Scherzi a Parte 2018 | la recensione


Scherzi a Parte 2018 | la recensione. Analisi e riflessioni critiche sulla prima puntata del programma condotto da Paolo Bonolis andata in onda venerdì 9 novembre.


Era stata presentata come un’edizione rivoluzionaria con scherzi innovativi basati su una accurata analisi della personalità delle vittime. La prima puntata di Scherzi a Parte 2018, andata in onda venerdì 9 novembre con la conduzione di Paolo Bonolis, ha mostrato subito molti limiti.

Innanzitutto Bonolis è apparso  troppo solo al timone del programma che, tra l’altro, si è prolungato ben oltre la mezzanotte.

Il padrone di casa si è ritagliato, in perfetta solitudine, il ruolo del narratore dei tiri mancini e dell’intervistatore delle vittime. Ma i suoi interventi, prima, durante e dopo la messa in onda, somigliavano a vere e proprie prediche. Ha ostentato un comportamento molto sofisticato, con riferimenti letterari ed è ricorso anche al paradosso di Zenone e della tartaruga quando si è trattato di presentare lo scherzo ai danni di Amanda Lear. Salvo poi lasciarsi andare a frasi ambigue con doppi sensi a sfondo sessuale.

Bonolis è indubbiamente un uomo di cultura. Spesso si è prestato a condurre i programmi molto distanti dalla sua personalità probabilmente per pure mire economiche dell’azienda per cui lavora. L’esempio più eclatante è Ciao Darwin.

In questa edizione il padrone di casa ha voluto coniugare l’ironia legata alla beffa con riferimenti letterari e filosofici. Ha menzionato anche Ugo Foscolo recitando anche alcuni versi dei Sepolcri: preludio all’introduzione dello scherzo discutibile e funereo fatto ad Adriano Pappalardo.

Una beffa che ci è sembrata preparata a tavolino e, presumibilmente, già nota all’interessato: infatti le reazioni del cantante sono state inferiori alle aspettative dei telespettatori. Avvicinarsi ad una bara, scoprire che il presunto morto ha le sue stesse fattezze e che all’improvviso “resuscita” cantando “Ricominciamo“, avrebbe terrorizzato anche il cuore più forte. Pappalardo invece è apparso relativamente tranquillo.

La realizzazione degli scherzi con la tecnica dei documentari potrebbe essere un elemento positivo. Ma qualcosa non ha funzionato con il risultato di conferire al racconto una monotonia di base. Insomma nelle edizioni precedenti c’erano una goliardia ed un’atmosfera gioiosa che il telespettatore non ha ritrovato nella prima puntata andata in onda venerdì scorso.

Praticamente Bonolis era al centro di un palcoscenico vuoto con sole due sedie destinate a lui e alla vittima di turno. Una scena scarna che evocava atmosfere teatrali: a sottolineare che l’attenzione è tutta sui filmati e le interviste sono soltanto un contorno. Anche l’abbigliamento essenziale di Paolo Bonolis era in sintonia con una formula che doveva puntare soltanto ad esaltare i documentari.

Protagonista di uno degli scherzi meno banali e raffazzonati è stata Barbara D’Urso. La conduttrice infatti è stata intercettata mentre era in diretta a Domenica live con la complicità del figlio minore. Ma l’ideazione delle beffe si è rivelata abbastanza fragile, basata su una sceneggiatura semplicistica e scontata. Per di più il finale, clou degli scherzi, ha lasciato al telespettatore una sensazione di incompletezza.

Si è cercato, allora, di arricchire il tutto mostrando le fasi di preparazione, partendo dai personaggi più vicini alle vittime. Nel caso di Aurora Ramazzotti il gancio è stata la madre Michelle Hunziker.

Last but not least una volgarità di battute e un linguaggio abbastanza scurrile hanno limitato ulteriormente la credibilità dello show e dello stesso Paolo Bonolis. Insomma, soprattutto nell’intervista ad Amanda Lear, la trivialità ha fatto da contraltare al nozionismo brillante di cui Bonolis aveva fatto sfoggio. Purtroppo è venuta fuori l’anima di Ciao Darwin.



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