Carlo Cracco: non lascerò MasterChef e diventerò sempre più cattivo


Intervista allo Chef che parla a tutto tondo della cucina e dei suoi progetti futuri.


 A vederlo così, dietro quella barba e i capelli un po’ lunghi, lo sguardo severo, la voce bassa e la lingua spesso tagliente, non si direbbe che sotto quella corazza “croccante” si nasconda un cuore morbido e dolce. E invece è proprio così: perché Carlo Cracco, il più amato e fascinoso cuoco della televisione italiana, due stelle Michelin e tre forchette Gambero Rosso appuntate al suo medagliere, numerose pubblicazioni, due ristoranti a Milano e uno a Mosca, giudice in tv di MasterChef Italia e Hell’s Kitchen, una volta tolto il camice da chef, si trasforma in un tenero e affettuoso papà (di ben quattro figli, due femmine, Irene e Sveva, avute dal primo matrimonio, e due maschietti, Pietro e Cesare, dall’attuale moglie, Rosa Fanti, che si mormora sia stata anche l’ideatrice del cambio look dello chef, con barba e capelli più lunghi) e marito innamoratissimo.

Ma lui, riservatissimo, preferisce mascherare questa sua tenerezza familiare e far trapelare il lato più tremendo del suo carattere. Solo a livello professionale, naturalmente: “Ebbene sì, sono tremendo per definizione. Ma solo quando indosso il camice da chef”, sottolinea. Di nuovo nella giuria di MasterChef Italia accanto a Joe Bastianich, Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo, Cracco fa notare come questa sesta edizione sia più divertente di quelle passate, con concorrenti più attenti e curiosi, pronti a studiare e a leggere libri per imparare e giungere sempre più preparati alle sfide che li attendono. E soprattutto spazza via le voci che lo vorrebbero per l’ultimo anno nel cooking show in onda il giovedì in prima serata su Sky Uno HD.

Sei edizioni sono tante, non è ancora stufo? Girano voci che questo potrebbe essere il suo ultimo MasterChef…

Scusate ma tocco ferro (ride, ndr). La voce deve essere arrivata mentre io non c’ero. Non ho intenzione di lasciare questo gruppo così ben affiatato. Certo, non possiamo firmare a vita che staremo tutti e quattro insieme per sempre, non siamo ancora i Pooh, anche se non sarebbe male. Già lascio soli questi tre (allude a Bastianich, Barbieri e Cannavacciuolo) nell’edizione vip di MasterChef, mi sembra sufficiente.

Come mai non la vedremo tra i giudici delle celebrità in cucina?

Avevo già altri impegni professionali che si accavallavano con MasterChef, quindi ho dovuto rinunciare al programma.

C’è ancora entusiasmo o si divertiva di più all’inizio?

L’inizio era sicuramente più una scoperta, perché nessuno di noi sapeva né poteva immaginare dove saremmo finiti; oggi è più un divertimento anche perché è venuto bene e lo si porta avanti bene. Insomma, è una garanzia…

…di successo.

Non lo so se di successo. Ma per noi è una sicurezza. Siamo ancora noi e ormai il programma si fa da sé.

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Qual è il trucco per riuscire bene in cucina?

La semplicità.

I concorrenti sono accomunati, evidentemente, dal talento culinario: ma che significa avere talento in cucina?

È come la capacità: c’è chi sta attento a scuola e non studia a casa e c’è invece chi a scuola non riesce a seguire e poi a casa studia e arriva preparato all’interrogazione. L’importante è arrivare.

Cannavacciuolo sostiene che a volte arrivare alla gara troppo preparati sia uno svantaggio, poiché si finisce per rimanere imbrigliati nelle “regole” della cucina e non si dà il massimo per arrivare fino in fondo. Lei cosa ne pensa?

Credo che per riuscire a superare le prove ci voglia molta tenacia, una buona preparazione e soprattutto bisogna avere idea di quello che si vuol fare. Carattere, sensibilità e capacità organizzativa sono comunque le tre qualità che deve avere un bravo chef. Senza quelle non si va da nessuna parte. E poi, certo, la semplicità, come dicevo prima, paga sempre.

MasterChef è solo un programma o è anche l’occasione per cambiare mestiere?

MasterChef è una cucina amatoriale ed è anche un’opportunità di fare una professione. Uno può trovare semplicemente le ispirazioni del momento, un altro può anche trovare la giusta motivazione per cambiare vita e fare il cuoco. Ce ne son stati parecchi di casi, no?!

 Maradona e Rachida sono esempi di concorrenti provenienti da altre culture. Quanto le piace la cucina etnica?

Io adoro la cucina dei vari paesi e sono convinto che mettere a confronto storie e tradizioni diverse non possa che arricchire. Mi sarebbe tanto piaciuto ci fossero diversi aspiranti chef stranieri. La cucina è qualcosa di meraviglioso, che appassiona e divide.

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Lei si è detto “tremendo per definizione”. Quanto vi divertite, lei e i suoi colleghi, a giudicare i piatti che vengono realizzati dai concorrenti?

Ma no, siamo sempre corretti e onesti nei nostri giudizi. Più che critiche, in realtà, sono punti di vista, assolutamente legati a un determinato frangente e servono per giudicare un piatto o un atteggiamento o una preparazione. Punto.

Ma qualche suggerimento dato di “nascosto” le scappa?

Diamo sempre dei consigli, ma non è facile perché a volte il concorrente non riesce a coglierlo in pieno e… per non sbagliare non lo segue.

E piccoli inganni per valutare meglio l’attitudine e le capacità ai fornelli?

Si, facciamo anche quello… l’ho detto che siamo tremendi per definizione!

Il vostro, si diceva, è un quartetto inossidabile: si immagina un ristorante con voi quattro dentro?

Bastianich sarebbe sicuramente il manager, Barbieri lo chef, per una questione di anzianità, io un sous-chef e Cannavacciuolo la nuova leva… d’altra parte è il più giovane di tutti noi (ride, ndr).

Fuori dalla tv quali sono gli impegni più immediati?

C’è in programma di trasferire il mio ristorante in Galleria, qui a Milano. I lavori sono in corso e dovrebbero essere ultimati a inizio anno. A Mosca, invece, è già stato aperto il mio ristorante Ovo. Poi c’è il progetto con Lapo Elkann.



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