Fratelli di Crozza 2018 | la recensione


Fratelli di Crozza 2018 | la recensione. Analisi critica e riflessioni sulla prima puntata dell'one man show la cui prima puntata con il comico genovese è andata in onda venerdì 28 settembre.


Quattro nuovi personaggi sono stati proposti l’uno dopo l’altro nella prima puntata di Fratelli di Crozza andata in onda venerdì 28 settembre sul canale NOVE. Quattro interpretazioni rispettivamente del ministro Danilo Toninelli, del Premier Giuseppe Conte, del senatore leghista Simone Pillon e del piccolo Leone Lucia Ferragni.

Maurizio Crozza è tornato ed ha mostrato tutta la sua rabbia per la tragedia di Genova. Il monologo, prevalentemente politico, è stato sicuramente, il migliore di tutta la puntata. Il comico ha realizzato una ricostruzione precisa e puntigliosa della tragedia, delle probabili cause che l’hanno generata e delle lungaggini che ancora continuano a frenare la ripresa della sua città. Ad un certo punto la foga del discorso è stata tanta da doversi giustificare con il pubblico: “perdonatemi, ma questi pensieri li avevo dentro da metà agosto” ha detto. Ha raccontato, in chiave dissacrante ma infuriata, il suo dolore di cittadino genovese: un mix che ha raggiunto il cuore degli spettatori e che non si  più ripetuto nel corso della puntata.

Infatti gli altri segmenti hanno avuto una valenza comica minore. Compreso quello in cui i principali dirigenti del PD, tra cui Matteo Renzi, sono al capezzale del partito in coma profondo e attendono che esali l’ultimo respiro. Crozza ha interpretato tutti i leader in uno sforzo trasformistico che, però, si è scontrato con una minore vis comica delle battute e dei dialoghi. Tutto ciò nonostante il padrone di casa abbia fatto di tutto per dirigere i suoi strali contro i “nuovi mostri” della società e della politica..

Le quattro nuove parodie, pur riconoscibili e accurate nel trucco e parrucco, non sempre sono state rappresentate attraverso una satira incisiva. Danilo Toninelli si è rivelato il migliore: Crozza lo ha ridicolizzato alla sua maniera, in un avvicendarsi continuo di battute che hanno reso chiaramente il suo pensiero.

Più banale è apparsa la parodia di Giuseppe Conte. Il Premier è stato colto mentre era impegnato a preparare spremute di agrumi e tramezzini per i suoi due referenti politici Crozza ha messo, invece, tutta la sua rabbia, nella presentazione del senatore leghista Pillon e delle sue opinioni sulle donne. Un mix efficace di battute a metà strada tra una pièce medievale e un monologo moderno stralunato e irreale.

Quando è passato all’attualità con la parodia del figlio di Fedez, la qualità delle battute è calata ulteriormente. Quest’ultima è stata la più debole e poteva essere evitata. Crozza esprime il meglio nei monologhi politici soprattutto quando non sono lunghi. Ed infatti anche la parodia di Flavio Briatore e le osservazioni sull’uso smodato dei social network non hanno avuto maggiore incisività: la satira sociale è scivolata nel dejà vu.

Infine: soprattutto nella prima parte dell’one man show ci sono stati molti inconvenienti tecnici: foto che non arrivavano sullo schermo e ritardi vari hanno inquinato la qualità del programma. Crozza ha espresso vivacemente il proprio disappunto.



One Reply to “Fratelli di Crozza 2018 | la recensione”

  • Carlo

    Crozza è sicuramente un bravo parodista, ma dovrebbe scegliere con più cura i personaggi, perché ormai da molto tempo sono sempre meno quelli che azzecca (Tria rapito dal Governo) e sempre più quelli poco spiritosi (Toninelli) e forse proprio per questo deve ricorrere al reinserimento di vecchie parodie, come quella di Briatore, che però nell’aggiornamento è scivolata piuttosto in basso. Ciao.

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