Pino Rinaldi: i miei Commissari dal 17 febbraio su Rai 3


Pino Rinaldi: i miei Commissari da questa sera su Rai 3. Rinaldi torna in video con un nuovo programma che racconta storie realmente accadute attraverso la testimonianza dei commissari che ne hanno seguito le indagini assicurando i colpevoli alla giustizia.


Pino Rinaldi, che i telespettatori conoscono per aver firmato il programma Chi l’ha visto? ed esserne stato inviato, torna in video con un nuovo programma dal titolo Commissari – sulle tracce del male. Il primo appuntamento è questa sera in seconda serata. Forte di tutta l’esperienza conquistata nel programma dedicato agli scomparsi, Pino Rinaldi propone un’idea originale che, tra l’altro, fa riferimento ai tanti poliziotti per fiction protagonisti delle principali serie televisive. Abbiamo incontrato l’autore che ci racconta la genesi del programma e ne anticipa alcuni contenuti.

Come è nata l’idea dei Commissari?

Ho sempre avuto una grande passione per la TV e per i gialli. Dal Commissario Maigret al Commissario Montalbano, sul piccolo schermo si sono alternati poliziotti che hanno conquistato grandi ascolti e il gradimento di pubblico. La mia idea, dopo una lunghissima esperienza al servizio della cronaca, era di raccontare commissari veri e indagini realmente accadute. Il progetto è stato apprezzato da Rai3 e messo subito in pratica.

Con quale criterio ha scelto i protagonisti?

Non c’è stata alcuna scelta. Ho incontrato i quattro commissari protagonisti delle puntate previste su Rai 3 ed ho avuto modo di apprezzare tutto il loro lavoro che raccontano puntata dopo puntata.

Ci spiega meglio il decorso di ogni appuntamento?

In ciascuna seconda serata del sabato, un commissario racconta, seduto con me ad un tavolo molto spartano e sul quale c’è soltanto una brocca d’acqua e due bicchieri, il caso di cui si è dovuto occupare e che lo ha maggiormente colpito. Naturalmente ce ne spiegherà anche i motivi. I quattro protagonisti sono Alfredo Fabbrocini all’epoca capo della Squadra Mobile di Foggia e protagonista della prima puntata di questa sera, Lorenzo Bucossi capo della sezione omicidi di Bologna, Rodolfo Ruperti capo della Squadra Mobile di Catanzaro e Francesca Monaldi della Squadra Mobile di Roma.

Come procede il racconto in ogni puntata?

Ci tengo a sottolineare che non ho fatto ricorso alla docu-fiction per ricostruire i casi affrontati. Sono stati invece utilizzati altri materiali tra cui foto, intercettazioni, risultati di perquisizioni, interrogatori e tutto ciò che può essere utile alle indagini.

Quali aspetti l’hanno più colpita nel corso della chiacchierata con ognuno dei protagonisti?

Ho notato soprattutto la grande passione per il lavoro di ognuno di loro, l’abnegazione verso la professione e l’importanza che ricopriva per loro assicurare i colpevoli alla giustizia: sono stati questi gli aspetti più significativi dei miei incontri ed ho apprezzato anche l’intelligenza e il fiuto per le indagini di ogni commissario.

Ha puntato sulla dimensione umana della cronaca?

Desideravo raccontare la cronaca dal di dentro facendo parlare i diretti interessati senza filtri. Ho voluto rappresentare la dimensione umana perciò il racconto diventa un vero e proprio travaso di emotività in cui hanno avuto un ruolo anche persone sopravvissute.

Su quali binari si svolge il racconto dei Commissari?

Non abbiamo mai superato i limiti del consentito, siamo stati sempre rispettosi della sensibilità dei telespettatori anche nella prima puntata che ha come protagonista una storia molto cruenta.

Ce la racconta?

Siamo a Manfredonia in provincia di Foggia ed è l’estate del 2012. Questo è il palcoscenico per un duplice omicidio: un ragazzo scomparso nel nulla e l’uccisione di un pensionato rapinato e massacrato nel suo garage. Sembrano fatti impossibili da collegare l’uno all’altro ma il capo della squadra mobile Alfredo Fabbrocini ricompone i pezzi di un puzzle quasi impossibile da completare. L’investigatore punta su un ragazzo di 30 anni a capo di una gang di giovanissimi. La risoluzione del caso è complessa ma Fabbrocini riesce a dipanare il bandolo della matassa. Si pensi che inizialmente il delitto veniva ricondotto ad una resa dei conti tra esponenti mafiosi. Il finale è davvero inimmaginabile.

Ha mai chiesto ai suoi protagonisti se hanno seguito le fiction con commissari fittizi?

Sì ho fatto loro questa domanda. Mi sono però accorto che sono interessati pochissimo alla tv.

Qual è la caratteristica in cui si riconosce di più dal punto di vista professionale?

Il desiderio di scavare nell’animo umano per trovare le motivazioni di tanti comportamenti dei spesso si da un’analisi molto superficiale.



One Reply to “Pino Rinaldi: i miei Commissari dal 17 febbraio su Rai 3”

  • Michele Tornatore

    Una tra le trasmissioni di RAI3 più coinvolgenti e avvincenti che racconta con estremi delicatezza, sensibilità, equilibrio ed eleganza agghiaccianti fatti di cronaca.
    Pino Rinaldi, rimanendo sempre in secondo piano, fa emergere le personalità dei commissari, la loro umanità, i loro racconti, le loro strategie di lotta senza quartiere contro la delinquenza, tracciando un quadro completo senza ombre.

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