Francesco Foti: ecco le passioni nascoste di Giorgio Scalese


Intervista all'attore che racconta il suo personaggio all'interno di Una grande famiglia 3


 

Attore di cinema, teatro e tv, Francesco Foti è una delle new entry della terza stagione di Una grande famiglia, attualmente in onda su Rai Uno il martedì in prima serata. Il personaggio che interpreta è lo psicologo Giorgio Scalese che, presente sin dalla prima puntata, avrà un ruolo molto significativo nello sviluppo delle vicende all’interno della famiglia Rengoni.

Abbiamo incontrato l’attore, che ci svela alcune novità del suo personaggio nell’attuale stagione e si racconta a 360gradi sul fronte professionale.

Quale ruolo avrà Giorgio Scalese nelle prossime puntate?
Come i telespettatori hanno già visto, Scalese cerca di aiutare i componenti della famiglia Rengoni essendo amico di Raoul (Giorgio Marchesi) da molto tempo. In particolare, lo psicologo avrà un’importanza fondamentale nello svolgimento degli eventi, perché sarà al centro di un triangolo amoroso con risvolti molto significativi. E per queste ragioni, avrà anche uno scontro con un altro personaggio del cast.

Qual è il carattere di questo psicologo?
Scalese mostra una grande tranquillità con i pazienti, è per loro fonte di serenità e di ritrovata fiducia in loro stessi. Ma al di sotto di questo apparente e serafico aspetto, nasconde dentro di sé un vulcano di passioni irrisolte, di sentimenti contrastanti che esploderanno all’improvviso. Con conseguenze imprevedibili.

Quali motivi l’hanno spinta ad accettare il ruolo?
Innanzitutto la grande stima e amicizia per il regista Riccardo Donna che firma Una grande famiglia 3. Mi è piaciuta anche la dinamica con cui si evolvono in questa stagione i rapporti tra i componenti della famiglia Rengoni. Il mio personaggio spazia a 360 gradi tra uno stato d’animo e l’altro. Calarsi in questi ruoli è per un attore sempre una notevole gratificazione, perché permette di esprimere tutte le proprie potenzialità interpretative e la capacità di essere credibile.

Con quali criteri sceglie i personaggi e le fiction da interpretare?
Ho un sano rapporto con il racconto televisivo. Cerco occasioni interessanti e stimolanti, non ho smania di apparire a tutti i costi. Questo mi consente di selezionare le proposte che mi arrivano, privilegiando la professionalità e il rispetto per il pubblico.

Cavalli Marci

Lei è stato recentemente nel cast della commedia Ti sposo ma non troppo. Che impressione le ha fatto lavorare con Vanessa Incontrada?
È stata una gran bella esperienza, ho interpretato il fratello del protagonista. Un ruolo molto diversificato che mi ha consentito di interagire in maniera positiva con Vanessa Incontrada. Tra di noi si è creato un rapporto di grande stima professionale.

Ma lei non è stato anche nel cast di Colorado?
Sono stato nel cast delle primissime edizioni, quelle con Abatantuono. Abbiamo realizzato due anni di prove in un locale di Milano per poter essere pronti a portare sul piccolo schermo il programma. Invece, alla vigilia della messa in onda, ho lasciato il gruppo e me ne sono andato.

Per quale motivo?
Ho capito, forse troppo tardi, che la linea del programma si basava su una comicità facile e scontata. Ma, in contemporanea, sono arrivati anche altri impegni professioonali.

Ci racconta la sua esperienza con i Cavalli marci?
Come comico ho fatto gruppo con loro. Insieme abbiamo avuto molte gratificazioni anche in Rai: infatti, per ben due anni, la seconda rete di Viale Mazzini ha mandato in onda i nostri spettacoli all’interno del programma Palcoscenico.

Continua ancora a lavorare con i Cavalli marci?
Proprio in questi giorni stiamo portando in giro per l’Italia uno spettacolo dal titolo “Cavalli Marci reunion”. Questa sera saremo a Treviso, ma siamo stati anche a Genova e calcheremo altri palcoscenici italiani.

Quali caratteristiche deve avere a suo parere la comicità?
Deve essere intelligente, acuta, sagace, mai volgare. È quello che io cerco di realizzare attraverso i miei personaggi, che spaziano dal siciliano al naif. E anche in seguito continuerò sempre ad occuparmi di comicità perché sono convinto che è una chiave di lettura molto importante e significativa degli eventi che accadono quotidianamente.



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