Giornalismo e violenza | da Nemo a Striscia a Non è L’Arena


Cronaca di un anno di minacce, aggressioni e a volte anche pestaggi a danno di giornalisti tv che con il loro lavoro hanno cercato di far luce sui mali della società italiana.


Quella che sta per finire sarà ricordata come una delle stagioni più difficili per gli inviati delle principali trasmissioni di approfondimento. Minacce, aggressioni e lesioni personali: problemi che hanno accomunato tutti i network televisivi, dalla Rai a La7. Ecco i casi più noti, solo una piccola parte di un elenco che potrebbe essere ancor più lungo.

L’episodio più eclatante in assoluto, per conseguenze e ricadute mediatico-giudiziarie, riguarda l’aggressione subita da Daniele Piervincenzi, inviato della trasmissione di Rai 2 Nemo – Nessuno escluso. I fatti risalgono al 7 novembre 2017: il giornalista si era recato a Ostia, in vista delle elezioni che si sarebbero tenute di lì a breve nella municipalità romana.

Roberto Spada e Daniele Piervincenzi: di lì a poco l’uomo colpirà il reporter con una testata

Piervincenzi voleva capire se Roberto Spada, fratello del boss Carmine, voleva appoggiare o meno Casapound nelle imminenti consultazioni elettorali. Recatosi fuori dalla sua palestra, dopo un’iniziale ritrosia, Spada cominciò a rispondere alle domande. Poi, non sopportando di essere incalzato da Piervincenzi, perse i lumi della ragione e gli rifilò una testata sul naso, per poi continuare ad aggredire sia il giornalista che il cameraman insieme ad un suo sodale con una spranga di ferro. Tutto venne filmato dalla telecamera. Conseguenze: setto nasale rotto, operazione chirurgica per Piervincenzi e, qualche giorno dopo, l’arresto di Spada, accusato di lesioni gravissime con l’aggravante del metodo mafioso. L’uomo è attualmente detenuto in regime di 41-bis.

Daniele Piervincenzi

Per Nemo, però, i problemi con la mala romana non sono finiti: è di martedì 8 maggio, la notizia dell’aggressione al cronista Nello Trocchia, autore di servizi ‘scomodi’ sulla criminalità organizzata, non solo capitolina. Il giornalista e il suo operatore stavano riprendendo i momenti dell’arresto di Antonio Casamonica e Alfredo di Silvio, ritenuti responsabili del pestaggio, lo scorso 1° aprile, di una donna disabile e del proprietario di un bar della Capitale. L’evento ha fatto scalpore, essendo stato documentato dalle telecamere di sicurezza del locale. Come belve inferocite, le donne di casa Di Silvio e Casamonica hanno inveito contro la troupe finendo, poi, per rompere la telecamera che stava documentando tutto. Fortunatamente per Trocchia e l’operatore non ci sono state conseguenze sul piano fisico.

Le immagini dell’aggressione alla troupe di Nemo dai Casamonica-Di Silvio a Roma

Anche sulla terza rete si sono verificati episodi intimidatori nei confronti della stampa. Giorgio Mottola è uno degli inviati di Report, la trasmissione di inchieste di che negli anni ha acceso i riflettori su molte criticità del sistema Italia. Il giornalista ha provato ad intervistare Renato Papagni, presidente di Federbalneari, nell’ambito di un’inchiesta portata avanti dalla trasmissione sulla regolarità delle concessioni per l’installazione di lidi sulla spiaggia di Ostia.

Al termine di una conferenza stampa dedicata a un evento culturale, Mottola ha raggiunto Papagni, titolare da anni di un noto stabilimento balneare. Il giornalista gli ha chiesto come fosse possibile che il suo lido, nonostante le irregolarità e gli abusi edilizi contestati nel tempo dalla magistratura, fosse ancora lì e non gli fosse stata revocata la concessione. L’uomo ha reagito in maniera incivile: prima provando a scacciarlo in modo piuttosto seccato, poi minacciando di schiaffeggiarlo. Alla fine, Mottola gli ha mostrato una fotografia satellitare del suo stabilimento balneare: per tutta risposta Papagni gli ha strappato il foglio dalle mani provando a infilarglielo in bocca.

