Pupi Avati: i miei 80 anni tra successi e il progetto di un film su Dante Alighieri


Pupi Avati: i miei 80 anni tra successi e il progetto di un film su Dante Alighieri. Intervista al regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore che ci racconta i suoi progetti futuri.


Il 3 novembre Pupi Avati compie 80 anni, un traguardo importante sia dal punto di vista umano che professionale. Alle spalle una carriera ultracinquantennale e titoli di film che hanno fatto storia del cinema come ad esempio “I cavalieri che fecero l’impresa” (2001), “La cena per farsi conoscere” (2007) e “Il cuore grande delle ragazze” (2011).

Anche sul piccolo schermo Pupi Avati è stato protagonista d’eccezione con fiction come Il bambino cattivo (2013), Un matrimonio (2013) e Le nozze di Laura (2015). L’ultimo TV movie che Rai 1 ha trasmesso risale al 29 maggio 2018 ed era “Il fulgore di Dony“.

Ricoperto da una miriade di riconoscimenti, il regista proprio il 3 novembre riceverà il premio internazionale “Il Portico d’oro – Jacques Le Goff” che gli verrà conferito dall’Università di Bologna per i suoi studi storici.

Abbiamo incontrato Pupi Avati che ci ha parlato a cuore aperto della sua vita privata e professionale.

Ecco l’intervista rilasciata alla nostra testata giornalistica.

80 anni sono un traguardo importante. Come si prepara celebrarlo?

«Sarò a Bologna con mia sorella ed altri parenti dopo aver ricevuto il premio dall’Università. Questo riconoscimento gratifica la mia passione per la storia che ho sempre cercato di trasferire nei miei film. Penso ad esempio a pellicole come “Magnificat” e “I cavalieri che fecero l’impresa”».

A proposito di storia. Lei ha in cantiere un progetto su Dante Alighieri. A che punto è?

«Le anticipo che ho avuto il patrocinio del Governo e dell’Accademia della Crusca per realizzare un film oppure una miniserie in due puntate sulla vita di Dante Alighieri raccontata da Giovanni Boccaccio. Una lettera del 2001 firmata dagli allora responsabili di Rai Fiction e Rai Cinema, Stefano Munafò e Giancarlo Leone, mi annunciava l’approvazione del progetto. Sono trascorsi 17 anni ma niente si è concretizzato. Tra due anni vengono celebrati i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e sarebbe mio grande desiderio riuscire a realizzare questo film. Si tratterebbe di un progetto internazionale di grande levatura culturale».

Il suo ultimo TV movie è stato Il fulgore di Dony. Ci sono altri progetti per Rai Fiction?

«Per adesso no. Avrei dovuto realizzare una serie di tv movie sulle beatitudini ma poi tutto è sfumato. In compenso ho ricevuto una bella notizia a proposito de Il fulgore di Dony».

Di che si tratta?

«Questo film TV è stato adottato dalla città di Genova che lo proietterà e lo distribuirà in 150 scuole della Liguria. Sarà un vero e proprio inno di speranza contro il bullismo. L’obiettivo del film tv era di lanciare un messaggio positivo soprattutto ai giovani sulla cosiddetta “cultura dello scarto”. La protagonista infatti si innamora e sposa un ragazzo disabile al quale dedica tutta la sua esistenza. La città di Genova ha capito il senso positivo ed educativo del tv movie e questo per me è un vero e proprio risarcimento di progetti non andati in porto».

Il fulgore di Dony

Sul fronte cinematografico quali prodotti vedremo?

«All’inizio del 2019 sarà nelle sale il film “Il signor diavolo” con il quale torno alle origini. Infatti la pellicola è incentrata sull’eterno conflitto tra il bene e il male e richiama il film da me diretto nel 1970 dal titolo “Balsamus l’uomo di Satana”. Sempre per Rai Cinema a realizzerò un film tratto dal libro di Giuseppe Sgarbi, il papà di Vittorio scomparso recentemente, dal titolo “Lei mi parla ancora”. Come interprete principale ci sarà Johnny Dorelli».

Le nozze di Laura

E poi c’è la serie Floating coffins

«Quella è destinata a Sky e potrebbe essere realizzata in tempi non molto lunghi. L’ambientazione è agli inizi degli anni ‘50 quando un’alluvione colpì il Polesine provocando gravissimi danni. L’acqua alta invase anche i cimiteri scoperchiando le bare e portando i morti alla deriva».

Che ricordi ha della sua infanzia?

«Mia madre mi ha insegnato a sperare e a credere che tutto quanto ci circonda possa esistere per sempre. Io oggi ho fatto mio questo insegnamento, E l’espressione “per sempre” mi comunica l’idea dell’esistenza di una vita che va oltre la vita terrena».



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