Il Commissario Montalbano 2018 | 12 febbraio 2018 | La giostra degli scambi in diretta


In diretta il primo dei due nuovi episodi della nuova stagione de Il Commissario Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti.


È andato in onda su Rai 1 il primo episodio della nuova stagione de Il Commissario Montalbano. L’integerrimo e scaltro poliziotto, interpretato da Luca Zingaretti, è stato protagonista di un nuovo caso nell’episodio “La giostra degli scambi”.

Prima dell’inizio della puntata ecco le parole del “papà” del Commissario: Andrea Camilleri. Lo scrittore dà qualche dritta sull’episodio di questa sera, spiegando come Montalbano si troverà davanti ad un caso molto complicato. Sempre indovinata l’idea di far calare lo spettatore nella storia attraverso chi l’ha creata.

Come Camilleri ha anticipato, gli equivoci vengono fuori fin da subito e, a quanto sembra, saranno il leit-motiv della puntata: mentre Montalbano prende il caffè, seda una rissa tra due uomini in spiaggia e i carabinieri pensano sia coinvolto. La domestica Adelina, invece, dà una padellata in testa ad un uomo che scambia per un ladro. Situazioni, queste, che per come sono recitate fanno suscitare nello spettatore anche una sincera risata.

La vicenda comincia a svilupparsi: Fazio spiega ad Augello e Montalbano della breve scomparsa di una donna. Il padre ha denunciato che un uomo l’ha narcotizzata per poi lasciarla fuori Vigata, non sottraendole però nulla nè facendole violenza. Lo stesso è accaduto ad un’altra: l’identikit del colpevole è sempre lo stesso. Un mistero che incuriosisce il commissario e sul quale comincia ad indagare con i suoi collaboratori.

Di Montalbano rivediamo già la sua dimensione abituale: la passione per il buon cibo che lo aiuta a concentrarsi, l’amore per il mare e la sua normalità quotidiana, anche nel linguaggio e nel rapporto a distanza con la storica compagna Livia con cui non mancano le discussioni.

Mentre sta per parlare in ufficio con l’uomo colpito dalla padellata, Montalbano è costretto a recarsi ad un negozio di antiquariato, devastato da un incendio doloso. Il proprietario, Marcello Di Carlo, che vive al piano di sopra, è sparito da tre giorni e nessuno sa che fine abbia fatto. Sembra che l’uomo sia un donnaiolo, abituato a girare il mondo data la sua ricchezza. Un collaboratore dà qualche altra informazione: ultimamente si era perdutamente innamorato e, soprattutto, l’uomo aveva rifiutato di pagare il pizzo alla mafia: si apre il sospetto della pista della malavita.

La guest star di puntata, Fabrizio Bentivoglio, veste i panni di un amico del negoziante scomparso: il suo personaggio è Giorgio Bonfiglio, un rappresentante di gioielli e dal piglio un po’borioso. L’attore parla in un marcatissimo siciliano che dimostra di aver studiato molto bene, a dispetto delle sue origini milanesi. Scopriamo che il negoziante scomparso, ha debiti con strozzini e banche: il mistero si infittisce.

La puntata prende pian piano quota. Una donna viene ritrovata nuda e piena di lividi: si sospetta che stavolta il rapitore seriale sia andato oltre, ma ben presto si scopre come questa abbia avuto una relazione con Di Carlo, l’uomo scomparso, cui aveva anche prestato dei soldi. Ecco che le due trame in parallelo si cominciano a mescolare, iniziando a complicare la faccenda che progressivamente si fa più intricata. 

Montalbano viene raggiunto da una telefonata dello zelante Catarella: in una casupola fuori Vigata viene trovato un cadavere avvolto in più strati di carta e cellophane. Si tratta di un uomo, sparato alla nuca e tutto lascia presagire ad un’esecuzione mafiosa: Montalbano e i suoi sospettano che il corpo sia dello scomparso Di Carlo, anche perché di lì a poco viene ritrovata bruciata la sua auto. L’intuizione si rivela giusta.

Nota a margine della trama: il personaggio del burbero e goloso medico legale Pasquano per ora non viene fatto morire, anche se il suo interprete, Marcello Perracchio, è scomparso lo scorso luglio. Viene citato e la sceneggiatura, in un passaggio, ci fa capire che è momentaneamente impegnato. A prendere le sue veci è Jacomuzzi (Giovanni Guardiano), tornato dagli Usa.

Ben presto si scopre però che anche la donna di cui era innamorato Di Carlo, Silvana, è stata probabilmente uccisa e che i due sono stati freddati a casa. La donna era la fidanzata di Bonfiglio e a questo punto i sospetti si concentrano su di lui, anche per una serie di bugie raccontate agli inquirenti che sembrano portare dritti dritti nella sua direzione, vista la rabbia per aver scoperto il tradimento di amico e compagna.

