivoco, magari un errore di traduzione. Lo “schiavi” di Salvini non era dispregiativo. Piuttosto, se i lussemburghesi, con un reddito pro-capite di circa 100mila Euro, riducessero la loro ricchezza, ci sarebbero miliardi utili per l’Africa“.

Per Antonio Padellaro, sarebbe opportuno che la Lega ammettesse di non volere gli immigrati e di non accettare la semplice ridistribuzione.
Aggiunge che Salvini e la Lega dovrebbero fare più attenzione al linguaggio che usano e all’uso propagandistico di questo linguaggio quando si parla di immigrati. Questo al netto della libertà di Salvini e del governo di attuare le politiche che meglio crede.

Ribatte Asselborn: “Il Lussemburgo ha ospitato un certo numero di migranti, anche in rapporto alla propria popolazione. Invece, Paesi come Polonia, Slovenia e Ungheria non ne hanno ospitato nemmeno uno. Con le mie parole volevo rompere il meccanismo che vuole disgregare lo spirito di cooperazione tra gli Stati europei”.

Inizia la seconda parte di Piazzapulita. Si parla di conti pubblici in relazione al tema immigrazione, con il confronto tra l’Onorevole Caudio Borghi – Presidente della Commissione Bilancio alla Camera dei Deputati – e il giornalista del Corriere della Sera Federico Fubini.

Fubini apre il dibattito dicendo che, effettivamente, l’Italia ha bisogno delle politiche che favoriscano la natalità, senza per forza dover ricorrere agli immigrati per garantire un saldo positivo. Ma aggiunge che di politiche che effettivamente possando andare in questa direzione non ce n’è traccia al momento.
Considerando il debito pubblico pro-capite, in special modo quello dei più giovani, le politiche per aumentare la natalità costerebbero tanto. E anche se l’Italia tornasse ad avere il tasso di natalità più alto della sua storia – quello degli anni ’60 – ciò non basterebbe a garantire un saldo che possa tenere in ordine il sistema pensionistico.

Claudo Borghi ribatte dicendo che i costi delle politiche per la natalità sono effettivamente alti, ma c’è bisogno di far lavorare gli italiani e di bloccare la fuga di cervelli all’estero. Aggiunge, poi, che il debito pubblico viene tirato in ballo a sproposito, poiché non incide direttamente sui risparmi dei sinogli cittadini. Non del tutto, almeno, visto che è detenuto per lo più da altri investitori”.
Il tema ora è quello del superamento della soglia del 3% nel rapporto deficit/PIL, del peso reale dello spread, della gestione degli squilibri finanziari.
Per Borghi è possibile pensare politiche economiche e finanziarie audaci, spendendo di più in un primo momento, non facendosi condizionare dallo spread e aumentando il rapporto deficit/PIL, per poi recuperare successivamente. Federico Fubini sostiene che i numeri di cui parla Borghi non stanno in piedi e i benefici di cui parla sono tutti da dimostrare. Anche perché le stime attuali – secondo Fubini – dicono che mettere in atto certe politiche è quantomeno rischioso.

Corrado Formigli presenta la rubrica “Tutte le promesse”, affidata alla giornalista Linda Giannattasio. Uno spazio – già presente in forma diversa durante il governo Renzi – nel quale di volta in volta verranno tenute d’occhio le misure del governo in relazione alle promesse fatte durante la campagna elettorale.
La stima presentata dalla Giannattasio per le principali misure annunciate dal governo evidenzia una discrepanza tra gli investimenti annunciati e i costi previsti. In particolare, la flat tax pone problemi per la gestione delle varie aliquote.

Claudio Borghi dice che le prime misure in fatto di aliquote fiscali riguarderanno le partite Iva. Solo successivamente e progressivamente si sceglieranno le aliquote per la popolazione restante, possibilmente unica e intorno ai 16mila euro a famiglia.
Federico Fubini dice che i costi sono enormi e i lgoevrno non ha ancora detto come ha intenzione di coprirli.

Di nuovo immigrazione, stavolta con un servizio dalla Sassonia, in Germania. Il giornalista Alessio Lasta è andato nella regione dove sono sempre di più e sempre più agguerriti i movimenti nazionalisti di estrema destra che combattono quotidianamente gli immigrati. Gli slogan di questi movimenti, in alcuni casi, si rifanno più a meno apertamente a quelli nazisti.

Retorica sulla volontà popolare, sulla presunta dittatura della Merkel, sugli immigrati rappresentati come assassini e stupratori seriali, giornalisti scherniti. Tutti argomenti a cui ci stiamo abituando anche in Italia. Molti di loro – intervistati da Alessio Lasta – guardano con simpatia a Salvini.

Secondo Borghi, vanno distinti i vari estremismi e se il popolo tedesco arriva a tanto, va capito perché vuol dire che qualcosa non ha funzionato nelle politiche dal secondo dopoguerra ad oggi. Comprese quelle che hanno umiliato la Germania dopo il conflitto mondiale.
Spazio allo scrittore Stefano Massini che racconta l’invenzione della penna a sfera da parte di László József Bíró, ungherese emigrato in Argenitna, che inventò la penna con cui però fece fortuna il francese Marcel Bich.

