Storie maledette, 11 marzo 2018, diretta prima puntata


In diretta la prima puntata del programma condotto da Franca Leosini, con la prima parte delle interviste a Sabrina Misseri e Cosima Serrano, condannate all'ergastolo per l'omicidio di Sarah Scazzi.


È andata in onda su Rai 3 la prima puntata del nuovo ciclo di Storie maledette. Franca Leosini ha intervistato Cosima Serrano e Sabrina Misseri, detenute nel carcere di Taranto per l’omicidio di Sarah Scazzi, avvenuto nell’agosto 2010.

La trasmissione parte con un servizio della stessa Leosini, che ricostruisce l’esistenza di Sarah Scazzi e quel tragico 26 agosto 2010, giorno in cui sparì. Si parla della sua famiglia, delle sue abitudini, del suo carattere nel consueto stile Leosini, tra delicatezza, momenti lirici e un pizzico di retorica.

Eccoci nel carcere di Taranto, dove sono detenute le due donne che la giustizia ha dichiarato colpevoli dell’omicidio  della ragazza. Sabrina Misseri è la prima ad essere intervistata, nella cappella della casa di reclusione: “Io ero per Sarah la sorella che non ha mai avuto“, dice. Con lei la Leosini cerca di raccontare la ragazza e la sua famiglia: le due cugine sembra che fossero molto unite e uscivano insieme, anche con gli amici di Sabrina. “La madre non le concedeva di uscire con le amiche, Sarah aveva poca autostima anche perché da piccola la prendevano in giro“, rivela.

Le interviste si svolgono in parallelo: la ricostruzione delle vicende stavolta passa attraverso le parole di Cosima Serrano, madre di Sabrina e zia di Sara. Anche lei ammette come la ragazza fosse molto ben voluta in casa sua: “Una volta espresse il desiderio di essere adottata da noi“, dichiara.

La Leosini comincia ad entrare nella psiche delle intervistate. Chiede infatti a Sabrina Misseri di raccontarsi, invitandola però a “non crearsi il santino“, cioè a non realizzare il ritratto di sé autocelebrativo, cosa di cui la ammonisce quando si accorge di ascoltare una descrizione che ritiene troppo di parte. La ragazza parla di sé, dei suoi amori giovanili, delle sue abitudini prima che perdesse la libertà.

Poi si apre il capitolo Ivano Russo, il ragazzo che frequentava prima della morte di Sarah e che sarebbe stato il principale movente dell’omicidio della cugina. La Misseri parla del rapporto con lui, che si strinse fino a diventare qualcosa che non era amicizia ma nemmeno poteva definirsi amore. La Leosini critica la condotta della Misseri nel gestire questo legame, sottolineando come fosse “sentimentalmente genuflessa” al ragazzo e motivando le sue considerazioni attraverso la lettura degli sms allegati agli atti del processo. “Lei è una babbalona“, dice con la sua ironia garbata e al contempo ficcante.

Sul rapporto tra Sabrina e Ivano si esprime Cosima Serrano: la madre sapeva dell’interesse della figlia per il ragazzo ma non di più. In questa prima parte della trasmissione il focus è concentrato principalmente su Sabrina: i blocchi dedicati all’intervista alla madre sono soltanto 2. La conduttrice prosegue nel cercare di capire cosa volesse la ragazza da Russo: “Lei si sfarinava per lui, a quanto pare sognava la favola…“. Termini desueti che però vanno dritti al punto. 

Sabrina Misseri ad Ivano Russo raccontava tutto, anche delle liti tra i genitori che la facevano stare male e soffrire, come dimostra la commozione con cui parla di quel momento della sua vita. Della cugina dice di non essere mai stata gelosa, sostenendo che Sarah non si fosse innamorata di Russo, cosa su cui però la Leosini non è d’accordo. Spezza per qualche attimo il colloquio anche la docufiction, con la piccola vittima interpretata da un’adolescente che legge il suo diario, su cui parlava della crescente attenzione nei confronti dell’allora 27enne Ivano.

Sempre attraverso una ricostruzione filmata si parla anche della passione mancata tra i due ragazzi, che scattò in auto in un luogo appartato. Fu Ivano a frenarsi prima che venisse consumato un rapporto sessuale completo tra i due. L’evento creò imbarazzo e disagio ad entrambi, come si nota anche dalle parole della giovane nel riascoltare la domanda del pm Buccoliero al suo “amico” durante il processo. Di quanto accaduto Sabrina parlò ad un’amica anche in presenza della cugina Sarah: nel giro di poco tempo la notizia si diffuse in città e Ivano Russo reagì molto male.

