I bastardi di Pizzofalcone la recensione


Riflessioni sull'esordio della serie in sei puntate in onda su Rai1 con Alessandro Gassmann.


In apparenza Giuseppe Lojacono è politicamente scorretto, ma è un poliziotto che vuole dimostrare la propria integrità morale e professionale. E sarà proprio il commissariato napoletano dove sono stati riuniti i poliziotti più scomodi, a fornirgliene la possibilità. Con queste premesse è andata in onda su Rai 1, il 9 gennaio, la prima puntata della serie I bastardi di Pizzofalcone.

 Lojacono è interpretato da un credibile Alessandro Gassmann intorno al quale ruota un contorno di personaggi comprimari ognuno con la propria storia, le proprie vicissitudini, un passato di errori da nascondere o riscattare, Viene spontaneo il paragone con un altro poliziotto “scomodo”, quel Rocco Schiavone di stanza su Rai2 che ha convinto il pubblico nonostante i suoi comportamenti anticonformisti,discutibili e spesso persino spregiudicati. Schiavone e Lojacono sono però distanti anni luce nonostante siano stati ambedue puniti per gravi mancanze.

Ma qualche piccola somiglianza l’abbiamo pure riscontrata: è accaduto quando Pisanelli (Gianfelice Imparato) uno degli uomini della squadra, si ritrova a parlare da solo con la consorte che non è in casa. Impossibile non rievocare Schiavone che immaginava di discutere con la moglie morta.

Gassmann è riuscito a imprimere al suo personaggio il crisma dell’autenticità ma all’inizio della puntata, è apparso poco coinvolgente, quasi freddo e distaccato. In questa fase anche la sceneggiatura non è stata all’altezza del racconto che scivolava via quasi in maniera scialba. 

Poi, ad un certo punto, la sterzata positiva verso una recitazione più corale che ha fatto la differenza ed ha salvato la storia televisiva basata sulla risoluzione di un caso di omicidio.

Una donna della Napoli bene viene uccisa. Lojacono e la sua squadra, per riscattare la pessima fama del commissariato a cui appartengono, devono a tutti i costi trovare il colpevole. Nel finale si è notata la debolezza della struttura narrativa: quasi come nel più scontato dei romanzi gialli, l’assassino è il maggiordomo.

Sufficiente, senza troppi entusiasmi, la recitazione di Carolina Crescentini e Tosca d’Aquino.

Ma, a parte la trama (la serie è ispirata ai romanzi di Maurizio de Giovanni) è l’ambiente in cui si svolgono le vicende, a fare la differenza. Innanzitutto le location sono quasi tutte importanti: dimore di lusso che evocano atmosfere da soap opera. E poi la città di Napoli rappresentata e fotografata in tutti i particolari e gli scorci caratteristici. La differenza de I bastardi di Pizzofalcone rispetto al altre serie è la gran quantità di esterni: il che significa un notevole dispendio economico. Ma anche un notevolissimo spot pubblicitario per la città partenopea sulla quale le telecamere si sono soffermate a lungo. Non a caso la serie ha avuto il contributo di vari enti locali.

Siamo ancora una volta in presenza di fiction nelle quali l’ambiente assurge al ruolo di co-protagonsita con un ruolo essenziale.E copre molte pecche altrimenti troppo evidenti.



One Reply to “I bastardi di Pizzofalcone la recensione”

Lascia un commento

Riempi tutti i campi per lasciare un tuo commento. Il tuo indirizzo non verrà pubblicato

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>
*