Il Moige e associazioni familiari per la responsabilità sociale della tv


il convegno sullo stato della tv alla vigilia del rinnovo della conveznzione Rai Stato


Promuovere la responsabilità sociale dei media, che in vista di un’ottica economica la sacrificano sempre più. È questo l’obiettivo che si è dato un gruppo di associazioni composte da genitori, giornalisti e docenti universitari. Con la moderazione di Paolo Ruffini, il progetto è stato esposto in un lungo convegno a Roma, alla presenza dei rappresentanti delle associazioni coinvolte e di alcuni rappresentanti delle istituzioni, tra cui il senatore Maurizio Gasparri.

In collaborazione con il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale de La Sapienza infatti, il Movimento Italiano Genitori, l’Unione Cattolica della Stampa Italiana, la Federazione Italiana di Scuole Materne, il Forum delle Associazioni Familiari e il Forum della Associazioni “Cultura, pace e vita”, si sono uniti in un progetto di dialogo con i media. Oltre con la Rai, a cui spetta in primis la responsabilità del Servizio Pubblico, lo scopo è relazionarsi anche con il web e le tv commerciali.

Tenendo in considerazione che l’identità dei bambini si costruisce tra i 3 e i 6 anni, non si può sottovalutare l’importanza dei prodotti che vengono loro proposti. E ciò influisce ancora di più, se si tiene conto della dispersione riferita alle scuole dell’infanzia: sempre più genitori infatti, non portano i bambini all’asilo ritardandone la socializzazione. Spesso per motivi economici, non potendo ad esempio pagare la mensa.
Innanzitutto bisogna smentire lo stereotipo della “famiglia tradizionale” seduta a tavola per la colazione: pur essendo entrata nell’imaginario, altri non è che una trovata pubblicitaria della Barilla. Ogni storia familiare invece, è un romanzo pieno di drammi, riconciliazioni, lutti tradimenti: chi è capace di raccontare l’eroismo della vita quotidiana? Le famiglie hanno bisogno di riconoscersi e riconciliarsi nelle vicende.
Una volta la narrazione era anche più crudele, basti pensare che abbiamo raccontato ai bambini strie atroci come quella di Hansel e Gretel, ma inserita in un contesto valoriale che sanzionava i comportamenti negativi: questo approccio ora è stato sorpassato.
Il sistema dei media oggi è visto dai genitori con allarme: pochi pensano di poter lasciare i figli da soli davanti allo schermo. Quello che bisogna chiedere al Servizio Pubblico quindi, è proteggere la fragilità del pubblico, senza considerarlo qualcuno a cui vendere merce.
Un’esperienza da ricordare era quella del canale Rai Utile, poi fallita in pochi anni, che metteva però in contatto i cittadini con le istituzioni. Ma la tv commerciale non si può esimere da un coinvolgimento in questo senso: essere commerciali, non autorizza a non avere una sensibilità verso il nucleo familiare.


Elisabetta Scala del Moige commenta la serie Una grande famiglia, la cui terza serie ha esordito ieri sera. Una serie in cui vengono accolti con leggerezza, allo stesso tavolo, nuovi compagni e intrecci con leggerezza. Ammirevole invece Pupi Avati in Un matrimonio, che ha portato su piccolo schermo una situazione complessa: una famiglia con momenti di seria crisi, ma sicuramente più reale.
Per Andrea Melodia dell’Ucsi, ex giornalista Rai, è il Servizio Pubblico che ha bisogno di interloquire con il mondo dell’intermediazione socioculturale.
La parola passa poi a Maurizio Gasparri: la Rai viene mal vista dai concorrenti perché vende pubblicità con l’80% di sconto. La proposta di eliminare la pubblicità da una delle sue reti, è poco realistica visto che l’azienda ora non possiede più solo tre reti ma una moltitudine di canali.
La televisione è uno specchio della realtà, e ad oggi c’è un decadimento generale: molte tematiche trattate in tv non sono consone. Il senatore allude piuttosto esplicitamente alla “teoria gender”, secondo lui troppo tollerata, tanto che i media non avrebbero riportato il discorso di Papa Bergoglio a Napoli, in cui ha stabilito con fermezza dei “paletti”.
Prosegue la senatrice Blundo del Movimento 5 stelle, sostenendo che non può bastare preservare una fascia oraria se poi, nei canali concorrenti, va in onda di tutto.
L’attenzione viene concentrata anche sulla figura femminile. Per non chiedersi quale sia il tipo di famiglia, bisognerebbe lavorare sulla figura femminile, che continua ad essere mercificata: una volta risollevata la donna, allora la famiglia sarebbe solo ciò che fa perno su di lei.
Presente anche Paola Binetti, che ha particolarmente gradito l’esempio di Braccialetti Rossi. Nella fiction di Rai Uno, nonostante il dolore, i ragazzi trovano forza nell’unione del loro gruppo di amici, offrendo così uno spiraglio di speranza al pubblico. Il telespettatore sa che per Leo non c’è speranza, eppure sogna di essere uno dei Braccialetti Rossi.
Tematica rilevante, la disabilità. La programmazione accessibile a causa di una mancata sottotitolazione ad esempio, è minima.

Infine, il sociologo Mario Morcellini: la famiglia è in pessime condizioni di salute, tanto che i matrimoni si bruciano rapidamente. L’individualismo rende giovani e adulti in difficoltà sull’assunzione di responsabilità: in tempi di crisi, la gente ha bisogno di vedere nella comunicazione i valori che tengono in piedi la società. Se la narrazione è solo rappresentazione di altro, il pubblico non vi si riconosce.



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