Trilussa: la recensione della fiction


Considerazioni sulla miniserie Trilussa, in onda su Rai1


Abbiamo visto la fiction “Trilussa, storia di amore e di poesia”. La vera grande interpretazione , nella miniserie in due puntate, in onda l’11 e il 12 marzo, è quella della città di Roma. Attrice perfetta e onnipresente, la città recita la sua parte dell’inizio alla fine con maestosità e commovente partecipazione.La Capitale, infatti, è grande protagonista della fiction. La Roma, vista nei suoi vicoli caratteristici fortunatamente ancora integri, tra stradine e trattorie, desta nel telespettatore italiano la sensazione malinconica di un mondo che, fortunatamente, sotto molti aspetti, solo in parte è perduto.

 Per quanto riguarda gli attori “umani”, Michele Placido nel ruolo di Trilussa e Monica Guerritore in quello della moglie Rosa Tomei,fanno la loro parte con consumata professionalità. Ma la sceneggiatura, purtroppo, risponde ai soliti tradizionali canoni della fiction oleografica ingabbiata negli immutabili schemi della prevedibilità. Anche se la vicenda ha i connotati della realtà storica all’80%, lievi invenzioni fanno capolino per rendere più appetibile la scansione degli eventi.

Michele Placido, pur non essendo romano, riesce a comunicare l’immagine e la personalità del poeta irriverente, non asservito al potere rappresentato, alla fine degli anni ’30 dal Papa e da Mussolini. Certo, ci si chiede perchè un personaggio romano per eccellenza sia stato interpretato da un attore non romano. Placido è pugliese. In quel ruolo sarebbe stato perfetto Gigi Proietti, espressione della più schietta romanità. Ma l’attore, dopo aver letto la prima sceneggiatura, non ha accettato.Successivamente la sceneggiatura è stata riscritta, ma Proietti oramai aveva altri impegni artistici.

Inizialmente Placido potrebbe apparire fuori dal personaggio. Man mano che la storia procede, invece, riesce a convincere di più. Anzi, nella parte del poeta donnaiolo, infedele e propenso agli alcolici, forse ci sta meglio proprio Placido. Proietti, nell’immaginario collettivo del pubblico della fiction, appare più “serio” e meno compromesso con i piaceri della vita che, invece, facevano gola a Trilussa, il cui vero nome era Carlo Alberto Salustri. Monica Guerritore è la moglie, Rosa Tomei, una donna che gli è rimasta accanto per quarant’anni dedicandogli tutta la sua esistenza senza mai chiedere nulla. Anzi, dopo la morte del poeta, è stata brutalmente cacciata dalla casa in cui abitavano insieme. La Guerritore riesce a dare intensità alla Tomei. Si avverte l’impegno dell’attrice che sente quasi di avere un debito di riconoscenza nei confronti della donna a cui dà il volto, come a ripagarla di essere stata dimenticata dalla storia.

La vicenda inzia nel 1937, quando Trilussa ha circa 66 anni, ma non smette di essere attratto dalle donne, soprattutto se giovani. Lo vediamo trasformarsi in pigmalione, riuscendo a far diventare grande diva del cinema una ragazzina di venti anni, Giselda, che chiedeva l’elemosina nei salotti mondani. Ma, nonostante il comportamento discutibile, il telespettatore avverte che il suo unico punto di riferimento è Rosa. La Guerritore, inoltre, ha avuto anche il coraggio di farsi invecchiare per rappresentare in maniera esaustiva la Tomei.

Infine: nel corso della storia televisiva ci sono molti momenti tristi che si mescolano con la commedia. Ne scaturisce un prodotto confezionato per il pubblico nazional popolare di Rai1. Nelle intenzioni dei responsabili di Raifiction, il fine è anche di divulgare la conoscenza di un grande personaggio scomodo al fascismo che si permetteva in pubblico di sbeffeggiare Mussolini.



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