Bonfiglio ammette di aver pensato di sorprenderli sul fatto e di voler mostrar loro una tanica di benzina e un accendino, ma solo per farli spaventare: un proposito, però, abbandonato prima della sua realizzazione. Montalbano però non è convinto delle sue parole e scoprela scena del crimine che fa aggravare la posizione del rappresentante di gioielli, anche per il ritrovamento di una lettera a lui indirizzata sotto il letto e per il fatto che di quell’abitazione lui avesse le chiavi. Intanto, in una discarica viene trovato anche il cadavere di Silvana. 

Il commissario prova a ricostruire scena dell’omicidio e lo spettatore, in una lunga sequenza intervallata con delle inquadrature su Montalbano intento a pensare, ha la possibilità di vedere cosa immagina: l’omicida non si vede molto bene, ma assomiglia nella fisionomia all’uomo della padellata, interpretato dall’attore Sebastiano Lo Monaco. Non a caso lo avevamo lasciato mentre doveva riferire qualcosa a Montalbano. Sarà lui? E se sì, perchè?

Bonfiglio scopre di aver conosciuto la sua donna, che poi l’ha tradito, dal suo commercialista, Virduzzo (il personaggio interpretato da Lo Monaco): dalle parole dello stesso personaggio interpretato da Bentivoglio scopriamo che l’uomo l’aveva accolta in casa sua sin da piccola come una figlia e che era molto geloso dei suoi rapporti con altri uomini. A questo punto sembrano non esserci più dubbi: devastato dalla gelosia, il commercialista l’ha massacrata insieme all’amante.

Montalbano però sembra aver imboccato una strada sbagliata e il suo proverbiale intuito pare essersi addormentato: effettivamente gli eventi sono ingarbugliati e la scrittura dell’intreccio mira proprio a rendere difficile il lavoro del commissario. Lo spettatore più attento, avendo vissuto la vicenda dall’esterno, può essere più facilitato a trovare la soluzione al complicato caso.

Le testimonianze della cameriera di Virduzzo iniziano a far schiarire le idee di Montalbano che capisce la psicologia del commercialista e la sua ossessione per Silvana. Bonfiglio rivela al poliziotto che si sfogò al telefono con lo stesso Virduzzo per aver scoperto il tradimento della sua donna con Di Carlo e si dice pentito per questo, perché immagina che la telefonata abbia innescato la furia omicida di Virduzzo contro la coppia di amanti.

Convocato in commissariato, scopriamo come la posizione di Virduzzo è contrastante con quella del rappresentante di gioielli: l’uomo afferma che era infastidito dalla relazione di Silvana con Bonfiglio e si dice felice della nascita della relazione con Di Carlo.

Sulla scorta delle parole di Bonfiglio, Montalbano finalmente capisce tutto: Virduzzo ha creato una “operazione colossale di depistaggio” che comprendeva anche le sparizioni lampo di alcune donne, per far ricadere le colpe sull’amico e uccidere Silvana perché roso dalla gelosia. Messo alle strette da Montalbano che riesce a farlo cadere in contraddizione, l’uomo perde la testa e pistola in pugno minaccia di uccidere anche il commissario: fortunatamente i suoi propositi vengono sventati dall’intervento degli altri agenti.

I nostri sospetti trovano così conferma: si è rivelata sbagliata la scelta di ricostruire, con una lunga scena , l’omicidio dei due amanti. Il profilo dell’assassino si è notato immediatamente e questo ha di fatto dato la possibilità allo spettatore di capire come fossero andate le cose. Bastava semplicemente non inquadrarlo a figura intera e la suspense sarebbe stata garantita fino all’ultimo.

La trama si è rivelata effettivamente ben intricata, con lo “scioglimento della matassa” solo nel finale, stavolta solo relativamente dovuto al fiuto investigativo del commissario. Di certo non uno dei migliori episodi della lunga saga, pur avendo un intreccio interessante.

Il personaggio del protagonista non è cambiato: un po’ burbero, dai modi sbrigativi, amante della solitudine per riflettere e cercare di arrivare alla verità. Non un eroe, anzi un uomo comune a tanti con le sue abitudini, pregi e difetti. La forza di Montalbano è da anni questa sua umanità ed è bene che non cambi, proprio come la sua vecchia Fiat Tipo a cui non rinuncia mai.

Prossima ed ultima puntata de Il Commissario Montalbano lunedì 19 febbraio, alle 21.25, su Rai 1. 



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