Il presidente di Federbalneari Papagni contro Giorgio Mottola di Report

Storicamente, in particolare negli ultimi anni, anche Striscia la Notizia è diventata bersaglio di aggressioni ai danni dei suoi inviati. Due le vittime preferite: Luca Abete e Vittorio Brumotti. Il primo, con la sua inconfondibile giacca verde, è molto attivo nel cercare di smascherare imbrogli, truffe e malaffare in Campania. Già nelle scorse stagione vittima di minacce e malmenato non poche volte, anche quest’anno non se l’è vista proprio bene in qualche occasione. Abete in aprile è tornato nel casertano, a Casagiove, per capire se in alcuni mercatini si vende merce rubata. Arrivato sul posto, per poco ha evitato le stesse conseguenze di quanto avvenne nel 2017, quando a Caserta un gruppo di migranti percosse fisicamente lui e il cameraman a cui fu anche rotta la telecamera. Un uomo stavolta lo ha afferrato per la gola, ma è stato pronto l’intervento della Guardia di Finanza che ha impedito conseguenze più gravi.

Luca Abete nel mercatino di Casagiove (Caserta)

Non è andata meglio in un altro servizio, quando l’inviato di Striscia era a Napoli per smascherare i tanti parcheggiatori abusivi che bazzicano nel centro cittadino: in questo caso, uno di loro gli ha prima urlato addosso e poi gli ha dato uno schiaffo. Non solo, l’inviato è stato coinvolto in una rissa anche a Secondigliano, quartiere periferico di Napoli, dove si era recato per far luce sulla vendita illegale dei datteri di mare: una volta scoperto che alcune pescherie ne organizzavano il commercio sottobanco, Abete ha ricevuto qualche calcio da persone del posto molto contrariate dalla sua presenza.

Abete rimedia uno schiaffo da un parcheggiatore abusivo a Napoli

Non si può dire sia stata un’annata tranquilla per Vittorio Brumotti: l’attività inviato del tg satirico di Canale 5 si è concentrata molto sullo spaccio di sostanze stupefacenti in alcune città italiane, cercando di documentarne anche visivamente le fasi. Questo ha inevitabilmente comportato l’esposizione a rischi alti, che ne hanno messo a repentaglio l’incolumità. Nei suoi viaggi nelle piazze di spaccio, Brumotti era all’interno di una macchina blindata, da cui scendeva per denunciare con un megafono la vendita di sostanze stupefacenti da parte dei pusher della zona, avvisati da sentinelle e coordinati da una capillare rete organizzativa. La reazione è stata sempre la stessa: urla e minacce fino a calci, pugni, bastonate e lanci di oggetti (pietre, sedie, addirittura blocchi di cemento) all’auto blindata dove Brumotti viaggiava. Comportamenti uguali a ogni latitudine: Napoli, Palermo, Bologna. A Milano gli spacciatori hanno reagito con violenza scagliando dei sassi che hanno raggiunto l’inviato alla gamba, per poi prendersela con due cameraman. Non sono mancate aggressioni ai danni anche di altri colleghi, come Stefania Petyx.

Vittorio Brumotti al Parco Verde di Caivano (Napoli) indica i segni dei colpi dei malavitosi sull’auto blindata

Infine, un brutto episodio anche a Non è l’Arena, programma che ha segnato il debutto di Massimo Giletti su La7. A differenza dei precedenti, in questo caso a macchiarsi di un’aggressione ai danni di un cronista è stato un ex deputato. Si tratta di Mario Landolfi, Ministro per le Comunicazioni nel terzo governo Berlusconi. L’aspetto che ha indignato ancor di più l’opinione pubblica è che il politico casertano abbia aggredito un collega: già, perché Landolfi è un giornalista professionista, iscritto all’albo dal lontano 1993. L’inviato della trasmissione Danilo Lupo stava confezionando un servizio dedicato alla questione vitalizi. Visibilmente infastidito, Landolfi ha perso le staffe mollando una sberla e offendendo l’inviato. Un comportamento incivile e inqualificabile, cui sono seguite le scuse in studio dell’ex ministro e un confronto tra i due protagonisti della vicenda.

Mario Landolfi schiaffeggia Daniele Lupo, inviato di Non è l’Arena


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