Madre mia, la docufiction di Al Bano | prima puntata – la diretta


Madre Mia | la docufiction di e con Al Bano. Ripercorriamo la storia della famiglia Carrisi attraverso un tenero ritratto di mamma Jolanda | il programma in diretta


É andata in onda (domenica 10 giugno) su Rete4, la prima di due puntate di “Madre mia”, la docufiction sulla vita di Al Bano e della madre oggi 95enne. Il cantante ripercorre la propria vita e carriera, soffermandosi sulla figura della madre: Jolanda Ottino.

Attraverso le testimonianze di Al Bano e della nuova generazione di Carrisi: Cristel, Romina Junior, Yari,Yasmine e Albano Junior, scopriremo retroscena e fatti privati della famiglia e conosceremo Jolanda, madre e nonna dalla vita appassionante, “avvincente come un romanzo”. Ospiti speciali: Lino Banfi, Mara Venier, Michele Placido, Orietta Berti, Toto Cutugno, Roby Facchinetti.

A tra poco con la diretta!

Luigi Galluzzo introduce la storia di Jolanda Carrisi, la storia di quella donne che Albano ancora oggi chiama “Madre mia”.

Al Bano cammina per le vie di Cellino S. Marco con sua figlia Cristel, raccontandole l’amore tra sua madre e suo padre. Jolanda aveva solo sedici anni quando incontrò Carmelo, lei camminava per le vie della città cantando “Casta Diva”. Jolanda però non si poteva sposare perchè era l’ultima di cinque figli e prima si dovevano sistemare gli altri; il padre le impose di dimenticarsi di Carmelo.

Il ragazzo però si dichiarò mandandole una lettera e dandole appuntamento presso una fontanella. I due ragazzi sfidarono tutte le regole dell’epoca e fuggirono insieme.

Vediamo dei filmati di altri tempi, dei tempi in cui si innamorarono Jolanda e Carmelo. Al tempo non esistevano social e messaggini e l’amore era fatto di attimi rubati, di appuntamenti segreti. Ognuno doveva attendere il proprio turno, prima si dovevano sposare i fratelli, e quindi capitava spesso che ci fossero “fusciute” – termine pugliese che indica le fughe degli amanti, che costringevano così le famiglie a farli sposare per salvare l’onore.

Cristel chiede ad Al Bano cosa pensa dell’amore dei suoi genitori, lui le risponde che era un amore senza filtri, oltre l’immaginabile. “Questo amore mi ha invaso e pervaso per tutta la vita” – afferma Carrisi.

Ma nonostante il coraggio di Jolanda e Carmelo, arrivò la Seconda guerra mondiale a complicargli la vita, ancora non potevano vivere il loro sogno d’amore. Carmelo partì per il fronte e rimase in Albania per tre anni. Non riuscì neanche a sparare, era pacifista, ma non si arrese mai.

Roberto Olla, giornalista e storico, racconta che furono molti coloro che non se la sentirono di combattere, dopo aver lasciato la famiglia ed aver stravolto la propria vita.

Carmelo simulò un grave infortunio e fu rimandato a casa. Finalmente Jolanda e Carmelo si ritrovano e per sposarsi decisero di fare la “fusciuta”. Jolanda ruppe i rapporti con la sua famiglia.

“Per mia madre la cosa più importante era riuscire a coronare questo sogno d’amore” – racconta Al Bano.

Dopo 10 giorni di fusciuta dalla zia Cosimina, Jolanda e Carmelo poterono tornare e sposarsi. Al loro matrimonio non c’è nessuno, solo due testimoni ed il prete.

Carmelo venne richiamato al fronte e Jolanda fu costetta a trasferirsi a casa della famiglia Carrisi. Pagando così il suo gesto di ribellione, restò sola senza la sua famiglia. I due innamorati si sentirono per lettera per anni, raccontandosi ciò che succedeva. Carmelo parlava solo di morti e drammi in guerra, Jolanda per sentirsi vicino al proprio amato dormiva per terra, senza coperte, per immedesimarsi in lui.

“Credimi Cristel io mi sono immedisimato tantissimo in questo amore, cercare di soffrire come soffriva lui per dimostrarle il suo amore; per me loro sono stati sempre una corazza ed ero sicuro di farcela con la musica nelle fredde sere di Milano quando partii, perchè loro c’è l’avevano fatta” – racconta Al Bano alla figlia.

Carmelo fu fatto prigioniero in un campo di concentramento, dove rimase tre anni, e le sorelle di Jolanda decisero di riavvicinarsi a lei nel momento di dolore, ma lo fecero di nascosto. Al Bano nacque mentre il padre era via. Jolanda incinta dovette lavorare per nutrirsi; tutti le dissero che Carmelo era morto ma lei non ci credeva.

Albano porta Yari nella casa dove è nato e gli racconta come era fatta la casa, senza riscaldamenti con l’umidità. Lo porta davanti al camino che era il televisore della casa, tutti lì davanti per mangiare, riscaldarsi e parlare. Fuori la casa c’era una stalla a cielo aperto, dove c’erano gli animali e dove ci si lavava alla fontana.

I due poi si dirigono verso la piazza di Cellino S. Marco. Lì, il giorno di S. Marco, per le strade si rincorsero voci; Carmelo era tornato. Jolanda non credeva a questo miracolo e invece era lui e tornò proprio per il giorno del santo. L’accoglienza per i reduci rientrati dalla guerra però non era così entusiasta e la vita per loro non fu facile.

Si passa a parlare del mondo della canzone ai tempi di Modugno, un’icona per i giovani del tempo, un mito a cui ispirarsi, che fece sognare generazioni di ragazzi tra cui Al Bano.

Un giorno Carrisi riuscì a vedere Modugno dal vivo: fece tutto il percorso in bicicletta, era un giorno di eclissi di sole e lui lo prese come un segno, un buon auspicio.

I genitori avevano progettato un futuro diverso per Al Bano: il padre lo voleva contadino, la madre avrebbe voluto vederlo studiare.

Al Bano si allenava tutti i giorni a cantare e suonare, ma continuava anche a lavorare nei campi. Un giorno però non ce la fece più, lanciò la zappa.

Il cantante partì e lasciò Cellino S. Marco; andò a Milano, dando un dolore enorme alla mamma, ma questo peso gli diede ancor più la forza per potercela fare. “Quel viagglo era una crescita per me, una nuova possibilità” – afferma Al Bano.

La prima parte di “Madre mia” termina qui, appuntamento a Domenica prossima.



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