Il racconto viene utilizzato da Corrado Formigli per presentare l’ospite successivo: l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti. Formigli ricorda come Minniti sia stao un Ministro apprezzato anche a destra per le sue politche restrittive sull’immigrazione. Politiche che sembrano aver preparato la strada al successo di Salvini.

Minniti risponde dicendo che la sinistra ha perso perché non è riuscita a fare i conti con la rabbia e la paura crescenti delle persone, perché le ha lasciate sole. Non per le sue politiche.

Formigli: “Le sue politiche hanno preparato la strada alla criminalizzazione delle ONG?”
Minniti: “Abbiamo affrontato il tema delle ONG, costruendo con loro un rapporto e arrivando all’approvazione di un codice di condotta che è stato accettato dalla maggior parte delle ONG. Tutto questo ha portato ad una diminuzione dei flussi e ad una regolamentazione delle attività. Quel meccanismo è saltato per volontà politica di puntare sulla paura di un’emergenza migranti. I nazional-populisti attualmente lasciano le persone incatenate alla proprie paure. La sinistra deve tornare ad ascoltare queste paure”.

Antonio Padellaro torna in studio per fare nuove domande. Formigli dice che in Italia in questo momento non c’è opposizione.

Minniti: “L’opposizione c’è, anche in Parlamento come contrasto all’azione di governo. Il problema è che si deve costruire un’alternativa e in questo siamo ancora indietro. Non facile nella fase attuale, in cui anche la “fisicità” nazional-populista” ha facilmente la meglio. Dobbiamo insieme le idee e la leadership. Serve un congresso“.

Padellaro: “Sembra che il PD la partita la stia perdendo completamente. Anche da quando ha iniziato a contrastare l’azione di governo il consenso è diminuito. Non stanno funzionando gli argomenti né il modo di fare opposizione. Pensa che anche chi ha votato il PD sia contento di vedere i lpartito nel caos?”
Minniti: “Il 4 di marzo il PD ha subìto la più grande sconfitta del Centrosinistra. Un colpo durissimo che non si può archiviare in poco tempo. Dobbiamo avere una strategia politica, che non è una scorciatoia per tornare al potere ma un modo per ricomporre la rottura sentimentale che si è verificata con la gente. La gente tornerà da noi quando saremo un’alternativa. Per questo vorrei il congresso”.
L’ex Ministro Minniti sta difendendo il lavoro fatto da lui e il suo governo in condizioni che – dice – erano difficilissime. Da un lato c’era la rabbia della gente che chiedeva risposte immediate, dall’altro l’esigenza riformista di impostare un lavoro di più ampio respiro e di medio periodo. Molte delle cose che ha fatto – conclude Minniti – stanno dando già oggi dei risultati mai visti prima.
Per Padellaro, le risposte non sembrano essere state all’altezza o, comunque, non sono state capite.

Corrado Formigli introduce l’ultima parte della discussione illustrando gli ultimi sondaggi, che vedono il PD resistere con difficoltà attorno alla percentuale delle ultime elezione.
Per Antonio Padellaro il PD rischia l’irrilevanza e forse avrebbe fatto meglio ad allearsi con il Movimento 5 Stelle.
Minniti dice che il governo attuale a trazione leghista con un M5S fortemente subordinato, dimostra che quell’accordo era impossibile, nonostante lui fosse favorevole al confronto.

Ultima parte dedicata ad un nuovo documento inedito: una troupe di Piazzapulita ha seguito le sorti dei migranti della nave Diciotti della Guardia Costiera italiana, fino alla loro destinazione finale. Quindi, anche dopo la settimana in cui erano stati al centro delle cronache internazionali per la mancata autorizzazione allo sbarco da parte del ministro dell’Interno Salvini.

L’inchiesta è di Michela Farrocco. Racconta le storie agghiaccianti – con le voci e i volti delle donne e degli uomini protagonisti di quella vicenda – dei naufraghi recuperati nel Mediterraneo. Stupri, torture, aborti, condizioni di vita impossibili in prigioni sotterranee.

Viene introdotto Oscar Camps – Fondatore di Proactiva Open Arms, l’ONG che è rimasta a salvare vite nel Mediterraneo fino all’ultimo momento in cui è stato possibile, poche settimane fa. Ora è rimasta solo la nave Aquarius si SOS Mediterranée. I costi sono aumentati enormemente dopo le nuove misure decise dai governi, soprattutto da quello italiano e non è più facile operare. Critica sia il governo italiano, sia la stessa Europa per come sta gestendo una situazione in cui vengono meno anche i più elementari diritti umani.
Poi racconta uno degli ultimi salvataggi della Open Arms, quello della camerunense Josefa, recuperata dopo 48 ore alla deriva in mare aggrappata ad una tavola di legno.

La prima puntata di Piazzapulita finisce qui.



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