Cosima Serrano, interpellata dalla Leosini sull’argomento, dichiara di non essere stata messa subito a conoscenza del mancato rapporto sessuale tra la figlia e Russo“Comunque, sono cose che possono succedere tra due che si piacciono”. La giornalista, in tal senso, le sottolinea come attraverso questi suoi atteggiamenti si dimostri una donna moderna, contrariamente a quello che si è evinto dai fatti.

Con lei, almeno per ora, la conduttrice instaura un rapporto meno diretto rispetto a quello creato con la figlia, con meno “licenze”.

Franca Leosini, in base agli atti del processo che sono per lei riferimento costante, parla della gelosia di Sabrina nei confronti di Sarah a causa dell’avvicinamento di quest’ultima ad Ivano Russo: la ragazza però smentisce. La sera prima del tragico evento la Scazzi subì un brusco rimprovero dalla cugina, come comprovato anche dal diario della ragazzina e da alcune testimonianze, sempre per gli stessi motivi.

Sabrina, che si commuove ricordando anche gli atti di bullismo subiti da lei e dalla cugina quando frequentavano le scuole medie, cerca di far capire come le parole della cugina siano state sostanzialmente prese troppo alla lettera e ingigantite soprattutto in ambito processuale.

Si arriva alla fatidica mattina del 26 agosto 2010. Le testimonianze parlano di una Sarah molto silenziosa e triste: la ragazza trascorse la mattinata a casa di Sabrina, che afferma come invece la ragazza non fosse taciturna quel giorno. Dichiarazione rafforzata dal legale della Misseri, che parla in un breve rvm andando nel dettaglio della questione. 

I misteri sui fatti che hanno portato alla morte di Sarah Scazzi riguardano l’orario in cui la ragazza è arrivata da sua cugina Sabrina: difesa e accusa hanno portato avanti tesi diverse. La Leosini legge la serie di sms scambiati tra le due cugine e un’amica di Sabrina per mettersi d’accordo su quando avviarsi per andare a mare.

Sostanzialmente Sarah sarebbe stata assassinata intorno alle 14.25 circa e la Misseri avrebbe utilizzato il cellulare della cugina inviando al suo telefonino un messaggio per crearsi un’alibi. Accusa che in lacrime la ragazza respinge, sostenendo che non sarebbe mai stata capace di un atto del genere.

In questa fase del programma l’approfondimento è tutto dedicato ai fatti tragici accaduti e alle relative risultanze processuali.

Sabrina Misseri dice la sua verità, con convinzione: la Leosini gradualmente incalza basandosi sugli atti del procedimento penale a suo carico. Su alcuni passaggi, si nota come la conduttrice sia poco convinta delle dichiarazioni dell’intervistata. Che rimpiange la sua sovraesposizione mediatica al tempo: “Sono pentita di aver rilasciato troppe interviste: ma a prescindere da questo i pregiudizi nei miei confronti ci sarebbero sempre stati, anche se avessi deciso di non parlare“.

Il 29 settembre 2010 un colpo di scena: riappare il cellulare di Sarah, parzialmente bruciato e ritrovato nelle campagne limitrofe da Michele Misseri, il padre di Sabrina. In realtà fu proprio lui a farlo rinvenire in quella zona.

Perché lo fece, secondo lei?“, chiede la Leosini alla figlia: qui la trasmissione finisce. La risposta sarà possibile ascoltarla nella seconda parte dell’intervista alle due donne di casa Misseri, che sarà trasmessa domenica 18 marzo, alle 21:20 circa. 

Attesa dopo una stagione di pausa, la prima puntata di questo nuovo ciclo di Storie Maledette non ha deluso. La trasmissione si è confermata di alto livello qualitativo, tra fedeltà assoluta alle numerosissime pagine del processo e la straordinaria capacità della conduttrice nell’andare gradualmente a fondo delle vicende provando a conoscere le due omicide oltre la rappresentazione mediatica fornita fino a questo momento.

Franca Leosini riesce ancora una volta a non spettacolarizzare eventi che hanno conosciuto in maniera a dir poco ossessiva le attenzioni dei media. Come? Provando sinceramente, con grande disponibilità all’ascolto pur mantenendo un suo punto di vista critico, a capire cosa frullasse nella testa di persone diventate improvvisamente delle criminali e a tentare di mostrare la loro fragilità, pur non giustificando mai le loro orribili azioni.

Nella sua ricostruzione dei fatti, tra una domanda e l’altra, non sono mancate le sue considerazioni argute, effettuate anche tramite ironiche perifrasi in cui ha fatto ricorso sia a termini oggi poco utilizzati sia ad altri che invece fanno parte del gergo giovanile, concedendosi addirittura una rapido tuffo nel dialetto napoletano. Un modo di comunicare che anche per questo la rende popolarissima tra i più giovani e che rappresenta uno dei tratti distintivi di un format sempre molto atteso prima della sua messa in onda.



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