Una pallottola nel cuore 3 | la recensione


Una pallottola nel cuore 3 | la recensione. Analisi critica e riflessioni sulla prima puntata della terza stagione della serie con protagonista Gigi Proietti.


E’ andata in onda la prima puntata della terza stagione di Una pallottola nel cuore. Ancora una volta Gigi Proietti è il protagonista principale. Il primo appuntamento con la fiction si è consumato su Rai 1 martedì 11 settembre in prima serata.

La terza stagione apparentemente non presenta variazioni rispetto a quelle precedenti. Al cast principale si sono aggiunte delle new entry ed è stato ricostruito lo schema che ha avuto successo nel 2014 e nel 2016, anni nei quali Proietti è stato protagonista delle prime due edizioni.

La serie è costruita intorno a Gigi Proietti. Accanto a lui nel ruolo di comprimaria la città di Roma, vista e fotografata negli angoli più caratteristici tra cui Trastevere, il Ghetto ebraico e il Bioparco. Si indugia molto sia su Proietti, sia sugli scorci romani, per caratterizzare al massimo l’ambientazione fatta di molti esterni e di poche riprese interne.

Sono questi i due elementi fondamentali della serie. Gli altri attori, pur avendo spesso ruoli importanti, non riescono a catalizzare l’attenzione del pubblico. Parliamo in particolare di Sergio Assisi e degli adolescenti presenti nella terza stagione. Il fine è di conquistare un pubblico più giovane proprio con tematiche da under 20 e da millennials. Purtroppo l’obiettivo non è stato raggiunto. Innanzitutto perché questa terza stagione evidenzia un ritmo meno veloce e più lento rispetto alle precedenti. É come se Bruno Palmieri avesse una sorta di marcia in meno rispetto al passato.

C’è un altro elemento fondamentale da sottolineare: il cronista di nera è diventato più conciliante e presenta un atteggiamento più bonario nei riguardi degli assassini che porta allo scoperto e costringe a confessare. Abbiamo la netta sensazione che questo nuovo comportamento del giornalista sia stato mutuato da Don Matteo. L’approccio cioè al crimine appare meno cruento. Spesso Palmieri si limita a mettere i colpevoli dinanzi alle loro responsabilità senza una parola, ma gli sguardi ed il tono con cui parla rivelano proprio un approccio più morbido.

Probabilmente Rai Fiction è ricorsa a questo espediente sulla scorta del successo di Don Matteo anche in replica.

Tutt’intorno a Bruno Palmieri ruota un universo attoriale che cerca di svolgere diligentemente il proprio compito e riesce, con difficoltà, ad arrivare alla sufficienza. Su tutti c’è la predominanza del protagonista in un mix di comicità, dramma, commozione ed elementi polizieschi.

La miscellanea di tematiche è più ricca rispetto al passato. Questa volta c’è Palmieri con la sua famiglia, la figlia e il nipote, c’è la linea thriller che accompagna tutte e sei le puntate ed è rappresentato dal brutale omicidio del vice questore Enrico Vella (Giovanni Scifoni).

Anche Sergio Assisi cerca di svolgere diligentemente il proprio compito e lo stesso fa Carlotta Proietti nel ruolo di Marzia.



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