Il Supplente su Rai 2 | la recensione


Il Supplente, la recensione. Osservazioni e riflessioni sulla prima puntata del factual di Rai 2 andata in onda il 13 giugno sulla seconda rete diretta ad Andrea Fabiano. Protagonisti odierni Roberto Saviano e Mara Maionchi.


L’obiettivo di analizzare il mondo della scuola attraverso la professionalità di un supplente sui generis, è stato solo parzialmente centrato.

Il nuovo factual andato in onda su Rai 2 mercoledì 13 giugno dal titolo “Il Supplente” ha evidenziato una realtà scolastica apparentemente positiva. I telespettatori hanno conosciuto gli studenti di una classe che, al posto del loro docente abituale, hanno visto entrare prima Roberto Saviano e successivamente Mara Maionchi.

Il pregio del nuovo programma è di mettere in evidenza la figura e l’importanza del docente. Tutto bene se non ci fossero state le telecamere a condizionare i ragazzi. In ogni caso quello che abbiamo visto dovrebbe essere il comportamento degli studenti di una normale classe di un istituto superiore. Significa che al centro della scuola deve esserci il confronto docente-studenti in un continuo scambio interlocutorio sia da parte del professore, sia da parte degli allievi.

La presenza delle telecamere è stata giustificata da un espediente televisivo. Ma i ragazzi mancavano di spontaneità. Si avvertiva uno schema precostruito, come accade nel più classico dei reality. Le immagini di studenti che commentavano tutto quanto accadeva in classe erano chiaramente mutuate da reality e talent. Se ne poteva fare a meno.

Il primo ad entrare in classe è stato Roberto Saviano. Per una volta l’immagine dello scrittore è apparsa più familiare. Ha saputo sottolineare l’importanza del dialogo con gli studenti anche se in alcuni momenti ha ricordato il Roberto Saviano presenzialista dagli Amici di Maria De Filippi.

La scuola proposta da “Il Supplente” è quella alla quale idealmente mirano studenti, professori e gente comune. Una scuola che insegna, in cui la violenza è bandita, dove tutto accade in un reciproco e dialettico confronto. L’ha dimostrato anche l’abitudine dei veri professori a chiamare gli studenti con il nome di battesimo.

La lezione di Saviano è apparsa credibile. Il suo discorso si è concentrato sui temi a lui cari dal punto di vista letterario con chiari riferimenti ai suoi libri.

Il Supplente ha dato probabilmente il meglio quando il personaggio dello spettacolo si è seduto tra i banchi ed ha dovuto rispondere a domande del vero professore nel frattempo rientrato in classe. Questa parte è stata affrontata con una ironia gradevole che ha ridimensionato la figura stessa del vip trasformato in allievo.

Le lezioni di inglese di Mara Maionchi sono state consone al personaggio del giudice di XFactor. I suoi interventi sono stati più da intrattenimento che da lezione vera e propria. La Maionchi ha puntato l’attenzione sul talento spronando i giovani a inseguire il proprio sogno se convinti di avere davvero delle capacità.

Tutto sommato si è trattato di un esperimento. E ben venga la sperimentazione nei mesi estivi. Probabilmente il programma sarebbe stato troppo pesante per una prima serata autunnale o primaverile. La scuola infatti è stata trattata in una maniera anche alquanto imprevedibile. E tutto abbiamo visto non accade in una classe normale nel corso di un anno normale.



One Reply to “Il Supplente su Rai 2 | la recensione”

  • Francesco Paloschi

    Con le sue rappresentazioni caricaturali di stampo littizzettiano o pivettiano, la televisione di questi anni ha dato alla scuola solo immagini svilenti e ridicole. Per chi crede alla scuola come un luogo nobile di cultura, cittadinanza, ideali, certe serie tv mettono i brividi. Per non parlare delle mostruosità di continuo amplificate dalle cronache giornalistiche, in base alle quali pare che la regola, tra i banchi, sia l’imperversare di bulli e violenti. Il programma “Il supplente”, per quel che si è visto finora, ha provato a mettere sullo schermo ciò che più o meno si vive ogni giorno in ogni scuola d’Italia: il confronto costruttivo di un’umanità normale, che convive e dialoga con toni civili. Certo in classe si può parlare anche di libertà e di sogni personali (del resto accade anche senza Saviano o la Maionchi), ma sarebbe un po’ poco, senza parlare anche di Dante o Galileo, di Michelangelo o di DNA. Tuttavia, per una sera in tv va bene anche così. Peccato per una caduta prevedibile nel finale: “Questa sì che è la buona scuola” esclama un ragazzo intervistato, con facile allusione sia alle miserie della politica sia alla fatica del suo personale impegno quotidiano: come se quella di tutti i giorni – senza il vip in cattedra – non potesse esserlo.

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