Rocco Schiavone seconda stagione | la recensione


Rocco Schiavone seconda stagione | la recensione. Analisi critica e riflessioni sulla serie interpretata da Marco Giallini nel ruolo del protagonista.


Maleducato, cinico, sboccato e oltre i limiti della legalità: così è apparso Rocco Schiavone (Marco Giallini) nella seconda stagione della serie omonima. La prima puntata è andata in onda su Rai 2 in prime time mercoledì 17 ottobre.

Il sequel in effetti appare come un prequel. Infatti si fa luce su quanto era accaduto nel passato personale del vice questore Schiavone, si scandaglia nella sua anima per capire per quale motivo era divenuto una sorta di sopravvissuto alla vita e a sé stesso.

I romanzi di Antonio Manzini descrivono puntualmente quanto è poi riportato nella fiction: dopo la prima stagione con le puntate realizzate ad Aosta dove Schiavone era stato trasferito per motivi disciplinari, adesso il vice questore è a Roma ed è sposato con Marina (Isabella Ragonese), la donna di cui telespettatori hanno visto solo il fantasma nella prima serie.

Isabella Ragonese – Marina

Schiavone ha molte delle caratteristiche già notate nel suo passato: ci è addirittura sembrato che il suo vocabolario si fosse ulteriormente arricchito di parolacce e di termini volgari. Il linguaggio sembra ancora più scurrile della prima stagione: il vicequestore non riesce a pronunciare una frase senza inserirvi termini volgari. L’unica debolezza psicologica che gli riscontriamo è nei confronti della moglie Marina alla quale è legato da uno affetto profondissimo.

Tutte le situazioni che riguardano la sua professione sono al limite del consentito. E’ come se gli autori non avessero tenuto conto che si è in onda in una prima serata televisiva con un pubblico composto anche di minori.

È indubbia la capacità di Schiavone di possedere un profondo senso della giustizia che lui, purtroppo calpesta spesso Questo è l’unico elemento che lo lega al ruolo che ricopre. Tutto il resto è un ibrido tra la legalità e l’illegalità, tra situazioni anche a doppio senso che sicuramente faranno gridare allo scandalo. Ricordiamo che lo scorso anno ci fu persino una interrogazione parlamentare per denunciare l’uso di droga da parte del vice questore per fiction.

Nulla però è cambiato. Schiavone continua a farne uso. Addirittura ad uno spacciatore chiede di assaggiare le sostanze stupefacenti che vende e poi gli comunica che fanno schifo. «Io me ne intendo molto più di quanto tu possa pensare» dice senza scrupoli facendo intendere chiaramente la sua dipendenza.

Naturalmente i metodi utilizzati sono anche al limite della legalità. Una frase di Schiavone ha particolarmente colpito: a pranzo con i tre suoi amici con i quali realizza affari illegali, dice, riferendosi alla consorte che ha scoperto la sua connivenza: «mia moglie credeva che i banditi fossero solo tre, poi ha scoperto che erano quattro». Il quarto era naturalmente lui.

In questa stagione si è fatto troppo uso di termini dialettali, di un gergo estremamente spinto e non adatto ad una Tv nazionale, soprattutto di servizio pubblico. A tratti infatti si aveva la sensazione che Rocco Schiavone potesse trovare una collocazione più giusta in una emittente locale.

L’ultimo appunto al personaggio: Schiavone è sempre ripreso con una sigaretta in bocca, in barba a tutti  i dettami secondo i quali non si dovrebbe fumare in Tv, neanche nelle fiction.

Sullo sfondo una Roma popolare, ma non meno interessante, molto differente da quella più patinata che abbiamo visto nella terza stagione di Una pallottola nel cuore.



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